Valli del Natisone, il progetto Pulfar diventa un documentario di tesi e riporta il dibattito sul Craguenza

Una laurea allo IUAV di Venezia rimette al centro il confronto sull’eolico nelle Valli del Natisone attraverso immagini, interviste e lavoro sul territorio.

01 settembre 2026 11:47
Valli del Natisone, il progetto Pulfar diventa un documentario di tesi e riporta il dibattito sul Craguenza -
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Il confronto sul futuro del Monte Craguenza torna a farsi sentire anche fuori dai confini delle Valli del Natisone. A riportarlo al centro è una tesi di laurea che ha scelto di misurarsi con uno dei temi più delicati per l’area: il progetto eolico Pulfar e il rapporto, tutt’altro che semplice, tra produzione di energia e salvaguardia del paesaggio locale.

L’autrice è Giulia Biasutto, laureata in Arti Multimediali all’Università IUAV di Venezia con il voto di 110. Il suo elaborato finale è stato sviluppato anche in forma di documentario, costruito a partire da sopralluoghi, raccolta di testimonianze e attenzione ai diversi livelli della vicenda che riguarda il crinale del Monte Craguenza, in provincia di Udine.

Nel territorio coinvolto, il nome Pulfar richiama un progetto che negli anni ha diviso opinioni e sensibilità diverse. L’intervento proposto dalla società Ponente Green Power prevedeva infatti quattro aerogeneratori di circa 200 metri, interessando i comuni di Pulfero, Torreano, Cividale del Friuli, Moimacco e San Pietro al Natisone.

Una tesi IUAV racconta il caso Pulfar nelle Valli del Natisone tra eolico e territorio

Un lavoro audiovisivo nato attorno a una vicenda locale

Il progetto universitario è stato seguito dal docente e videomaker Daniele Zoico. Nel documentario, però, il punto non è soltanto descrivere l’impianto ipotizzato, ma leggere ciò che quel piano rappresenta per una zona considerata sensibile sotto il profilo ambientale, storico e identitario.

La narrazione si muove tra paesaggio, memoria delle comunità, aspetti naturalistici e caratteristiche geologiche. In questo modo il Monte Craguenza non viene trattato come semplice sfondo, ma come luogo concreto in cui si concentrano domande più ampie sulla trasformazione dei territori fragili.

Le voci raccolte nel documentario

La tesi mette insieme quattro contributi differenti, scelti per offrire letture diverse dello stesso caso. Nel lavoro compaiono l’attivista Aran Cosentino, la biologa e ricercatrice Michela Corsini, il geologo Luigi Perricone e Monica Adami, insegnante e componente del comitato impegnato nella tutela dell’area.

Il risultato è un racconto corale che prova a tenere assieme competenze scientifiche, esperienza diretta e dimensione civica. Ne emerge una vicenda che, nelle Valli del Natisone, non riguarda solo un’infrastruttura energetica, ma anche il modo in cui una comunità interpreta il proprio territorio.

Perché il caso Pulfar continua a pesare nelle Valli

Il tema resta sensibile perché tocca un equilibrio complesso. Da una parte ci sono le esigenze legate alla transizione energetica, dall’altra le preoccupazioni per l’impatto su un contesto ritenuto delicato dal punto di vista paesaggistico e naturalistico. È su questa linea di tensione che il lavoro di Biasutto si inserisce.

Nel suo progetto, la vicenda del Craguenza diventa così anche una riflessione più ampia sul rapporto tra rinnovabili e aree di pregio. L’uso del linguaggio audiovisivo serve proprio a restituire questo intreccio, affidando alle immagini e alle testimonianze il compito di mostrare ciò che nei dibattiti pubblici spesso resta astratto.

Dalla laurea a un primo passo nel documentario

Per la giovane autrice, il lavoro rappresenta il punto d’incontro tra il percorso accademico e un primo ingresso nel campo dell’audiovisivo. La scelta di affrontare un caso che tocca da vicino il Friuli orientale dà alla tesi una dimensione che va oltre l’esercizio universitario e la collega a una discussione concreta, sentita anche a livello locale.

Una tesi IUAV racconta il caso Pulfar nelle Valli del Natisone tra eolico e territorio

Più che limitarsi a ricostruire una controversia, il documentario prova a osservare come un territorio venga raccontato, difeso e interpretato da chi lo conosce. Ed è proprio questo sguardo, rivolto alle Valli del Natisone e al Monte Craguenza, a riportare attenzione su una questione che per il Friuli resta ancora aperta.

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