Leonor Fini, Trieste le dedica una serata tra libro, essenze d’autore e immagini rare al Magazzino 26
Il 4 settembre alla Sala Luttazzi un appuntamento dentro la mostra sull’arte triestina al femminile: catalogo, due profumi in tiratura limitata e video.
Trieste torna a rileggere una delle sue figure artistiche più affascinanti del Novecento con un appuntamento che unisce editoria, memoria e suggestioni sensoriali. Venerdì 4 settembre 2026, alla Sala Luttazzi del Magazzino 26 in Porto Vecchio, il percorso dedicato a Leonor Fini si concentrerà su materiali di ricerca, immagini e due fragranze create per evocare il suo universo personale.
L’iniziativa è inserita nel calendario della mostra sull’arte triestina al femminile del secolo scorso e prenderà il via alle 18.30. Al centro della serata ci sarà la presentazione del catalogo “Leonor Fini. Memorie triestine”, seguita da una parte più originale costruita attorno ai profumi ispirati all’artista e alla proiezione di due video, uno dei quali inedito.
Un focus su Fini dentro la mostra del Magazzino 26
L’appuntamento rientra nella rassegna ospitata al Magazzino 26 e dedicata a cinque protagoniste legate a Trieste e al panorama europeo: Leonor Fini, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni e Miela Reina. La serata del 4 settembre sceglie però di stringere l’inquadratura su Fini, artista di madre triestina e formazione cittadina, mettendone in luce biografia, immaginario e tracce meno note.
Per il pubblico è prevista anche una visita guidata con la curatrice, con biglietto di 5 euro, seguita da un brindisi offerto dall’Azienda Benjamin Zidarich. Un’occasione che aggiunge un momento di incontro diretto con il percorso espositivo in uno degli spazi culturali oggi più frequentati dell’area di Porto Vecchio.
Il catalogo e i materiali emersi dalle ricerche
Il volume presentato durante l’incontro è stato pubblicato dall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi. “Leonor Fini. Memorie triestine” raccoglie contributi di Diego Marani, direttore dell’istituto, scrittore e glottoteta, e di Marianna Accerboni, ideatrice e curatrice della mostra e delle iniziative collegate.
Nel libro confluiscono anche notizie e immagini inedite emerse nel corso delle ricerche condotte da Accerboni. È questo uno degli aspetti più rilevanti dell’appuntamento triestino: non solo una presentazione editoriale, ma un passaggio di approfondimento su una personalità che continua a suscitare interesse ben oltre i confini locali.
Due profumi per raccontare due volti dell’artista
Dopo il catalogo, la serata si sposterà su un terreno meno consueto ma coerente con la figura di Fini. Verranno infatti raccontate due fragranze in edizione limitata pensate da Accerboni per restituire la complessità dell’artista. I loro nomi sono “Lolò”, soprannome giovanile usato a Trieste, e “Kot”, parola polacca che significa gatto e legata a Costantin Jelenski, presenza decisiva nella sua vita insieme a Stanislao Lepri.
“Lolò” viene presentato come un’eau de parfum intensa, con richiami mitteleuropei nelle note di testa, tra cui cumino e cannella, un cuore in cui compare lo zenzero e un fondo d’ambra. “Kot”, invece, si orienta verso una dimensione più sottile e androgina, evocata anche attraverso note come fico e tuberosa.
Entrambe le composizioni sono realizzate con estratti naturali provenienti da coltivazioni biologiche e biodinamiche. La scelta riguarda gli oli essenziali e anche l’alcol ottenuto dalla canna da zucchero utilizzato per i due profumi.
Il legame di Leonor Fini con il mondo delle fragranze
Il riferimento ai profumi non è un elemento ornamentale. Fini ebbe infatti un rapporto autentico con questo linguaggio: amava le essenze e nel 1936 firmò il disegno del flacone di Shocking per Elsa Schiaparelli, una bottiglia diventata celebre per la sua forma ispirata a un busto da sartoria e alle linee di Mae West.
Quell’oggetto è rimasto nel tempo una piccola icona, ricercata anche nel collezionismo vintage. Inserire le fragranze nel programma triestino significa dunque richiamare una componente reale del suo immaginario creativo, non un semplice omaggio esterno.
Video, orari della mostra e appuntamenti del weekend
A chiudere l’incontro del 4 settembre saranno due video dedicati all’artista: uno inedito ambientato a Parigi e un secondo realizzato nella casa di Saint-Dyé-sur-Loire, a sud della capitale francese. Un finale visivo che completa il ritratto costruito tra parole, documenti e suggestioni olfattive.
La mostra “L’arte triestina al femminile nel ‘900 d’avanguardia italiano ed europeo” resta aperta dal 24 luglio al 27 settembre 2026. È visitabile il giovedì dalle 16 alle 20, mentre venerdì, sabato, domenica e nei festivi l’orario va dalle 11 alle 20. Il biglietto d’ingresso costa 5 euro, stessa cifra richiesta per la visita guidata prevista al termine dell’incontro.
Il programma proseguirà anche nel fine settimana con due ulteriori visite guidate fissate per sabato 5 e domenica 6 settembre alle 18, entrambe seguite da una degustazione di vini offerta ancora dall’Azienda Benjamin Zidarich. Per Trieste, è un altro tassello di una stagione che continua a valorizzare il proprio patrimonio artistico femminile e il ruolo internazionale avuto dalla città nel Novecento culturale.