Sanità in carcere, il Friuli Venezia Giulia apre alla strada delle visite a distanza
Nel bilancio 2026-2028 passa un ordine del giorno che chiede di portare televisite, teleconsulti e referti digitali negli istituti penitenziari regionali.
Portare medici e specialisti dentro le carceri senza muovere ogni volta i detenuti dagli istituti: è questa la direzione indicata dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia con l’approvazione di un ordine del giorno dedicato alla telemedicina in ambito penitenziario.
Il via libera è arrivato durante l’esame dell’assestamento di bilancio 2026-2028. L’iniziativa, presentata dalla consigliera regionale Rosaria Capozzi del Movimento 5 Stelle, chiede alla Giunta Fedriga di verificare come attivare strumenti sanitari digitali nelle strutture detentive del territorio.
Una misura che punta a ridurre trasferimenti e tempi di attesa
Il cuore della proposta è semplice: usare televisite, teleconsulti e telerefertazioni per rendere più rapido l’accesso alle cure e limitare gli spostamenti verso ospedali e ambulatori esterni. Un passaggio che potrebbe avere effetti concreti sia per l’assistenza sanitaria sia per l’organizzazione quotidiana degli istituti.
Nel documento approvato si chiede infatti una collaborazione tra Regione, Sistema sanitario regionale e ministero della Giustizia, con l’obiettivo di superare le criticità che oggi ostacolano l’utilizzo di questi servizi all’interno delle carceri del Friuli Venezia Giulia.
Il quadro regionale delle carceri
Il tema assume un peso particolare anche alla luce della situazione degli istituti penitenziari del Fvg. Nei dati richiamati dalla proponente, a fronte di una capienza regolamentare di 487 posti risultano presenti 732 detenuti.
In un contesto di questo tipo, la possibilità di seguire parte dei percorsi sanitari a distanza viene indicata come uno strumento utile per alleggerire procedure e accompagnamenti, con possibili ricadute anche sul lavoro del personale penitenziario, già alle prese con carenze di organico.
Telemedicina e nuove tecnologie nel percorso indicato dall’Aula
Secondo Capozzi, esperienze di questo tipo hanno già trovato applicazione in altri contesti, anche in ambito penitenziario, e possono rappresentare un passo avanti nella tutela del diritto alla salute delle persone detenute.
Nel testo approvato compare anche il riferimento alle tecnologie più avanzate legate all’intelligenza artificiale, considerate come parte di un possibile sviluppo dei servizi sanitari digitali. L’atto, però, non rende operativo da subito il sistema: affida piuttosto alla Giunta il compito di lavorare alle condizioni necessarie per valutarne e organizzarne l’attuazione nelle carceri della regione.
Per il Friuli Venezia Giulia si apre quindi una fase di approfondimento che mette insieme sanità, gestione penitenziaria e innovazione, con l’obiettivo dichiarato di rendere le cure più accessibili anche all’interno degli istituti di detenzione.