Villa Manin, studenti e istituzioni rileggono Campoformido: memoria storica e identità friulana al centro
A Passariano l’incontro con le classi della scuola di Codroipo per riflettere sul trattato del 1797, tra radici locali, lingua e dialogo tra culture.
Non una semplice ricorrenza, ma un momento di confronto pubblico sul valore della memoria storica per il Friuli di oggi. A Villa Manin di Passariano, nel territorio di Codroipo, la commemorazione del Trattato di Campoformido ha riunito studenti, istituzioni e realtà culturali del territorio attorno a un tema che resta attuale: capire il passato per leggere con maggiore consapevolezza il presente.
All’appuntamento è intervenuto il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Mauro Bordin, che ha richiamato il legame tra conoscenza storica, senso di appartenenza e capacità di costruire rapporti fondati sul rispetto reciproco. Il riferimento è alla data del 17 ottobre 1797, snodo cruciale nella storia di questo territorio e dell’intera area veneta e friulana.
Il lavoro delle classi di Codroipo a Passariano
Protagonisti della giornata sono stati gli alunni di due classi prime e di una seconda della scuola secondaria di primo grado “G. Bianchi” di Codroipo. I ragazzi hanno preso parte a un percorso didattico che li ha portati a ripercorrere vicende e assetti istituzionali della Serenissima, trasformando la commemorazione in un’esperienza concreta e partecipata.
L’iniziativa, intitolata “Serenissima Euroregione”, è stata curata dal professor Alberto Travain insieme ad altri docenti. Il progetto ha proposto una rievocazione attraverso un Maggior Consiglio studentesco, scelta che ha dato alla celebrazione un taglio educativo ben riconoscibile e fortemente legato al territorio.
Alla cerimonia hanno partecipato anche l’amministrazione comunale di Codroipo e il presidente dell’Arlef, Eros Cisilino, in un contesto che ha messo in dialogo scuola, istituzioni e identità locale.
Il richiamo di Bordin tra storia e presente
Nel suo intervento, Bordin ha sottolineato come occasioni di questo tipo aiutino i più giovani non solo a studiare eventi lontani nel tempo, ma anche a metterli in relazione con gli equilibri internazionali e con le responsabilità del mondo contemporaneo. Il senso del suo messaggio è che la storia non va considerata materia immobile, ma uno strumento utile per interpretare ciò che accade oggi.
Il presidente del Consiglio regionale ha anche espresso apprezzamento per il lavoro svolto dagli studenti e dagli insegnanti, evidenziando il valore di una didattica capace di rendere viva la conoscenza storica attraverso il coinvolgimento diretto.
Lingua, radici e convivenza
Un altro passaggio centrale della giornata ha riguardato la tutela dell’identità del Friuli Venezia Giulia, a partire dalla lingua e dal patrimonio culturale. Bordin ha ribadito la necessità di custodire ciò che definisce le comunità locali, sostenendo che la ricchezza di un territorio nasce anche dalla sua specificità e non dall’appiattimento delle differenze.
Nel suo ragionamento è entrato anche il tema dell’incontro con chi arriva a vivere in regione. L’idea espressa è quella di una convivenza basata su un doppio rispetto: per le tradizioni di chi giunge e per la storia del luogo che lo accoglie. In questo quadro, conoscere le radici friulane diventa un passaggio importante per costruire appartenenza e integrazione.
A chiudere la riflessione, il richiamo all’emigrazione friulana, esperienza che ha segnato molte famiglie del territorio. Bordin l’ha indicata come esempio di un equilibrio possibile tra inserimento nei Paesi di arrivo e mantenimento di un forte legame con la terra d’origine. Un messaggio che, nella cornice di Villa Manin e davanti a tanti giovani, ha riportato al centro un’idea precisa: identità e apertura possono procedere insieme.