Fine vita, il caso Veneto entra nel dibattito in Fvg: Pellegrino chiede una discussione in Consiglio

Dopo il voto di Venezia, la consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra sollecita anche il Friuli Venezia Giulia a definire tempi e regole sul tema.

03 settembre 2026 07:38
Fine vita, il caso Veneto entra nel dibattito in Fvg: Pellegrino chiede una discussione in Consiglio -
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Il passaggio approvato in Veneto riporta al centro della discussione politica anche il Friuli Venezia Giulia. A Trieste, infatti, la decisione assunta dal Consiglio regionale veneto viene letta come un precedente destinato a pesare pure nel confronto locale sul fine vita.

A intervenire è Serena Pellegrino, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, che indica nel voto di Venezia un segnale politico rilevante e invita l'assemblea del Fvg ad affrontare apertamente una materia che, a suo giudizio, non può più essere rinviata.

Un precedente che riapre il confronto regionale

Il riferimento è alla seduta di Palazzo Ferro Fini in cui il provvedimento è passato con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astensioni. Per Pellegrino, il dato politico assume un peso particolare perché arriva da una Regione amministrata dal centrodestra, la prima a mettere nero su bianco procedure e tempi per l'accesso al suicidio medicalmente assistito.

Nella lettura della consigliera, la scelta compiuta in Veneto mostra che su questioni legate a patologie irreversibili e sofferenze giudicate insopportabili il confronto istituzionale può uscire dallo scontro ideologico e concentrarsi sugli aspetti concreti che riguardano i cittadini.

Perché il tema riguarda da vicino anche il Friuli Venezia Giulia

Il punto politico, per Prima Friuli, sta soprattutto qui: il voto veneto diventa un termine di paragone per la Regione Fvg. Pellegrino sostiene infatti che a Trieste manchi ancora un'assunzione di responsabilità da parte della maggioranza regionale, mentre altre amministrazioni hanno già deciso di misurarsi con il tema.

Secondo la consigliera, l'esigenza di garantire dignità e tempi certi a chi si trova in condizioni terminali non dovrebbe restare bloccata dalle appartenenze di partito. Per questo indica l'esempio del Veneto come una traccia utile anche per il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.

Il nodo delle procedure e delle garanzie

Nella sua valutazione, uno degli elementi centrali del provvedimento approvato a Venezia è il tentativo di dare un assetto amministrativo più chiaro a quanto già delineato dalla Corte costituzionale. Il richiamo non è soltanto politico, ma anche pratico: definire passaggi, tempi e modalità significa rendere meno incerto il percorso per le persone coinvolte.

Pellegrino sottolinea inoltre che la mediazione raggiunta in Veneto tiene insieme due aspetti considerati essenziali nel dibattito: il ruolo delle cure palliative e la tutela della libertà di coscienza del personale sanitario. Un equilibrio che, nella sua interpretazione, ha consentito di costruire un punto di incontro su una questione da anni molto divisiva.

Il quadro oltre i confini regionali

Nel suo intervento, la consigliera allarga poi lo sguardo al piano nazionale, osservando che il Parlamento e il Governo non hanno ancora colmato il vuoto normativo. In questo scenario, aggiunge, alcune Regioni si stanno muovendo per dare risposte operative ai cittadini.

Oltre al Veneto, Pellegrino richiama anche Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna tra i territori che hanno già affrontato il tema. E cita il sostegno espresso dal presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, come un ulteriore elemento che rende più evidente il ritardo delle assemblee che non hanno ancora aperto un confronto concreto.

Da qui la sollecitazione rivolta al Friuli Venezia Giulia: avviare una discussione politica e amministrativa che metta al centro regole trasparenti e tempi definiti. È su questo terreno, secondo Pellegrino, che anche la Regione Fvg sarà chiamata prima o poi a misurarsi.

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