Udine, all’Istituto Bertoni una mostra mette al centro le storie di affido e adozione
Dal 9 al 18 novembre il percorso espositivo aperto in città propone immagini, testimonianze e laboratori per studenti sul tema dell’accoglienza.
Non una semplice esposizione, ma un’occasione pubblica per riflettere su cosa significhi aprire la propria casa e la propria vita a un minore. A Udine, negli spazi dell’Istituto Bertoni, arriva “L’arte di accogliere - Storie di affido, adozione e speranza”, iniziativa che porta in città racconti, immagini e materiali dedicati alle famiglie affidatarie e adottive.
La mostra sarà visitabile dal 9 al 18 novembre nel pomeriggio, dalle 16.30 alle 18.30, esclusa la domenica. È previsto anche l’accesso al mattino, tra le 10 e le 12, ma solo su prenotazione. Nel calendario rientrano inoltre attività pensate per gli studenti del territorio, con workshop e momenti di confronto sui temi dell’affido e dell’adozione.
L’appuntamento è stato inaugurato a Udine durante la tavola rotonda “L’affido e l’adozione trovano C.A.S.A.”, promossa dal Forum delle associazioni familiari del Friuli Venezia Giulia. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità Eugenia Maria Roccella, l’arcivescovo di Udine monsignor Riccardo Lamba, rappresentanti del mondo associativo e dei servizi sociosanitari del territorio.
Un percorso che parla alla comunità friulana
Il taglio dell’esposizione punta a rendere vicino un tema spesso conosciuto solo in modo superficiale. Fotografie, testi, opere pittoriche e scultoree, oggetti simbolici e contributi audio e video compongono infatti un itinerario che mette al centro esperienze concrete, con l’obiettivo di far crescere attenzione e consapevolezza attorno all’accoglienza dei minori.
La scelta di ospitare il progetto in una scuola aggiunge un valore ulteriore. Il coinvolgimento dei ragazzi passa non soltanto dalla visita, ma anche da attività partecipative e testimonianze dirette, pensate per far emergere domande, sensibilità e confronto su un tema che riguarda l’intera società e non soltanto le famiglie direttamente coinvolte.
Nel suo intervento, il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia e assessore regionale alla Cultura Mario Anzil ha richiamato il ruolo centrale della famiglia come primo spazio in cui si costruiscono relazioni, appartenenza e legami. Ha inoltre sottolineato quanto il racconto di chi vive l’esperienza dell’affido o dell’adozione possa diventare uno stimolo importante per altri cittadini.
Il valore delle testimonianze e del linguaggio artistico
Anzil ha posto l’accento anche sulla forza comunicativa dell’arte, ritenuta capace di trasmettere contenuti e valori in modo immediato, soprattutto alle generazioni più giovani. In questo senso, l’uso di immagini e linguaggi espressivi diversi viene considerato uno strumento efficace per avvicinare il pubblico a realtà complesse e delicate come quelle dell’affido e dell’adozione.
Da parte dell’esponente regionale è arrivato anche un ringraziamento al Forum delle associazioni familiari del Friuli Venezia Giulia, agli enti coinvolti nell’organizzazione e all’Istituto Bertoni per l’ospitalità. Un passaggio particolare è stato dedicato alle famiglie che hanno deciso di condividere il proprio percorso, trasformando una vicenda personale in una possibilità di conoscenza collettiva.
Il progetto nazionale C.A.S.A. arriva a Udine
L’iniziativa udinese si inserisce nel progetto nazionale C.A.S.A., sostenuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali attraverso l’Avviso 2/2024. Il programma, partito il primo luglio 2025 e della durata di 18 mesi, coinvolge undici associazioni con il Forum nazionale delle associazioni familiari come capofila.
L’obiettivo dichiarato è diffondere una cultura più ampia dell’affido e dell’adozione, mettendo in rete famiglie, associazioni e istituzioni. La tappa di Udine si colloca quindi dentro un lavoro più esteso, ma assume un significato preciso anche per il territorio friulano, dove il confronto su questi temi passa sempre più spesso da scuole, servizi e realtà sociali radicate nella comunità.
Per la città, la mostra rappresenta così un momento di ascolto e approfondimento che unisce dimensione culturale e attenzione sociale, portando al centro storie vere e una riflessione concreta sul significato dell’accoglienza.