Il sisma del ’76 raccontato in Lussemburgo: a Bettembourg una mostra per tenere vivo il legame con il Friuli

Nel castello di Bettembourg fotografie del Craf, istituzioni e comunità friulana insieme per ricordare il terremoto e la ricostruzione.

23 maggio 2026 15:43
Il sisma del ’76 raccontato in Lussemburgo: a Bettembourg una mostra per tenere vivo il legame con il Friuli -
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La memoria del terremoto del 1976 continua a parlare anche fuori dai confini regionali. In Lussemburgo, al Castello di Bettembourg, una mostra fotografica ha rimesso al centro una delle pagine più dolorose e decisive della storia friulana, trasformando il ricordo in un momento di incontro tra istituzioni e comunità emigrata.

L’iniziativa è nata dal lavoro del Fogolâr Furlan di Lussemburgo, con il sostegno dell’Ente Friuli nel Mondo e con il contributo del Craf, da cui provengono le immagini storiche esposte. Il progetto ha proposto al pubblico un percorso visivo capace di restituire l’impatto del sisma e, insieme, la forza con cui il Friuli seppe rimettersi in piedi.

Una serata che ha unito ricordo e identità friulana

Prima dell’apertura ufficiale dell’esposizione è stato proiettato un video dedicato al terremoto, seguito con partecipazione dai presenti. Nel corso dell’appuntamento si è parlato anche del fumetto sul sisma friulano, richiamato come strumento utile per trasmettere quella vicenda a chi non l’ha vissuta direttamente.

Il valore dell’appuntamento, per chi vive lontano dalla regione d’origine, è stato anche quello di rinsaldare un senso di appartenenza che passa attraverso la storia condivisa. La scelta di dedicare la mostra ai cinquant’anni dal terremoto ha dato alla serata un significato che va oltre il semplice omaggio commemorativo.

Le parole delle istituzioni

A inaugurare la mostra è stato il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Mauro Bordin, che ha richiamato la ricostruzione friulana come esempio di cui il territorio può andare fiero. Nel suo intervento ha sottolineato come le fotografie custodite dal Craf restituiscano una testimonianza autentica di quei giorni e aiutino a consegnarla alle nuove generazioni.

Per Bordin, portare questa narrazione in Lussemburgo significa anche rafforzare il rapporto con i friulani residenti all’estero, che continuano a mantenere vivo il legame con le proprie radici. Un passaggio che, per una comunità come quella presente nel Granducato, assume un peso particolare.

All’evento ha preso parte anche l’ambasciatore d’Italia in Lussemburgo, Carmine Robustelli, che ha ricordato quanto il terremoto abbia inciso non solo sul Friuli ma sull’intero Paese. Presenti inoltre i parlamentari lussemburghesi Mars Di Bartolomeo e Dan Biancalana, insieme al console onorario del Lussemburgo - Circoscrizione Ezio Perillo.

Il ruolo del Fogolâr nel Granducato

Il presidente del Fogolâr Furlan di Lussemburgo, Stefano Milani, ha spiegato che l’associazione nasce con l’obiettivo di mantenere saldo il rapporto tra il Friuli e i corregionali che vivono nel Granducato, valorizzando storia, cultura e appartenenza. La scelta di concentrare l’attenzione sul sisma del 1976 va proprio in questa direzione.

Milani ha definito il terremoto un evento che ha segnato profondamente la terra friulana, ma che nel tempo è diventato anche un simbolo riconosciuto di rinascita. Ha inoltre descritto il Fogolâr come una realtà giovane e motivata, impegnata a costruire iniziative culturali, sociali e istituzionali capaci di dare nuova energia alla presenza friulana in Lussemburgo.

Un rapporto che continua oltre la mostra

L’appuntamento di Bettembourg si inserisce in un quadro più ampio di relazioni tra le istituzioni regionali e le comunità friulane all’estero, un tema emerso anche nella recente missione istituzionale che ha coinvolto il Parlamento e la presenza friulana in Lussemburgo.

La chiusura della serata è stata dedicata anche alla valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche del Friuli Venezia Giulia, con vini e prodotti tipici regionali proposti agli ospiti. Un finale coerente con il senso dell’iniziativa: ricordare una ferita storica, ma anche raccontare un Friuli che continua a farsi riconoscere per qualità, tradizione e capacità di tenere unite le proprie comunità, anche a distanza.

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