Magnano in Riviera riscopre Afro: al Castello di Prampero una mostra tra arte, memoria e Friuli
Presentata l’esposizione dedicata ad Afro Basaldella: al centro il suo atelier nel castello e il legame con il 1976, anno della morte e del terremoto.
Non è soltanto una mostra celebrativa, ma un progetto che riannoda una pagina importante della cultura friulana con una ferita ancora viva nella memoria del territorio. A Magnano in Riviera il Castello di Prampero ospita “Afro al Castello di Prampero. L’Atelier del Silenzio 1976-2026”, esposizione presentata nel pomeriggio del 12 giugno 2026.
L’iniziativa nasce attorno a due ricorrenze che si incontrano nello stesso anno simbolo, il 1976: la scomparsa di Afro Basaldella e il terremoto che segnò il Friuli, danneggiando anche il castello. Da qui prende forma un percorso che unisce storia dell’arte e memoria civile, con uno sguardo molto legato al contesto locale.
Alla preview è intervenuto anche il vicepresidente della Regione con delega alla Cultura, Mario Anzil, che ha sottolineato il valore dell’omaggio a uno dei maggiori artisti friulani del Novecento e l’importanza di restituire al territorio un frammento della sua vicenda culturale.
Un castello che diventa parte del racconto
L’elemento più caratterizzante dell’allestimento è la ricostruzione dell’atelier di Afro. Non si tratta quindi di esporre semplicemente un nome illustre, ma di riportare il pubblico dentro il luogo creativo in cui l’artista lavorò e maturò una parte significativa della sua ricerca.
Nel progetto il Castello di Prampero non ha un ruolo neutro. Diventa invece un tassello essenziale della narrazione, perché proprio qui Afro trovò un ambiente fatto di quiete, paesaggio e concentrazione, in stretto rapporto con la sua produzione artistica e con il Friuli.
Il 1976 tra perdita personale e trauma collettivo
La scelta del titolo mette in evidenza un doppio filo temporale. Da una parte c’è l’anno della morte di Afro Basaldella, dall’altra quello del sisma che colpì il Friuli e lasciò segni anche su questo luogo. La mostra prova a tenere insieme questi due piani senza separarli.
Il risultato è una lettura che va oltre la semplice ricorrenza. L’esposizione propone infatti una riflessione su come la storia di un artista possa incrociare quella di una comunità, soprattutto in un territorio dove il 1976 continua ad avere un peso profondo nella coscienza collettiva.
Il lavoro di squadra dietro l’esposizione
Durante la presentazione è stato ricordato il contributo dei soggetti che hanno reso possibile l’iniziativa: il Comune di Magnano in Riviera, la Fondazione Syncretika, la curatrice Annalisa Boreatti, la famiglia di Prampero e i collaboratori coinvolti nel progetto.
Anzil ha evidenziato anche un aspetto di metodo: realtà territoriali di dimensioni contenute possono costruire appuntamenti culturali di profilo internazionale quando esistono una direzione chiara e una rete solida di collaborazioni. La Regione, ha spiegato, ha sostenuto il percorso fin dall’avvio, riconoscendo in Afro un patrimonio che appartiene a tutto il Friuli Venezia Giulia.
Un artista friulano con respiro internazionale
Nella preview è stato richiamato anche il profilo di Afro Basaldella nel panorama del Novecento, dove occupa un posto di primo piano. Ma a Magnano in Riviera l’attenzione si concentra soprattutto sul legame tra la sua traiettoria internazionale e le radici friulane, che restano centrali nella lettura dell’esposizione.
È questo il punto che rende la mostra particolarmente significativa per il pubblico locale: il castello non viene presentato come semplice cornice, ma come chiave per comprendere meglio una fase della vita e del lavoro dell’artista. In questo modo Magnano in Riviera si ritaglia uno spazio preciso nel racconto di Afro.
L’esposizione, curata da Annalisa Boreatti con la collaborazione della Fondazione Syncretika, della famiglia di Prampero e dell’amministrazione comunale, si presenta così come un appuntamento che parla insieme di arte, identità friulana e memoria storica, restituendo al castello un ruolo vivo nel presente culturale del territorio.