Montasio, il ghiacciaio friulano tiene ancora: a fine maggio misurati 4 metri di neve
Nel gruppo del Montasio i rilievi primaverili confermano una tenuta rara per le Alpi orientali, nonostante una stagione con accumuli modesti.
C’è un dato che colpisce più di tutti nelle ultime verifiche sul Montasio: alla fine di maggio, nel punto usato per la misura della densità della neve, il manto ha raggiunto i 400 centimetri. Un valore che, letto da solo, non racconta tutto, ma che conferma come il ghiacciaio occidentale continui a mostrare una capacità di resistenza poco comune nel quadro attuale delle Alpi orientali.
Il rilievo è stato effettuato con un anticipo di circa dieci giorni rispetto al calendario abituale. Proprio per questo il dato va interpretato con cautela: resta comunque vicino ai livelli molto bassi già osservati nel 2022, quando nello stesso contesto di scarso innevamento si erano fermati a 310 centimetri.
Per il Friuli Venezia Giulia si tratta di un osservato speciale. Il ghiacciaio del Montasio è infatti uno degli ultimi lembi glaciali ancora presenti nell’area alpina orientale e viene seguito con continuità da oltre quindici anni, con due campagne di misura all’anno, una in primavera e una in autunno.
Un piccolo ghiacciaio che continua a fare eccezione
La particolarità del Montasio sta anche nella sua posizione. Si trova tra quota 1.860 e 2.050 metri, una fascia altimetrica che lo rende un caso quasi unico: è il ghiacciaio collocato più in basso dell’intero arco alpino. Eppure, nel tempo, ha tenuto meglio di molti altri apparati glaciali ben più alti.
A spiegare questa tenuta concorrono più elementi insieme: l’esposizione settentrionale, che limita l’irraggiamento diretto, una conca favorevole, l’apporto costante delle valanghe dai pendii superiori e la copertura di detriti rocciosi, utile a schermare parzialmente il ghiaccio e a rallentarne la fusione.
La sua superficie è di circa sette ettari. Dimensioni ridotte, ma grande interesse scientifico, perché l’evoluzione del Montasio aiuta a leggere con precisione gli effetti del riscaldamento climatico in montagna e offre indicazioni utili anche sul piano della prevenzione dei rischi idrogeologici.
I numeri della serie storica
Le misure raccolte dal 2009 permettono di collocare meglio il rilievo di quest’anno. Il massimo della serie è stato raggiunto nel 2011 con 740 centimetri di neve, mentre il minimo resta quello del 2022. La rilevazione primaverile serve soprattutto a stimare quanta neve si è accumulata durante l’inverno, un passaggio decisivo per arrivare poi al bilancio di massa annuale.
L’inverno appena trascorso non è stato generoso. Le nevicate sono state limitate e arrivate tardi, eppure il ghiacciaio occidentale del Montasio continua a distinguersi per una resilienza che, nel confronto con molti altri siti alpini, appare ancora significativa.
Chi segue il monitoraggio sul versante friulano
Il lavoro scientifico è affidato all’Università di Udine con il gruppo del professor Federico Cazorzi, in collaborazione con la Struttura stabile centrale del Corpo forestale regionale dedicata al monitoraggio del manto nevoso e dei fenomeni valanghivi, oltre alla Stazione forestale di Tarvisio. Il supporto logistico viene assicurato dalla Protezione civile regionale.
Le verifiche non si basano soltanto sulle osservazioni dirette. Accanto a trincee, sondaggi di spessore e misure di densità vengono utilizzati anche strumenti di telerilevamento, come i dati satellitari e le scansioni LiDAR da drone, che consentono di ricostruire con elevata precisione la forma della superficie glaciale.
L’incrocio tra queste informazioni e i dati meteorologici permette di seguire anno dopo anno l’evoluzione del ghiacciaio del Montasio. Per il Friuli è un patrimonio naturale minuscolo nelle dimensioni, ma prezioso per capire come sta cambiando l’ambiente montano della regione.