Carrozzine e dispositivi, il nodo dei ritardi in Friuli centrale arriva in Aula
La consigliera regionale di Patto per l'Autonomia-Civica Fvg solleva il tema dopo il caso di una giovane udinese.e: chiesti chiarimenti sui tempi di consegna degli ausili nell’area Asufc.
Un ausilio che resta fermo in magazzino per mesi non è solo una pratica che si inceppa: per chi lo aspetta significa rinunciare a spostarsi, uscire di casa e gestire con maggiore autonomia la vita di ogni giorno. Da questo punto, che tocca da vicino molte famiglie del Friuli centrale, è partita la discussione approdata oggi in Consiglio regionale.
A portare la questione in Aula, nella giornata del 15 settembre 2026, è stata la consigliera regionale Simona Liguori del gruppo Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, con un'interrogazione a risposta immediata dedicata ai tempi di consegna degli ausili protesici nell'ambito di Asufc.
Il tema si è acceso dopo la vicenda di una giovane di Udine, raccontata nelle scorse settimane, che ha atteso a lungo una nuova carrozzina pur essendo il dispositivo già arrivato dal fornitore al deposito del distretto sanitario. La consegna è stata poi sbloccata solo in seguito alla segnalazione dei familiari.
Dal caso di Udine a una questione più ampia
Per Liguori, l'episodio non può essere letto soltanto come un problema interno di organizzazione. Il punto, ha sostenuto, riguarda le ricadute concrete sulle persone con disabilità e su chi le assiste ogni giorno, perché un ritardo prolungato su strumenti di questo tipo pesa direttamente sulla quotidianità.
La consigliera ha chiesto di chiarire se quanto accaduto nel territorio udinese debba essere considerato un fatto circoscritto oppure se il sistema adottato possa generare rallentamenti anche in altri casi. È questo il passaggio centrale dell'iniziativa discussa in Consiglio.
Gli ausili non sono una pratica qualsiasi
Nell'intervento è stato ribadito che carrozzine, deambulatori e altri dispositivi hanno una funzione essenziale e non possono essere trattati come semplici passaggi amministrativi. Si tratta di strumenti che incidono su mobilità, indipendenza personale e qualità della vita.
Il confronto aperto in Regione riporta così l'attenzione su un servizio che, in Friuli centrale, interessa direttamente cittadini e famiglie. Quando i tempi si allungano, il disagio non resta confinato negli uffici, ma arriva nelle case di chi ha bisogno di risposte rapide.
Il confronto resta aperto sul servizio Asufc
La questione dei tempi di consegna si inserisce in un dibattito più ampio sull'organizzazione del servizio degli ausili protesici in Asufc. L'obiettivo dell'interrogazione, nelle parole della consigliera, è verificare se le procedure in uso siano davvero in grado di assicurare risposte adeguate e tempestive.
Il caso emerso a Udine, quindi, diventa un banco di prova per capire se il sistema riesca a evitare nuovi ritardi su dispositivi indispensabili. Per il territorio friulano, il tema resta quello più concreto: garantire che strumenti fondamentali per l'autonomia arrivino a chi ne ha bisogno senza attese incompatibili con la vita quotidiana.