Welfare, la Regione cambia il metodo: più regia comune tra sanità e Comuni in Friuli Venezia Giulia
A Udine presentato il nuovo assetto per i servizi sociali: attenzione a anziani, ragazzi, disabilità e criteri più uniformi tra i territori.
Un sistema più coordinato, con regole condivise tra Comuni, sanità e Regione, è la direzione indicata a Udine per il futuro dei servizi sociali in Friuli Venezia Giulia. Il punto centrale è ridurre gli squilibri tra aree diverse e costruire una presa in carico più coerente, soprattutto quando i bisogni delle persone si collocano tra assistenza sociale e sanitaria.
Le linee di indirizzo sono state presentate il 6 agosto 2026 durante la Conferenza regionale dei Servizi sociali dei Comuni, convocata nella sede della Regione. Al centro del confronto, la necessità di aggiornare un impianto organizzativo ritenuto non più sufficiente rispetto all’evoluzione della domanda sociale nei territori friulani e del resto della regione.
Tra i fronti considerati più urgenti figurano l’età anziana, l’adolescenza, la disabilità e più in generale tutti quei casi in cui un intervento tempestivo sul versante sociale può evitare un aggravarsi delle situazioni e un successivo carico sul sistema sanitario.
Le risorse crescono, ma la sfida è distribuirle meglio
Nel corso dell’incontro è stato fatto anche il punto sui fondi destinati all’autonomia possibile. Le risorse regionali, secondo i dati illustrati, sono salite da 35,85 milioni di euro del 2023 a 53,35 milioni nel 2026. La dotazione complessiva del Fondo è passata invece da 52,5 a 70,8 milioni, segnando un aumento significativo.
Il riequilibrio previsto tra il 2026 e il 2029 ha un obiettivo preciso: rendere meno marcate le differenze tra i territori nella disponibilità economica e nella risposta ai bisogni. È un passaggio che interessa da vicino anche le amministrazioni locali, chiamate a muoversi dentro criteri più omogenei.
Per quanto riguarda il Fondo sociale per la disabilità, nato nel 2024, lo stanziamento è stato portato da 8,5 milioni a 16,5 milioni nel 2025, cifra mantenuta anche per il 2026. La Regione intende inoltre precisare sul piano normativo che la quota sociale resta in capo ai Comuni, mentre il livello regionale interviene con funzione di sostegno e cofinanziamento.
Una nuova architettura per collegare sociale e sanitario
Il riassetto annunciato riguarda prima di tutto la governance. A livello regionale, l’attuale cabina di regia dovrebbe lasciare spazio a un tavolo tecnico di coordinamento che metta insieme Regione, responsabili dei Servizi sociali dei Comuni e aziende sanitarie. Sul territorio, invece, il modello prevede cabine di regia aziendali, con possibili articolazioni di area vasta e una composizione politica, tecnico-strategica e operativa.
Il traguardo è arrivare a un Accordo quadro capace di tenere insieme integrazione istituzionale e gestione concreta dei servizi nei comparti più delicati: non autosufficienza, disabilità, salute mentale, dipendenze e tutela dei minori. In questo schema, la Conferenza regionale dei Servizi sociali dei Comuni viene indicata come il luogo principale per il confronto politico e istituzionale.
Ad aprire i lavori è stato l’assessore regionale alla Salute, Politiche sociali e Disabilità Riccardo Riccardi, che ha richiamato la necessità di una responsabilità condivisa tra i diversi livelli coinvolti. L’impostazione illustrata, nelle intenzioni della Regione, dovrà servire come base per definire i passaggi successivi insieme ai territori.
Modelli più uniformi e dati confrontabili
Tra gli elementi che hanno orientato la revisione c’è anche il referto della Corte dei conti sul monitoraggio della spesa sociale dei Comuni nel triennio 2022-2024. Da quella verifica è emersa l’esigenza di rafforzare la programmazione regionale, armonizzare l’organizzazione degli Ambiti territoriali sociali e rendere più leggibili i dati di spesa.
In quest’ottica rientrano sia l’aggiornamento della legge regionale 6/2006 sia l’introduzione di strumenti di coordinamento strategico con cadenza annuale. L’idea è collegare in modo più stretto la pianificazione sociale con quella sanitaria, mettendo in relazione Punti unici di accesso, Case della comunità, Centrali operative territoriali, équipe integrate e cure domiciliari.
Tra i progetti annunciati compare anche il Bilancio degli Ambiti territoriali sociali, pensato per uniformare e confrontare entrate, uscite e costi dei servizi. Il rilascio in ambiente di produzione è previsto per settembre 2026, mentre entro dicembre dovrà essere redatto il primo bilancio consuntivo degli Ambiti riferito al 2025.
Per il Friuli e per l’intero sistema regionale, la partita ora si gioca sulla capacità di trasformare questi indirizzi in procedure stabili e praticabili. Il confronto aperto a Udine segna l’avvio di una fase in cui organizzazione, risorse e raccordo tra enti dovranno tradursi in risposte più leggibili per cittadini e famiglie.