Granchio blu, dal Consiglio Fvg un primo via libera a misure per la filiera e le imprese della costa
L’Aula regionale ha approvato un ordine del giorno che chiede alla Giunta di valutare aiuti per pesca e acquacoltura, tra investimenti, stoccaggio e trasformazione.
La pressione del granchio blu sulle attività legate al mare entra ufficialmente nell’agenda del Friuli Venezia Giulia. A Trieste il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno che sollecita la Regione a mettere a fuoco interventi per sostenere pesca e acquacoltura, settori che lungo la costa friulana e giuliana stanno facendo i conti con ricadute economiche sempre più pesanti.
Il documento porta la firma della consigliera Serena Pellegrino, di Alleanza Verdi e Sinistra, e prova a trasformare in un percorso operativo un tema che nel 2026 si è aggravato. L’indicazione politica è quella di non fermarsi alla sola gestione dell’emergenza, ma di ragionare anche su strumenti utili a creare una filiera regionale dedicata alla lavorazione e alla commercializzazione della specie.
Un problema che non riguarda più soltanto le lagune
A spingere il confronto in Aula sono stati soprattutto i numeri registrati nei primi mesi dell’anno. Nei primi quattro mesi del 2026, nelle acque regionali è stata pescata una quantità di granchio blu già pari a quella dell’intero 2025, segnale di una presenza ormai molto più estesa.
Secondo quanto riferito nel dibattito, la specie viene intercettata anche al largo, fino a tre o quattro miglia dalla costa. In una sola uscita di pesca possono finire nelle reti fino a 150 chilogrammi di esemplari, con conseguenze che toccano non solo il pescato ma anche gli allevamenti, l’equilibrio dell’ecosistema e le attrezzature utilizzate dagli operatori.
Nel confronto è stato richiamato anche l’allarme espresso da Confcooperative Friuli Venezia Giulia e dal mondo della pesca regionale. Tra le voci citate c’è quella del coordinatore del settore pesca di Confcooperative Fvg, Achille Ghenda, che ha evidenziato come la diffusione del granchio blu abbia ormai superato l’ambito lagunare.
Le richieste alla Giunta regionale
L’ordine del giorno approvato indica una serie di possibili linee di sostegno rivolte soprattutto alle piccole e medie imprese del comparto. Tra le ipotesi ci sono contributi per macchinari, dotazioni tecniche e soluzioni innovative da impiegare nella trasformazione, nella conservazione e nella lavorazione delle carni di granchio blu.
Il testo guarda anche agli anelli successivi della catena produttiva: sviluppo di nuovi prodotti, promozione commerciale, confezionamento, logistica e capacità di stoccaggio. L’idea è accompagnare le imprese colpite dalla proliferazione della specie aliena verso una parziale riconversione, così da aprire un canale economico che oggi appare ancora limitato.
La stessa Pellegrino ha ricordato che la presenza del granchio blu nei menù della ristorazione, da sola, non basta a compensare i danni subiti dalle altre specie ittiche, dagli impianti di acquacoltura e dagli strumenti di lavoro. Da qui la richiesta di un intervento più strutturato.
Il precedente delle risorse chieste in Assestamento
Il contenuto dell’atto riprende gli obiettivi di un emendamento presentato in sede di Assestamento di bilancio, nel quale veniva proposta una dotazione da 500mila euro. La finalità era favorire la riconversione economica delle imprese interessate e avviare una filiera regionale capace di dare sbocco alla raccolta e alla vendita del crostaceo.
Nel dibattito è stato richiamato anche il confronto con l’Emilia-Romagna, una delle regioni italiane più esposte a questo fenomeno. Lì sono già stati attivati fondi per sostenere l’acquacoltura, compensare le perdite produttive e coprire le spese necessarie per contenimento e smaltimento.
Per il 2026 l’Emilia-Romagna ha previsto un ulteriore stanziamento da 1,5 milioni di euro, che si aggiunge ai 3,5 milioni messi a disposizione negli anni precedenti. Tra gli strumenti utilizzati figurano aiuti per attrezzature, macchinari, vendita diretta e diversificazione dell’attività.
Il passaggio approvato dal Consiglio regionale friulano non assegna ancora risorse immediate, ma indica una direzione precisa alla Giunta: costruire misure accessibili per le imprese della costa e tenere insieme tutela ambientale e tenuta economica di un comparto che in Friuli Venezia Giulia sta vivendo una fase delicata.