Un tesoro del Friuli arriva a Roma: il primo facsimile della Bibbia di Aquileia consegnato nelle sedi istituzionali
Dal laboratorio di San Daniele alle istituzioni romane, prende forma il progetto che riproduce uno dei manoscritti più rilevanti legati ad Aquileia.
C’è un filo che unisce Gorizia, San Daniele del Friuli e Roma, ed è quello della Bibbia di Aquileia, uno dei codici medievali più significativi legati alla storia del Patriarcato. Nei giorni 14 e 15 settembre 2026 il primo volume della riproduzione facsimilare è stato presentato e donato in due luoghi simbolici della cultura italiana e vaticana.
Per il Friuli si tratta di un passaggio che pesa non solo sul piano simbolico. L’iniziativa nasce infatti da un lavoro sviluppato sul territorio, con la regia della Fondazione Scriptorium Foroiuliense ETS, e riporta l’attenzione su un patrimonio custodito nella Biblioteca del Seminario di Gorizia.
Due tappe romane per il primo volume
La consegna del facsimile si è svolta alla Casina Pio IV, nei Giardini Vaticani, e alla Sala della Crociera della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, all’interno del complesso del Ministero della Cultura. Le due giornate hanno riunito esponenti delle istituzioni, studiosi e figure del mondo culturale attorno a un progetto che mette insieme tutela, studio e trasmissione della memoria scritta.
Nel corso degli appuntamenti è stata segnalata anche la presenza della direttrice del VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia, Edith Gabrielli, in occasione della donazione nella sede del Ministero. Tra gli interventi anche quello di Mons. Dario Viganò.
Nella prefazione dedicata all’iniziativa, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha parlato della riproduzione come di «un gesto di alta responsabilità culturale», sottolineando come il valore dell’operazione non si esaurisca nella fedeltà materiale, ma riguardi la continuità del sapere e della memoria.
Un manoscritto medievale al centro del progetto
L’opera da cui prende avvio il lavoro è un codice pergamenaceo anteriore al 1356. Prima della realizzazione del facsimile è stato condotto uno studio conservativo approfondito, utile a documentare caratteristiche fisiche e struttura del volume originale.
I dati restituiscono la complessità del manoscritto: 162 carte, per un totale di 648 pagine, 41 fascicoli, una legatura a doppionervo, coperta in pergamena scurita, borchie in ottone e doppi legacci in cuoio. La riproduzione è stata affrontata con tecniche artigianali pensate per rispettare il più possibile l’impianto dell’esemplare storico.
Il lavoro nato a San Daniele del Friuli
Il cuore operativo dell’iniziativa è in Friuli. La Fondazione Scriptorium Foroiuliense ETS, nata nel 2012 a San Daniele del Friuli, porta avanti un’attività legata alle antiche arti del libro, dalla scrittura storica alla miniatura, fino alla legatoria medievale e alla produzione della carta a mano.
All’interno dell’Opificium Librorum queste pratiche vengono insegnate e mostrate in tutte le fasi: preparazione dei supporti, scrittura, decorazione e confezione finale del volume. È in questo contesto che ha preso forma anche il facsimile della Bibbia di Aquileia, frutto di un sapere specialistico costruito e trasmesso nel tempo.
Negli ultimi anni lo Scriptorium ha già portato i propri lavori in istituzioni internazionali di primo piano, tra cui la Biblioteca Nazionale della Dieta del Giappone, il Museo della Bibbia di Washington, la Kelly Library di Toronto, la Biblioteca Nazionale d’Australia, la Biblioteca Nazionale e l’Archivio del Paraguay e la Library of Congress di Washington.
Le prossime copie e la conservazione digitale
Il programma complessivo prevede sei copie per ciascuno dei cinque volumi, con una produzione distribuita tra il 2026 e il 2031. Tra le destinazioni indicate figurano sedi internazionali come il Museo della Bibbia di Washington e la Biblioteca Nazionale della Dieta di Tokyo, insieme ad altre importanti istituzioni italiane.
Accanto alla replica materiale è previsto anche un percorso di digitalizzazione. Il sistema scelto per la conservazione dei dati è pensato per garantire la durata nel lungo periodo, con una prospettiva indicata fino a cinque secoli.
Il primo passaggio si è dunque chiuso a Roma, ma il significato dell’operazione resta fortemente friulano: da un manoscritto custodito a Gorizia al lavoro artigianale sviluppato a San Daniele, la Bibbia di Aquileia torna a parlare al presente e a proiettarsi verso una rete internazionale di biblioteche e musei.