Udinese, l’acqua non basta più: irrigazione contingentata e piano regionale da oltre 110 milioni
Campagne sotto stress per il caldo e per la scarsità idrica. In Friuli si riducono le portate e la Regione richiama gli investimenti già messi in campo.
Nelle campagne dell’Udinese la priorità, in queste settimane, è riuscire a distribuire una risorsa che diminuisce giorno dopo giorno. La disponibilità d’acqua si è ridotta al punto da imporre tagli e stop mirati all’irrigazione, con effetti che preoccupano il comparto agricolo locale.
La Regione Friuli Venezia Giulia ha fatto il punto sulla situazione, spiegando che il sistema sta lavorando in condizioni di forte pressione. L’obiettivo immediato è contenere le conseguenze sulle colture, mentre sullo sfondo resta il tema degli interventi strutturali necessari per reggere estati sempre più asciutte e calde.
Campi sotto pressione nell’area udinese
Il quadro più delicato riguarda il territorio udinese, dove le temperature elevate delle ultime settimane hanno accentuato il consumo delle riserve idriche. Anche nelle zone normalmente servite dalla rete irrigua, il caldo sta incidendo sulle produzioni, riducendo l’efficacia della distribuzione d’acqua.
Secondo quanto riferito dal presidente della Regione Massimiliano Fedriga e dall’assessore alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche Stefano Zannier, la gestione della risorsa viene orientata in via prioritaria verso l’agricoltura, ma dentro margini sempre più stretti per la scarsità dei volumi disponibili.
Le limitazioni applicate in questi giorni, ha chiarito Zannier, derivano proprio da questo squilibrio: meno acqua a disposizione e necessità di salvaguardare il più possibile le coltivazioni in una fase particolarmente delicata della stagione.
La scelta di ridurre le portate già da metà luglio
La stretta non è partita nelle ultime ore. Già dal 15 luglio, su indicazione dell’Autorità di bacino, era stata adottata una gestione più cauta delle derivazioni per l’irrigazione, con portate parzialmente abbassate per non consumare troppo rapidamente le scorte accumulate negli invasi.
Quella misura serviva a guadagnare tempo, ma il progressivo esaurimento delle riserve ha reso il contesto ancora più difficile. La Regione parla di una fase climatica persino più severa di quella registrata nel 2003, riferimento che rende bene la portata dell’emergenza per il Friuli agricolo.
Fedriga ha richiamato il monitoraggio costante della situazione e il sostegno ai territori che stanno pagando il prezzo più alto della carenza idrica, con un’attenzione particolare alle aziende agricole dell’Udinese.
Le opere finanziate e le risorse già attivate
Accanto alla gestione dell’emergenza, la Regione rivendica gli investimenti programmati per rafforzare il sistema irriguo. La cifra indicata è di 110,3 milioni di euro già attivati, a cui si sommano ulteriori fondi nazionali destinati allo stesso obiettivo.
Una parte delle risorse rientra nel Piano Laghetti previsto dalla legge regionale 13 del 5 agosto 2022, con 28,6 milioni stanziati tra il 2022 e il 2024. Un secondo filone riguarda invece il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021-2027, che vale 81,7 milioni inseriti nell’Accordo per la Coesione Stato-Regione Friuli Venezia Giulia sottoscritto l’8 marzo 2024.
Al pacchetto si aggiungono 21,1 milioni provenienti dal Pnrr e altri 35,36 milioni assegnati tramite le risorse della legge 178/2020, derivanti dalla graduatoria collegata al Pnrr.
Il ruolo dei consorzi e la sfida per il Friuli
Gli interventi coinvolgono i Consorzi di bonifica del Friuli Venezia Giulia. Tra i soggetti indicati dalla Regione c’è in particolare il Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, realtà centrale nella gestione della rete irrigua che serve una parte rilevante del territorio.
La linea indicata dall’amministrazione regionale è quella di aumentare la capacità del sistema di reagire a stagioni sempre più estreme, migliorando sia la disponibilità sia l’organizzazione della risorsa idrica.
Per l’Udinese, dove l’agricoltura resta un tassello importante dell’economia locale, la partita non riguarda soltanto l’emergenza di questi giorni. Il nodo è costruire una rete più solida per difendere le produzioni anche negli anni in cui siccità e temperature elevate diventano la regola.