Case vuote e domanda in crescita, a Trieste la Regione punta su recuperi e ascensori
Dal confronto con Fiaip emerge una linea precisa: rimettere in circolo gli alloggi sfitti, a partire dagli edifici meno accessibili e dal patrimonio pubblico.
A Trieste il problema non è soltanto trovare nuove case, ma riuscire a rendere utilizzabili quelle che già esistono e che oggi restano fuori dal mercato. Nel confronto promosso da Fiaip Trieste alla sala Luttazzi del Magazzino 26, l’assessore regionale Pierpaolo Roberti ha indicato alcune leve su cui la Regione intende insistere, a cominciare dal recupero degli alloggi vuoti e dal sostegno agli interventi per gli ascensori.
Il tema tocca in modo particolare il capoluogo giuliano, dove una parte del patrimonio abitativo è composta da edifici datati e dove proprio l’assenza di accessibilità può scoraggiare l’utilizzo di molti appartamenti. In questo quadro, l’idea è agire sul costruito esistente per aumentare l’offerta reale, non solo quella teoricamente disponibile.
Una risposta al mercato che cambia
Nel corso del convegno “Oltre il cont(r)atto”, Roberti ha richiamato la pressione che continua a gravare sulla casa in Friuli Venezia Giulia. A incidere sono più fattori insieme: la crescita del turismo, che sottrae una quota di immobili all’uso residenziale stabile, e la presenza di studenti universitari e ricercatori legati agli atenei regionali.
Secondo la linea illustrata dall’assessore, questo scenario rende ancora più urgente recuperare abitazioni oggi inutilizzate o difficili da collocare. Trieste, per caratteristiche urbane e per consistenza del patrimonio edilizio più vecchio, rappresenta uno dei punti in cui questa criticità emerge con maggiore evidenza.
Ascensori come leva per rimettere gli alloggi sul mercato
Tra gli aspetti considerati più concreti per il territorio triestino c’è il sostegno alla realizzazione di ascensori nei condomini che ne sono sprovvisti. Per molti appartamenti, infatti, il limite non è la mancanza di domanda ma la difficoltà di accesso, che finisce per ridurne fortemente l’attrattività.
La questione, quindi, non riguarda soltanto la qualità della vita o l’adeguamento degli edifici, ma entra direttamente nelle politiche abitative. Rendere più accessibili gli immobili significa ampliare il numero di case effettivamente disponibili per famiglie, lavoratori, studenti e altre fasce di popolazione che cercano soluzioni in città.
Gli strumenti regionali già richiamati
Nel suo intervento Roberti ha ricordato anche altri strumenti messi in campo a livello regionale. Tra questi, le aliquote ridotte delle imposte sugli immobili previste in Friuli Venezia Giulia e le misure di rigenerazione contenute nella riforma approvata di recente dal Consiglio regionale.
Nella stessa giornata, inoltre, la Giunta ha approvato il riparto Ater con un orientamento rivolto al recupero delle residenze sfitte. Un passaggio operativo che si collega a una strategia più ampia di riutilizzo del patrimonio abitativo già esistente.
Su questo fronte rientra anche il piano dei 248 alloggi pubblici da recuperare già finanziato in regione, indicato come un altro tassello del lavoro avviato per riportare sul mercato abitazioni oggi non disponibili.
Il confronto con gli operatori immobiliari
L’incontro organizzato dalla Federazione italiana agenti immobiliari professionali di Trieste ha messo al centro anche il ruolo degli operatori del settore, considerati interlocutori utili per leggere in modo puntuale domanda e offerta. La conoscenza diretta del mercato, in questo senso, viene vista dalla Regione come un elemento importante anche per calibrare gli interventi.
Roberti ha inoltre portato i saluti del presidente della Regione Massimiliano Fedriga e dell’assessore alle Infrastrutture e Territorio Cristina Amirante. Dal confronto alla sala Luttazzi è emersa soprattutto una priorità: aumentare la disponibilità di case partendo dal patrimonio già costruito, con un’attenzione particolare alle abitazioni oggi vuote e a quelle penalizzate da limiti strutturali.
Per Trieste il nodo resta quindi molto concreto: la domanda abitativa continua a essere sostenuta, mentre una parte degli alloggi non riesce ancora a incontrarla. È su questa distanza, tra case esistenti e case davvero utilizzabili, che la Regione dice di voler intervenire.