Dal 5G di Trieste alla formazione digitale: il Friuli Venezia Giulia presenta a Firenze la sua strategia per la Pa

A Toscana Digitale l’assessore Sebastiano Callari ha illustrato il lavoro regionale su competenze, reti, dati pubblici, IA e cybersicurezza.

04 giugno 2026 20:40
Dal 5G di Trieste alla formazione digitale: il Friuli Venezia Giulia presenta a Firenze la sua strategia per la Pa -
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Non solo software e infrastrutture, ma anche competenze, servizi condivisi e controllo pubblico dei dati. È questo l’impianto con cui il Friuli Venezia Giulia si è presentato a Firenze, nella manifestazione Toscana Digitale, portando all’attenzione nazionale il percorso avviato dalla Regione per accompagnare la trasformazione tecnologica della pubblica amministrazione.

Nel confronto dedicato alle sfide del digitale per gli enti pubblici, l’assessore regionale Sebastiano Callari ha messo l’accento su un punto preciso: l’intelligenza artificiale non può essere affrontata senza regole, trasparenza e garanzie per cittadini, lavoratori e imprese. La linea indicata è quella di una transizione governata dal settore pubblico, capace di evitare squilibri e nuove esclusioni.

L’intervento si è inserito nella prima giornata dell’evento, durante la tavola rotonda sulle competenze necessarie per affrontare l’innovazione tecnologica, condivisa con Alberto Lenzi, assessore all’Innovazione digitale della Regione Toscana, e Laura Sparavigna, assessore all’Innovazione del Comune di Firenze.

Il Friuli Venezia Giulia porta a Firenze il suo modello digitale per la Pa
Il Friuli Venezia Giulia porta a Firenze il suo modello digitale per la Pa

Il nodo delle competenze resta centrale

Tra i temi più rilevanti portati dalla delegazione del Friuli Venezia Giulia c’è quello della formazione. Per la Regione, il passaggio al digitale non può ridursi all’introduzione di nuovi strumenti: serve invece un accompagnamento costante, soprattutto per le persone che rischiano di restare ai margini.

Callari ha richiamato il lavoro già avviato con risorse del Pnrr e del Fondo innovazione, spiegando che l’impegno proseguirà fino al 2028. L’obiettivo riguarda in particolare le fasce più fragili della popolazione, ma non soltanto. Anche molti giovani, pur abituati a usare dispositivi e piattaforme, hanno bisogno di strumenti per comprendere meglio opportunità, limiti e possibili rischi delle tecnologie digitali.

Il tema delle competenze, del resto, tocca sia la macchina pubblica sia il sistema economico regionale, in una fase in cui algoritmi e automazione stanno cambiando procedure, servizi e rapporti con gli utenti.

Un modello regionale basato su servizi integrati

Nel corso dell’incontro è stato illustrato anche il modello organizzativo costruito in Friuli Venezia Giulia. La Regione punta su un sistema informativo integrato che coinvolge in modo ampio la pubblica amministrazione locale e che fa leva sull’interoperabilità dei servizi sviluppati attraverso Insiel.

La scelta è quella di mettere a disposizione strumenti comuni, così da semplificare i processi e rendere più efficaci le risposte rivolte a cittadini e imprese. In questo quadro, l’intelligenza artificiale viene considerata una possibilità concreta di miglioramento, purché inserita in un perimetro chiaro e attento alla tutela dei diritti fondamentali.

Infrastrutture digitali e copertura anche nelle aree più deboli

Accanto ai servizi, la Regione ha richiamato il tema delle reti. Senza connessioni affidabili e diffuse, infatti, l’innovazione rischia di restare concentrata solo nei centri meglio serviti, lasciando indietro territori meno popolati o più complessi dal punto di vista geografico.

Il Friuli Venezia Giulia porta a Firenze il suo modello digitale per la Pa
Il Friuli Venezia Giulia porta a Firenze il suo modello digitale per la Pa

Nel percorso regionale rientra la Rete pubblica che collega enti locali, scuole, ospedali e distretti sanitari. Parallelamente proseguono gli interventi per rafforzare la connettività mobile in tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia. Su questo fronte è previsto anche il finanziamento di infrastrutture passive per la telefonia mobile, per un valore complessivo di 3 milioni di euro.

Il laboratorio triestino di Porto Vecchio

Tra gli esempi portati a Firenze ha trovato spazio anche Trieste, con il progetto che interessa l’area di Porto Vecchio. Qui la Regione sta sviluppando un ecosistema dedicato all’innovazione, in cui si intrecciano rigenerazione urbana, ricerca, attività formative e sperimentazione tecnologica.

Uno dei tasselli principali è Pv5G, progetto che prevede il rafforzamento della copertura 5G Stand Alone attraverso un investimento di 3,4 milioni di euro. Nello stesso contesto è prevista la realizzazione di un Centro didattico digitale diffuso, pensato per la formazione immersiva e per l’utilizzo avanzato delle nuove tecnologie da parte della pubblica amministrazione e delle imprese.

Per il Friuli Venezia Giulia, il polo triestino rappresenta così una delle esperienze più concrete da mostrare fuori regione quando si parla di innovazione applicata ai servizi e allo sviluppo territoriale.

Dati pubblici, autonomia tecnologica e sicurezza informatica

Un altro passaggio del confronto ha riguardato la gestione dei dati e la cosiddetta sovranità digitale. Nel suo intervento, Callari ha sostenuto la necessità che Europa e istituzioni pubbliche mantengano un ruolo forte nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, evitando che informazioni e processi decisionali finiscano sotto il controllo di pochi soggetti privati.

La posizione espressa dalla Regione punta su strumenti aperti, verificabili e trasparenti, in grado di valorizzare il patrimonio informativo pubblico. A questo si affianca il lavoro sulla cybersicurezza, con il progetto di federazione dei data center regionali, indicato come misura utile a rafforzare la protezione della privacy e dei diritti dei cittadini.

Il Friuli Venezia Giulia porta a Firenze il suo modello digitale per la Pa
Il Friuli Venezia Giulia porta a Firenze il suo modello digitale per la Pa

La partecipazione del Friuli Venezia Giulia a Toscana Digitale non si è limitata alla sessione principale. La direzione centrale Patrimonio ha preso parte anche a un ulteriore momento di confronto dedicato all’evoluzione delle competenze richieste dall’IA e al ruolo che le istituzioni possono esercitare per difendere i diritti fondamentali nel rapporto tra persone, lavoro e tecnologie digitali.

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