Fvg, al via le firme per due enti di area vasta: uno per il Friuli con sede ad Aquileia e uno per Trieste
Parte in Friuli Venezia Giulia la raccolta firme per la proposta di legge popolare che istituisce due enti intermedi tra Regione e Comuni: uno per il Friuli e uno per Trieste.
In Friuli Venezia Giulia ha preso avvio la raccolta firme per la proposta di legge popolare che ridisegna gli enti intermedi in due sole aree vaste: Friuli con capoluogo ad Aquileia e Trieste. La proposta colloca il confine alla foce del Timavo e indica come obiettivo la semplificazione del sistema locale.
Il testo è stato presentato da dieci promotori sulla base delle norme previste dallo Statuto speciale e dalla legge regionale che disciplina le iniziative popolari. L’impianto punta a sostituire l’attuale configurazione degli enti intermedi con due soggetti pubblici territoriali autonomi, collocati tra Regione e Comuni.
Il nodo friulano al centro della proposta
Per il territorio friulano la scelta simbolica e amministrativa indicata dai promotori cade su Aquileia. Nella relazione allegata, la città viene richiamata come riferimento storico e culturale di rilievo internazionale, anche per il suo riconoscimento UNESCO, in una visione che vorrebbe dare al Friuli un baricentro unitario.
Accanto a questo, però, il progetto non esclude un ruolo operativo per gli ex capoluoghi provinciali. Il futuro statuto dell’ente friulano dovrebbe infatti disciplinare la turnazione delle sedute degli organi collegiali e la distribuzione di uffici e funzioni tra Gorizia, Pordenone e Udine.
L’obiettivo dichiarato dai promotori è alleggerire e semplificare il sistema degli enti locali, con una struttura ritenuta più coerente con la natura storica, linguistica e territoriale del Friuli Venezia Giulia, descritto nella relazione come una realtà almeno in parte duale.
Confini, funzioni e organi previsti
La proposta individua il limite tra i due enti alla foce del Timavo, richiamando il corrispondente confine della Zona A del Territorio Libero di Trieste. Da una parte ci sarebbe l’ente del Friuli, dall’altra quello con capoluogo Trieste.
Quanto alle competenze, i due organismi avrebbero funzioni proprie e funzioni delegate. Le prime ricalcherebbero quelle attribuite alle Province nel resto d’Italia dal Testo unico degli enti locali; le seconde dipenderebbero invece da future leggi regionali, che dovrebbero definire anche modalità e limiti di esercizio.
Il disegno richiama inoltre il principio di sussidiarietà verticale: tutto ciò che non richiede gestione diretta a livello regionale e che non deve essere attribuito ai Comuni dovrebbe essere assegnato ai nuovi enti di area vasta.
Sotto il profilo istituzionale, entrambi disporrebbero di consiglio, giunta e presidente. Per Trieste il consiglio sarebbe composto da 20 membri, mentre per il Friuli il numero dei seggi verrebbe calcolato in rapporto alla popolazione residente, con un rappresentante ogni 20 mila abitanti e arrotondamento all’unità superiore.
Elezione diretta e autonomia statutaria
Il presidente e il consiglio sarebbero scelti direttamente dagli elettori residenti, con mandato di cinque anni rinnovabile una sola volta. Il testo richiama anche il limite al terzo mandato, mentre per il sistema elettorale rinvia alle norme statali e regionali applicate alle ex Province prima della loro soppressione, salvo gli aggiornamenti regionali successivi sulle sottoscrizioni delle candidature.
I due enti avrebbero autonomia politica e normativa, sia sul piano statutario sia su quello regolamentare, nei limiti dell’ordinamento vigente. Potrebbero inoltre trasmettere atti consultivi agli organi regionali, anche separatamente.
Un passaggio rilevante riguarda i gruppi linguistici riconosciuti in regione. Gli statuti dovrebbero prevedere strumenti concreti di tutela e promozione, insieme a forme di partecipazione popolare diretta all’attività amministrativa.
Personale, risorse e fase transitoria
La proposta dedica spazio anche all’organizzazione amministrativa. L’orientamento indicato è quello di utilizzare in via prioritaria personale regionale già in servizio, soprattutto proveniente dalle precedenti strutture provinciali, per evitare nuove assunzioni e contenere l’impatto sui bilanci pubblici.
Sul versante finanziario, i promotori prevedono autonomia di entrata e di spesa per i due enti, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica. La Giunta regionale dovrebbe destinare ogni anno ai nuovi organismi almeno un decimo delle compartecipazioni erariali regionali ricavate dai rispettivi territori nell’anno precedente, oltre a coprire i costi iniziali di avvio.
Nelle norme transitorie viene indicato che i nuovi enti subentrerebbero agli Edr nei rapporti giuridici e nel patrimonio sui territori di competenza. In una prima fase la Regione nominerebbe commissari per l’amministrazione iniziale, in attesa dell’elezione diretta degli organi.
Il passaggio referendario e le esclusioni previste
Nella relazione introduttiva i promotori osservano che una riforma di questo tipo richiederebbe prima un referendum consultivo regionale, almeno per l’area friulana compresa tra Livenza e Timavo. Il voto non avrebbe carattere vincolante, ma costituirebbe, nella loro impostazione, un passaggio di democrazia diretta da sottoporre alla valutazione del legislatore regionale.
Il testo esclude dall’applicazione della futura legge gli enti montani, la Comunità Collinare del Friuli e le altre forme intercomunali volontarie già costituite, oltre agli organismi associativi con funzioni rappresentative o consultive dei gruppi linguistici. Resta però previsto un obbligo di coordinamento con queste realtà, tenendo conto delle loro specifiche esigenze territoriali e culturali.
Con l’avvio della raccolta firme si apre così una nuova discussione sul futuro equilibrio istituzionale del Friuli Venezia Giulia. Per il Friuli, in particolare, la proposta rimette sul tavolo un tema che intreccia identità, rappresentanza territoriale e organizzazione amministrativa.
Aggiornamento
In Friuli Venezia Giulia è partita la raccolta firme per la proposta di legge popolare che prevede due enti di area vasta, uno per il Friuli con capoluogo ad Aquileia e uno per Trieste, con confine fissato alla foce del Timavo. Il testo punta a semplificare l’assetto degli enti locali e demanda allo statuto del nuovo ente friulano la turnazione delle adunanze e la distribuzione di sedi e uffici tra Gorizia, Pordenone e Udine.