Spilimbergo, nel capannone una centrale illegale del tabacco: sequestrato impianto enorme, sette in carcere

Nel Pordenonese scoperta una struttura clandestina da 9mila metri quadrati: linee produttive, tonnellate di tabacco e milioni di pacchetti pronti.

08 giugno 2026 09:51
Spilimbergo, nel capannone una centrale illegale del tabacco: sequestrato impianto enorme, sette in carcere -
Condividi

Nel cuore del Pordenonese è emersa una struttura clandestina di dimensioni eccezionali dedicata alla produzione di sigarette. A Spilimbergo la Guardia di Finanza ha individuato un impianto illegale esteso su circa 9mila metri quadrati, ritenuto tra i più rilevanti mai trovati in Italia per capacità produttiva e quantità di materiale presente.

L'intervento ha portato all'arresto di sette persone e al sequestro di una dotazione impressionante: due linee complete per la lavorazione, 78 tonnellate di tabacco trinciato e 25 milioni di pacchetti con marchi contraffatti, destinati a essere riempiti e immessi sul mercato.

Una scoperta che parte dal Friuli

L'indagine è stata sviluppata dai finanzieri del Comando Provinciale di Udine insieme ai colleghi di Pordenone, nell'ambito di approfondimenti avviati sul territorio seguendo le direttive del Comando Regionale Friuli Venezia Giulia.

Gli elementi raccolti nelle settimane precedenti avevano orientato l'attenzione su alcuni capannoni della provincia di Pordenone, ritenuti compatibili, per logistica e caratteristiche, con un utilizzo illecito legato ai tabacchi lavorati.

Il camion seguito fino al confine

Tra gli immobili monitorati c'era anche il capannone di Spilimbergo. Nella notte tra il 27 e il 28 maggio i militari hanno notato l'ingresso di un autoarticolato, uscito solo dopo alcune ore. Un movimento considerato sospetto anche per l'orario.

Il mezzo è stato seguito mentre si dirigeva verso l'Austria e fermato poco prima di lasciare il territorio nazionale. Nel rimorchio sono stati trovati macchinari che, secondo gli investigatori, mostravano tracce di utilizzo recente nella fabbricazione di sigarette. Da qui il sospetto che all'interno del capannone fosse in atto lo smontaggio dell'impianto.

Dentro il capannone di Spilimbergo

Scattato il controllo, i finanzieri del Nucleo P.E.F. di Udine si sono coordinati con il Gruppo di Pordenone e con la Tenenza di Spilimbergo. All'interno della struttura erano presenti sei persone straniere impegnate, secondo la ricostruzione, a disassemblare la fabbrica.

Nel complesso sono state trovate due linee di produzione complete e un sistema alimentato da due generatori a gasolio di grande potenza, utilizzati per far funzionare l'attività senza far emergere consumi elettrici compatibili con un impianto di quelle dimensioni.

La struttura era organizzata in modo da garantire anche controllo e sorveglianza. È stata infatti individuata una sala di monitoraggio con telecamere puntate sia sull'esterno sia sugli spazi interni del capannone.

Le accuse e la misura cautelare

Secondo quanto riferito dalla Guardia di Finanza, all'arrivo dei militari gli indagati avrebbero cercato di ritardare l'ingresso barricandosi, nel tentativo di guadagnare tempo e distruggere i telefoni cellulari presenti nei locali.

I sei tecnici, cittadini ucraini, e l'autista del camion, cittadino moldavo, sono stati arrestati in flagranza con l'ipotesi di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati. Il G.I.P. del Tribunale di Pordenone ha convalidato gli arresti, disponendo per tutti la custodia cautelare in carcere.

Produzione potenziale e impatto economico

I numeri aiutano a capire la portata dell'operazione. Oltre ai 25 milioni di pacchetti già pronti per l'assemblaggio, all'interno sono stati trovati 48 milioni di filtri, due generatori da oltre 240 kW ciascuno e, al piano superiore, 42 posti letto con spazi destinati ai pasti per il personale impiegato a rotazione.

Le stime parlano di una capacità produttiva compresa tra 2 e 5 milioni di sigarette al giorno. Con il solo tabacco sequestrato, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero stati ricavati circa 3,9 milioni di pacchetti, con profitti potenziali vicini ai 20 milioni di euro.

Per gli investigatori il colpo inferto non riguarda soltanto il valore economico del sequestro, ma anche il blocco di figure tecniche specializzate nel montaggio e nello smontaggio rapido di fabbriche clandestine. Un aspetto che rende l'operazione particolarmente significativa anche sul piano operativo.

I riflessi sul territorio friulano

La vicenda riporta l'attenzione sul ruolo del Friuli come snodo sensibile nei traffici illeciti diretti oltre confine. In questo caso, l'uscita del camion verso l'Austria è stata uno dei passaggi chiave che ha consentito di far emergere l'intera organizzazione attiva nel capannone di Spilimbergo.

La Guardia di Finanza sottolinea inoltre che prodotti di questo tipo, realizzati con materiali non tracciati e fuori dai controlli previsti, possono rappresentare un rischio anche per chi li acquista. Un elemento che aggiunge al profilo penale anche una ricaduta concreta sul fronte della salute pubblica.

Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

Segui Prima Friuli