Caccia, dal Friuli Venezia Giulia si riapre lo scontro sul ddl 1552: Pellegrino chiede lo stop

La vicepresidente della Commissione Ambiente del Consiglio regionale critica il testo in Senato: nel mirino tutele ridotte, specie cacciabili e aree sensibili.

19 giugno 2026 01:53
Caccia, dal Friuli Venezia Giulia si riapre lo scontro sul ddl 1552: Pellegrino chiede lo stop -
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Il passaggio del ddl 1552 in Senato riporta al centro del dibattito anche in Friuli Venezia Giulia il tema della tutela della fauna e dei limiti all’attività venatoria. A intervenire è Serena Pellegrino, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra e vicepresidente della Commissione Ambiente, che boccia l’impianto del provvedimento e ne chiede l’arresto in Parlamento.

La posizione espressa da Trieste si inserisce in una discussione che tocca da vicino anche il territorio friulano, dove il rapporto tra salvaguardia degli ecosistemi, gestione della fauna e uso delle aree naturali resta da anni materia di confronto politico e tecnico. Per Pellegrino, però, il testo ora all’esame del Senato andrebbe ben oltre una correzione della normativa esistente.

Perché il testo viene contestato

Secondo la consigliera regionale, il disegno di legge a prima firma del senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan modificherebbe in modo profondo la legge 157 del 1992, che rappresenta il riferimento nazionale per la protezione della fauna selvatica e per la disciplina del prelievo venatorio.

Nella sua lettura, i punti più problematici sono tre: un numero maggiore di specie che potrebbero essere cacciate, finestre temporali più ampie per l’attività venatoria e un alleggerimento delle protezioni oggi previste in contesti particolarmente delicati.

Pellegrino definisce questa impostazione una deregolamentazione che, a suo giudizio, finirebbe per indebolire il sistema di garanzie costruito negli anni sul fronte ambientale. Il riferimento è anche agli obblighi europei sulla biodiversità, che per la vicepresidente della Commissione Ambiente restano un vincolo centrale.

Aree protette, costa e rilievi sulla sicurezza

Tra gli aspetti ritenuti più sensibili c’è il possibile impatto su aree protette e demanio costiero. Sono due ambiti che, secondo l’esponente di Avs, richiedono invece un livello di attenzione elevato proprio per la fragilità degli habitat e per la presenza di specie da preservare.

Alla critica ambientale si aggiunge quella legata alla sicurezza pubblica. Pellegrino sostiene che il provvedimento non affronti adeguatamente questo profilo e richiama anche possibili dubbi di legittimità costituzionale, ribadendo che il patrimonio naturale non può essere trattato con una logica di semplice sfruttamento.

Un altro elemento della contestazione riguarda il rapporto tra politica e valutazione scientifica. La consigliera respinge l’idea che i cacciatori possano essere assunti come bioregolatori e ritiene che così si finisca per ridimensionare il ruolo tecnico dell’Ispra.

Il richiamo alle norme europee e l’appello al Senato

Nella nota diffusa dopo l’approdo del ddl in Aula, Pellegrino richiama la direttiva Uccelli 2009/147/CE e la direttiva Habitat 92/43/CEE come riferimenti fondamentali per la difesa della biodiversità. A suo avviso, il testo si muoverebbe in una direzione opposta rispetto a quel quadro normativo.

Il giudizio politico resta netto. La consigliera parla di una scelta che favorirebbe le posizioni più radicali del fronte venatorio e agricolo, mettendo in secondo piano sia i pareri scientifici sia l’impianto delle tutele europee.

Da qui la richiesta rivolta al Parlamento di fermare il disegno di legge durante l’esame al Senato. Pellegrino collega il suo appello alle preoccupazioni manifestate, ricorda, da oltre 400mila cittadini, da associazioni ambientaliste e da organismi europei. La linea ribadita dal Friuli Venezia Giulia è che la difesa degli ecosistemi non possa essere arretrata con una revisione normativa di questo tipo.

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