Acque di zavorra, nei porti del Friuli Venezia Giulia parte un servizio mobile unico nel Paese

Trieste e Monfalcone possono contare su un impianto trasportabile che tratta fino a 300 metri cubi l’ora per limitare l’arrivo di specie invasive.

09 giugno 2026 20:00
Acque di zavorra, nei porti del Friuli Venezia Giulia parte un servizio mobile unico nel Paese -
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Per il sistema portuale del Friuli Venezia Giulia si apre una nuova fase sul fronte ambientale: tra Trieste e Monfalcone è entrato in funzione un impianto mobile dedicato al trattamento delle acque di zavorra delle navi, soluzione indicata come la prima di questo tipo attiva in Italia.

Il servizio, affidato a Itelyum Sea FVG, opera direttamente in area portuale e punta a ridurre uno dei principali fattori di diffusione di organismi estranei nei mari locali. Il tema riguarda da vicino l’Alto Adriatico, un bacino delicato e molto esposto ai movimenti del traffico marittimo.

Un presidio ambientale tra Trieste e Monfalcone

L’impianto si chiama Pure Ballast ed è stato pensato per lavorare in banchina, vicino alle navi. La sua funzione è intervenire sulle acque di zavorra, cioè quelle imbarcate dalle unità navali per mantenere equilibrio e sicurezza durante la navigazione.

Proprio queste acque, da anni, sono considerate a livello internazionale uno dei canali più rilevanti per il trasferimento involontario di specie acquatiche non appartenenti agli ecosistemi di destinazione. La disponibilità del servizio nei due principali scali regionali aggiunge quindi uno strumento operativo a tutela del mare e delle attività che vi ruotano attorno.

La capacità dell’impianto e la tecnologia usata

Pure Ballast è una struttura completamente containerizzata e trasportabile. Può trattare fino a 300 metri cubi all’ora, un dato che ne definisce la portata operativa nei porti di Trieste e Monfalcone.

Il trattamento avviene attraverso un sistema che unisce filtrazione e raggi ultravioletti. In questo modo vengono rimossi particelle, organismi e microrganismi presenti nell’acqua, senza ricorrere a prodotti chimici. L’obiettivo è restituire acqua trattata in linea con gli standard internazionali previsti per questo tipo di operazioni.

Perché il tema pesa sull’Alto Adriatico

La questione non è soltanto tecnica. L’Adriatico è tra i bacini più produttivi del Mediterraneo, ma allo stesso tempo è sottoposto a una pressione significativa dovuta alle rotte commerciali e alle attività umane. In questo contesto, il controllo delle acque di zavorra viene considerato uno degli strumenti più utili per limitare nuove introduzioni biologiche.

Le specie non indigene possono infatti modificare gli equilibri naturali, sottrarre spazio a quelle autoctone e creare effetti negativi anche su habitat sensibili, comprese le praterie di Posidonia. Si tratta di un tema che si intreccia con le attività di monitoraggio ambientale già avviate nell’area dell’Alto Adriatico.

Un riferimento arriva dal Progetto ALIENA, programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027 di cui Arpa FVG è partner: nel Mediterraneo vengono stimate circa 1100 specie non indigene, delle quali 217 presenti nell’Adriatico e quasi 90 nel Golfo di Trieste. Secondo la stessa stima, almeno metà delle specie aliene comparse nel Mare Adriatico sarebbe arrivata attraverso il traffico navale.

Il collaudo e i soggetti presenti

La nuova soluzione è stata verificata con il coinvolgimento dell’Autorità Marittima, dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, dei tecnici della Regione Friuli Venezia Giulia e di Arpa FVG, che ne hanno confermato il funzionamento.

Per Itelyum Sea FVG, l’amministratore delegato Alessandro Bullo ha richiamato la necessità di dotarsi di strumenti concreti per la difesa della biodiversità marina e per la prevenzione delle specie invasive. In questa direzione, l’entrata in servizio dell’impianto rappresenta un passaggio rilevante per il territorio regionale.

Un tassello in più per i porti regionali

L’attivazione del servizio si inserisce nel percorso di innovazione ambientale legato alle attività portuali del Friuli Venezia Giulia. Per Trieste e Monfalcone significa poter contare su una dotazione tecnica aggiuntiva in un’area strategica per la logistica e per i collegamenti dell’Adriatico orientale.

Il nuovo impianto mobile è operativo dal 9 giugno 2026 e aggiunge una funzione concreta alla rete dei servizi presenti in banchina, con una ricaduta che interessa insieme sostenibilità, sicurezza ambientale e competitività del sistema portuale regionale.

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