Fabbriche civili e difesa, Pellegrino frena: «Il Friuli non passi dalla crisi all’industria delle armi»
La consigliera regionale di Avs interviene dopo la mobilitazione di Pordenone e respinge l’ipotesi di convertire siti produttivi del Fvg verso il comparto bellico.
Nel dibattito sul futuro dell’industria friulana entra con nettezza la posizione di Serena Pellegrino. La consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra contesta l’idea che le difficoltà del manifatturiero possano tradursi in una svolta verso produzioni legate agli armamenti, tema riemerso dopo il presidio promosso a Pordenone.
Il punto politico sollevato riguarda l’intero Friuli Venezia Giulia, dove da mesi pesano incertezze occupazionali, annunci di esuberi e interrogativi sulla tenuta di più stabilimenti. Per Pellegrino, proprio questa fase imporrebbe una strategia industriale capace di tutelare lavoro e vocazione produttiva dei siti, senza cambiare direzione verso il settore militare.
Pordenone al centro del confronto
La presa di posizione arriva all’indomani della manifestazione organizzata nel capoluogo della Destra Tagliamento contro l’ipotesi di spostare parti dell’industria civile su una filiera bellica. Un passaggio che, secondo la consigliera, non può essere presentato come una risposta naturale alla crisi.
Nel ragionamento di Pellegrino pesa anche il profilo pubblico del territorio pordenonese. L’idea che una città proiettata sul versante culturale possa allo stesso tempo essere associata a una riconversione in chiave armiera viene indicata come una contraddizione evidente.
Il caso Electrolux e il modello produttivo
Tra gli esempi richiamati c’è quello di Electrolux. Pellegrino considera preoccupante la prospettiva che impianti nati per il comparto civile, in particolare quello degli elettrodomestici, possano finire dentro un sistema industriale collegato alla produzione di armi.
La consigliera sostiene che la crisi non vada affrontata trattandola come un’occasione per ridefinire la missione delle fabbriche. Al contrario, la priorità indicata è difendere i posti di lavoro e dare continuità alle attività produttive senza snaturarne la funzione originaria.
Il richiamo ai principi costituzionali
Nell’intervento trova spazio anche un riferimento all’articolo 11 della Costituzione. Per Pellegrino, una scelta orientata alla crescita delle produzioni belliche si porrebbe in contrasto con quel quadro di valori e con una visione del territorio che non può essere appiattita sulle logiche della guerra.
Il ragionamento si allarga poi alla presenza militare già esistente in regione. La consigliera cita realtà come Leonardo e la base di Aviano, osservando che il Friuli Venezia Giulia convive già con assetti strategici della difesa e con le preoccupazioni legate anche al tema delle testate nucleari.
Da qui la richiesta di fermare ogni ulteriore spinta verso conversioni produttive di questo tipo. Nella sua lettura, le tensioni internazionali non possono trovare una risposta nell’aumento delle armi, perché dietro ogni scelta industriale in quel campo restano le conseguenze concrete sulle persone e sulle vite umane.