Ricerca a Trieste, il nodo dei contratti a termine arriva in Consiglio regionale
Mozione annunciata da Serena Pellegrino ed Emanuel Oian sul caso Cnr-Iom: chiesto un intervento della Regione per favorire la stabilizzazione.
La tenuta del sistema della ricerca in Friuli Venezia Giulia passa anche dalla continuità del lavoro nei laboratori. È da questo punto che si apre il confronto politico sul Cnr-Iom di Trieste, dove la quota di personale con rapporti non stabili torna al centro di una iniziativa che approderà in Consiglio regionale.
Ad annunciare la presentazione di una mozione sono la consigliera regionale Serena Pellegrino, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, ed Emanuel Oian, responsabile Università e Ricerca di Sinistra Italiana Fvg. L’obiettivo indicato è sollecitare la Regione a muoversi rapidamente e a far valere la propria voce nei confronti del Governo su una questione che, secondo i promotori, riguarda direttamente il futuro di una delle realtà scientifiche più rilevanti del territorio.
Al centro del documento c’è la situazione del Cnr-Iom di Trieste. In base ai dati richiamati nella nota, il 24% degli addetti dell’istituto si trova in condizione di precarietà, mentre tra ricercatori e tecnologi la percentuale di chi lavora con un contratto a tempo determinato sale al 27%.
Il peso dei numeri sull’attività scientifica
Per Pellegrino, il tema non riguarda soltanto l’organizzazione del lavoro, ma investe la credibilità stessa del sistema pubblico della ricerca. Nella presa di posizione viene sottolineato come sia contraddittorio parlare di innovazione ed eccellenza senza affrontare in modo strutturale la fragilità occupazionale di chi quei risultati li rende possibili ogni giorno.
La mozione, nelle intenzioni dei firmatari, punta quindi a ottenere un’assunzione di responsabilità politica da parte della Regione Fvg, chiamata a sostenere una richiesta di soluzioni concrete per il personale che da anni opera all’interno dell’istituto triestino.
I timori legati alle regole dopo il Pnrr
Un altro passaggio indicato come critico riguarda la delibera sui concorsi successivi al Pnrr. Secondo quanto evidenziato da Pellegrino, il limite dei 30 mesi per l’anzianità di servizio richiesta potrebbe avere effetti diretti su una parte dei lavoratori già impegnati nei progetti.
Nel caso del Cnr-Iom, il rischio segnalato è che sette persone possano restare escluse nonostante un percorso professionale maturato proprio nell’ambito delle attività collegate al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Per la consigliera regionale, si tratterebbe di una dispersione di competenze costruite nel tempo e utili alla continuità del lavoro scientifico.
Fondi ottenuti e risorse per chi lavora ai progetti
Nella nota viene richiamato anche il rapporto tra i finanziamenti arrivati all’istituto e la quota destinata al personale impiegato nell’operatività dei progetti. Il riferimento è a circa 47 milioni di euro tra fondi competitivi e risorse Pnrr nel periodo 2023-2026.
Secondo i dati riportati dai lavoratori e rilanciati nella presa di posizione, meno del 10% del totale sarebbe stato investito sul personale che ha reso possibile lo sviluppo delle attività. Un elemento che, per i promotori della mozione, rafforza la richiesta di un intervento mirato sul fronte della stabilizzazione.
La questione, oltre il caso specifico triestino, tocca un tema più ampio per il Friuli Venezia Giulia: la capacità di trattenere ricercatori e professionalità qualificate. Per Pellegrino, senza politiche adeguate si rischia di indebolire le strutture di ricerca e di ridurre l’efficacia degli investimenti pubblici già messi in campo.