Trieste, al Caffè degli Specchi il dibattito sul libro di Cerno tra coscienza, dissenso e libertà di parola
L’opera monumentale sarà visitabile in campo Patriarca Elia dal 5 dicembre 2026. Inaugurazione alle 17 con Comune e Parrocchia.o di dotare l’ambulatorio di ulteriori strumenti, sostenendo un presidio che segue persone con disabilità e casi complessi.tto t
Più che una semplice presentazione editoriale, l’incontro ospitato il 3 settembre al Caffè degli Specchi di Trieste ha assunto i contorni di una discussione pubblica sul dissenso, sul prezzo delle proprie idee e sul diritto di cambiare posizione senza essere inchiodati ai pregiudizi.
Al centro della serata c’era “Le ragioni di Giuda”, il nuovo libro di Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale, affrontato in dialogo con Ferdinando Avarino. Ad aprire il confronto è stato l’assessore regionale Fabio Scoccimarro, che ha letto il volume come occasione per ragionare su tradimento, coscienza personale e libertà di pensiero.
Un confronto costruito attorno al significato del dissenso
Nell’introduzione, Scoccimarro ha insistito sul carattere provocatorio del titolo, spiegando che proprio da quella provocazione nasce la possibilità di interrogarsi su che cosa significhi davvero “tradire”: non soltanto rompere una fedeltà, ma anche scegliere una strada diversa quando lo impone la propria convinzione.
Secondo l’assessore, il libro invita a non accettare passivamente verità confezionate e a difendere l’autonomia di giudizio anche quando questo comporta fatica personale, isolamento o conseguenze sul piano pubblico. Un atteggiamento che ha attribuito allo stesso Cerno, richiamando il suo modo di stare nel dibattito nazionale.
I richiami alla memoria friulana e alla stagione delle contrapposizioni
Nel suo intervento non sono mancati riferimenti che toccano da vicino anche il Friuli Venezia Giulia. Scoccimarro ha evocato il terremoto del Friuli come esperienza formativa, ricordando il proprio impegno da volontario tra le macerie e collegando quella stagione a una lezione comune di responsabilità e crescita civile.
Accanto a questo passaggio, ha citato anche Almerigo Grilz come figura da cui avrebbe tratto un’idea di coraggio non allineato, capace di muoversi fuori dagli schemi e di sostenere posizioni scomode.
Il ragionamento si è poi allargato al clima politico e culturale. Scoccimarro ha richiamato gli Anni di piombo come stagione segnata da rigidità ideologica e violenza, sostenendo di cogliere ancora oggi, nelle aree più estreme, segnali di intolleranza che meritano attenzione.
Il passaggio sulla libertà di parola e il riferimento personale a Cerno
Tra i momenti più personali dell’introduzione, l’assessore ha ricordato di aver regalato a Cerno, per il suo cinquantesimo compleanno, un elmetto da generale italiano, definendolo un gesto ironico per descriverlo come una persona “sempre in prima linea”. Nello stesso passaggio ha richiamato la condizione del direttore de Il Giornale, che vive sotto scorta, legandola alle sue posizioni pubbliche e alla sua attività professionale.
Nel finale del suo intervento, Scoccimarro ha messo in guardia da quello che ha definito il rischio del pensiero unico, criticando l’idea che una parte politica possa considerarsi l’unica depositaria della verità. Da qui il richiamo alla necessità di preservare il confronto, evitando che il dissenso venga sostituito da delegittimazione o intimidazione.
La serata triestina si è così sviluppata come un dialogo che, partendo da un libro, ha toccato temi più ampi e sensibili anche per il territorio regionale: il peso della coscienza individuale, la memoria delle fratture del passato e la difesa di uno spazio pubblico in cui opinioni diverse possano misurarsi apertamente.