Sanità in Friuli centrale, piano da oltre 425 milioni: Udine guida gli interventi, cantieri in 15 Comuni

Confronto con i sindaci del territorio Asufc: opere su ospedali e servizi di prossimità, dalla rete delle Case di comunità ai progetti per la non autosufficienza.

28 luglio 2026 06:30
Sanità in Friuli centrale, piano da oltre 425 milioni: Udine guida gli interventi, cantieri in 15 Comuni -
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Il baricentro degli investimenti sanitari nel Friuli centrale resta Udine, ma il piano messo a fuoco con i sindaci dell’area Asufc coinvolge un territorio molto più ampio, dall’Alto Friuli alla Bassa. Le risorse complessive superano i 425 milioni di euro e finanziano 54 interventi distribuiti in 15 Comuni, con 19 cantieri già partiti oppure prossimi all’avvio.

L’aggiornamento è stato presentato nel corso di un incontro dedicato allo stato delle opere e alla riorganizzazione dei servizi. Al centro, non solo gli ospedali, ma anche il rafforzamento dell’assistenza vicina ai cittadini e il nodo sempre più pesante della non autosufficienza.

Udine assorbe la quota più consistente

La parte economicamente più rilevante del programma riguarda il polo ospedaliero del capoluogo friulano. Su Udine sono concentrati 18 interventi per oltre 298 milioni di euro, una quota che comprende opere strategiche come il nuovo padiglione, il nuovo accesso del Pronto soccorso pediatrico e la riqualificazione dell’area di Sant’Osvaldo.

Accanto al capoluogo, il piano interessa anche altri presidi fondamentali della rete Asufc. A Palmanova e Latisana sono previsti lavori e adeguamenti legati sia alle strutture sia ai servizi di supporto all’attività sanitaria.

Come sono ripartite le risorse

Nel dettaglio, gli interventi inseriti nel programma sono 37 per quanto riguarda gli investimenti straordinari e 17 nell’ambito del Pnrr, con particolare riferimento a Case di comunità e ospedali di comunità.

La parte principale dei finanziamenti arriva dalla Regione, che copre il 66,6% del totale con 283,3 milioni di euro. I fondi statali valgono invece 110,1 milioni, pari al 25,9%, mentre le risorse Pnrr ammontano a 31,8 milioni, cioè il 7,5% del quadro complessivo.

La rete territoriale tra strutture già attive e lavori in chiusura

Una parte importante del percorso riguarda i servizi sanitari di prossimità. Le Case della comunità risultano già operative a Tarvisio, Tolmezzo, Codroipo e Palmanova. A Tarcento la struttura è pronta per l’inaugurazione, mentre a Cividale e Cervignano gli interventi sono ormai nella fase finale. A Latisana, invece, i lavori sono già stati avviati.

Nel resto del Friuli centrale proseguono anche altri cantieri collegati al rafforzamento della rete locale. A San Daniele è stato completato il nuovo Pronto soccorso e continuano gli adeguamenti antincendio insieme agli interventi per la futura Casa della comunità. A Gemona avanzano i lavori sul distretto e sulla nuova sede dei servizi territoriali.

Per Cividale resta fra i passaggi più attesi il completamento della Casa di comunità, destinata ad ampliare l’offerta di servizi sul territorio e a consolidare la presa in carico fuori dall’ospedale.

Il messaggio della Regione: meno ricoveri evitabili, più assistenza a casa

Durante il confronto con gli amministratori locali, l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi ha sostenuto che la sanità territoriale, nella visione della Regione, è già una realtà operativa. L’obiettivo indicato è ridurre le inappropriatezze, limitare ulteriormente i ricoveri che possono essere evitati e rafforzare l’assistenza domiciliare.

Riccardi ha inoltre richiamato il modello organizzativo regionale basato su tre aziende sanitarie, sottolineando come questa impostazione abbia permesso di affrontare la fase pandemica e di consolidare il rapporto tra ospedali hub, strutture spoke e servizi presenti sul territorio.

Il tema destinato a pesare di più nei prossimi anni

Tra i punti emersi nel confronto, quello della non autosufficienza viene indicato come il banco di prova principale per il futuro della sanità regionale. La direzione delineata è quella di una rete post ospedaliera più solida, con maggiore integrazione tra cure primarie e percorsi assistenziali.

Secondo quanto riferito dall’assessore, nel bilancio sanitario 2026 non è stato necessario aumentare ulteriormente il Fondo sanitario regionale, perché gli obiettivi di gestione sono stati rispettati. Un passaggio che si lega a una programmazione che, almeno per l’area del Friuli centrale, punta ora a trasformare i cantieri aperti in servizi concreti e più accessibili per le comunità locali.

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