Friuli Venezia Giulia, la riforma riporta le Province dal 1° gennaio 2027
Illustrato in II Commissione il ddl che prevede la soppressione degli Edr e il trasferimento alle future Province di funzioni, personale e risorse già oggi in carico alla Regione.
In Friuli Venezia Giulia il disegno di legge sulla riforma delle autonomie locali punta a rendere operative le nuove Province dal 1° gennaio 2027, sostituendo gli Edr. Il riassetto assegna da subito agli enti edilizia scolastica superiore, viabilità ex provinciale e Casa dei Comuni, con passaggio di personale e risorse.
Nel corso della seduta della V Commissione del 4 giugno 2026, Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG, ha contestato l’impianto del provvedimento, sostenendo che il testo lasci aperte questioni essenziali e rinvii passaggi decisivi a scelte successive.
Le perplessità sul ruolo dei nuovi enti
Secondo Moretuzzo, la proposta non chiarisce in modo convincente quali sarebbero le funzioni aggiuntive delle future Province rispetto a quelle oggi in capo agli EDR. Un punto che, nella lettura del consigliere, rende difficile valutare la reale utilità della riforma così come è stata impostata.
Da qui anche il timore politico espresso in Commissione: senza una definizione netta delle competenze, il rischio è che il nuovo assetto istituzionale produca strutture prive di un profilo operativo realmente distinto. Moretuzzo ha richiamato in questo senso anche le osservazioni dell’onorevole Ciriani, che aveva sollecitato una cornice più chiara prima dell’avvio dei nuovi enti.
Nell’intervento del capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG è riemersa così l’accusa più netta rivolta al ddl, cioè quella di poter trasformare la riforma in un “poltronificio” se non accompagnata da una vera ridefinizione del sistema amministrativo regionale.
Le obiezioni sul metodo seguito in Commissione
Le critiche, però, non hanno riguardato soltanto il contenuto della legge. Moretuzzo ha sollevato rilievi anche sul percorso con cui il provvedimento è stato avviato in V Commissione, contestando la gestione dell’ordine del giorno della seduta.
Secondo quanto riferito dall’esponente di opposizione, la programmazione dei lavori non sarebbe passata dall’Ufficio di presidenza, come previsto dal regolamento del Consiglio regionale, ma sarebbe stata definita direttamente dal presidente Bernardis insieme all’assessore. A questo, sempre nella ricostruzione di Moretuzzo, si sarebbe aggiunto un dibattito con tempi contingentati dopo l’illustrazione del testo.
Un altro passaggio contestato riguarda le audizioni istituzionali, che il capogruppo ha definito selezionate in modo arbitrario. Il risultato, a suo giudizio, è stato un confronto rimasto incompleto, senza arrivare né alla conclusione delle audizioni né all’esaurimento della discussione prevista.
I punti ancora da sciogliere
Nel merito del disegno di legge restano, secondo Moretuzzo, diversi aspetti da chiarire prima di arrivare a una formulazione definitiva. Tra questi ci sono le tempistiche con cui la Regione dovrebbe trasferire eventuali nuove competenze ai futuri enti provinciali.
Altro tema indicato come decisivo è quello delle entrate proprie. Per il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG, il riferimento è l’articolo 119 della Costituzione, ma nel testo in discussione mancherebbe ancora una definizione concreta delle risorse che dovrebbero sostenere le nuove Province.
Il confronto si inserisce in una partita istituzionale più ampia che riguarda l’assetto delle autonomie locali in Friuli Venezia Giulia. Proprio per questo, ha sostenuto Moretuzzo, l’esame del ddl dovrebbe andare avanti senza accelerazioni e con un passaggio approfondito in Commissione e nelle prossime audizioni.
La richiesta finale è quella di arrivare a chiarimenti puntuali su competenze, risorse e calendario di attuazione. Finché questi elementi resteranno indefiniti, la riforma, nella valutazione dell’opposizione, continuerà a presentare più interrogativi che certezze per il futuro degli enti provinciali in regione.
Aggiornamento
In Friuli Venezia Giulia la riforma illustrata in II Commissione prevede il ritorno delle Province dal 1° gennaio 2027, con la soppressione degli Edr e il trasferimento di funzioni, personale e risorse. Le nuove competenze partiranno da edilizia scolastica superiore, viabilità ex provinciale e Casa dei Comuni, con un costo stimato di circa 105 milioni l’anno già sostenuti dalla Regione.