Trieste, nella Kleine Berlin ricompare l’aracnide più raro del sottosuolo: femmina osservata con la covata
Nuovo riscontro nelle gallerie triestine: Charinus ioanniticus è stato visto con i piccoli sul dorso, confermando una presenza stabile e attiva.
Nel cuore sotterraneo di Trieste arriva un’altra conferma che interessa insieme studiosi, volontari e visitatori: nella Kleine Berlin è stata osservata una femmina di Charinus ioanniticus con i piccoli appena nati sul dorso. Un dettaglio biologico molto preciso, che indica come la colonia presente nelle gallerie continui a riprodursi.
L’episodio è stato registrato venerdì 28 agosto 2026, durante le visite di fine mese. Per la città non si tratta di una semplice curiosità naturalistica: questo rifugio, noto soprattutto per il suo valore storico, ospita infatti una presenza zoologica eccezionale nel panorama italiano.
Charinus ioanniticus appartiene agli Amblypygi, gruppo di aracnidi distinto dai ragni veri e propri. La sua presenza a Trieste resta un caso particolare, perché si tratta di animali più comuni in contesti tropicali o subtropicali, molto meno nelle aree temperate.
La richiesta nata durante la visita e l’osservazione in galleria
L’avvistamento è maturato dopo la richiesta di un giovane universitario, interessato alla specie per ragioni di studio, di poter entrare in un tratto normalmente escluso dal percorso aperto al pubblico. L’accesso è avvenuto con l’accompagnamento di Lucio Mircovich, speleologo del gruppo volontari del Club Alpinistico Triestino che segue il sito.
In quella galleria, sulle superfici umide e grigiastre, sono comparsi due esemplari. Il riscontro più importante riguarda la femmina, che trasportava sul dorso la propria covata appena schiusa: i piccoli erano ben riconoscibili, raccolti uno accanto all’altro, in una fase tipica del loro sviluppo.
Pochi giorni prima, l’entomologo del Museo di Storia Naturale di Trieste aveva già indicato la presenza di cinque giovani esemplari. Mettendo insieme i due dati, il quadro che emerge è chiaro: non si tratta di una comparsa sporadica, ma di una popolazione capace di mantenersi nel tempo all’interno dell’ambiente sotterraneo.
Per Trieste un caso scientifico ancora speciale
La colonia triestina era stata riconosciuta sul piano scientifico tra il 2019 e il 2020 grazie al lavoro di Andrea Colla, Carlo Maria Legittimo, Filippo Castellucci, Enrico Simeon e Gustavo Silva de Miranda. Lo studio, pubblicato nel 2020 sulla rivista Arachnology con il titolo “First record of Amblypygi from Italy: Charinus ioanniticus (Charinidae)”, segnò un passaggio importante per la zoologia italiana.
Quel contributo documentò infatti il primo ritrovamento di un Amblypygi in Italia. Allo stesso tempo rappresentava allora il secondo dato conosciuto per questa specie nell’Europa continentale, oltre che la segnalazione più occidentale disponibile.
Le osservazioni compiute negli anni dentro la Kleine Berlin avevano già restituito elementi coerenti con una colonia radicata: individui di età differenti, esuvie lasciate durante la muta e femmine viste prima con le uova e poi con i giovani dopo la schiusa. L’esemplare osservato il 28 agosto aggiunge quindi un’ulteriore conferma diretta.
Com’è fatto questo aracnide e perché colpisce chi lo vede
A un primo sguardo può ricordare insieme un ragno e uno scorpione, ma la classificazione scientifica lo colloca in un ordine autonomo. Ha corpo appiattito, pedipalpi spinosi e soprattutto un primo paio di appendici molto allungate che non usa per camminare.
Queste strutture hanno una funzione sensoriale: servono a percepire il contatto con l’ambiente e le vibrazioni circostanti. È anche per questo che il suo movimento sulle pareti appare così particolare a chi lo osserva da vicino, quasi una lenta esplorazione tattile dello spazio.
Nel mondo gli Amblypygi comprendono oltre duecento specie, ma la loro distribuzione è concentrata soprattutto nelle fasce tropicali e subtropicali. La loro presenza nelle gallerie triestine continua quindi a rappresentare una singolarità di forte interesse naturalistico.
Un luogo della memoria che è diventato anche habitat
La Kleine Berlin conserva la sua identità di rifugio legato alla storia del Novecento, ma nel tempo si è trasformata anche in un ambiente favorevole per questa specie. Buio costante, umidità e microclima stabile hanno offerto condizioni adatte non solo alla sopravvivenza, ma anche alla riproduzione.
Il dato emerso dall’osservazione di fine agosto ha quindi un valore preciso per Trieste e per gli studi sul sottosuolo urbano: vedere una femmina con i giovani sul dorso significa verificare, ancora una volta, che nella Kleine Berlin il ciclo vitale di Charinus ioanniticus prosegue in modo stabile.