Memoria friulana in Lussemburgo, Bordin fa tappa alla Petite Italie di Dudelange

Nel sud del Granducato la visita del presidente del Consiglio regionale Fvg tra il centro dedicato alle migrazioni e il quartiere storico degli italiani

23 maggio 2026 16:26
Memoria friulana in Lussemburgo, Bordin fa tappa alla Petite Italie di Dudelange -
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La storia dell’emigrazione friulana torna al centro di una visita istituzionale in Lussemburgo. A Dudelange, città profondamente segnata dalla presenza operaia italiana del Novecento, il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Mauro Bordin ha raggiunto il museo-documentazione che custodisce carte, immagini e testimonianze dei flussi migratori europei.

L’appuntamento ha avuto un significato che va oltre il protocollo: rimettere in primo piano il legame tra il Friuli Venezia Giulia e le comunità che nel tempo hanno costruito altrove la propria vita, mantenendo però un rapporto forte con la terra d’origine.

La visita nel luogo simbolo dell’emigrazione

Il percorso si è svolto al Centre de Documentation sur les Migrations Humaines, realtà dedicata alla conservazione della memoria delle migrazioni. La struttura si trova nell’ex stazione ferroviaria di Dudelange-Usines, uno spazio che richiama direttamente una stagione storica fatta di partenze, lavoro e insediamenti di famiglie arrivate da diverse parti d’Europa.

Accanto al centro si estende anche il Quartier Italien, conosciuto come Petite Italie, quartiere che per anni ha rappresentato un punto di riferimento per gli italiani impiegati nelle miniere e nelle acciaierie del Granducato. Proprio qui la delegazione ha compiuto una seconda tappa, entrando in uno dei luoghi più rappresentativi dell’integrazione della comunità italiana.

Le autorità presenti a Dudelange

Con Bordin erano presenti Stefano Milani, presidente del Fogolar Furlan, il sindaco di Dudelange Dan Biancalana, l’ambasciatore d’Italia in Lussemburgo Carmine Robustelli e il primo segretario dell’Ambasciata italiana Damiano Rampini. Una presenza congiunta che ha dato alla giornata un profilo sia istituzionale sia profondamente legato alla memoria collettiva.

Nel materiale conservato dal centro trovano spazio fotografie, documenti e racconti che ricostruiscono il contributo dato dagli emigrati italiani alla crescita economica e sociale del Paese. Un patrimonio che riguarda da vicino anche molte famiglie friulane partite in cerca di lavoro.

Il richiamo alle radici friulane

Nel corso della visita, Bordin ha sottolineato il valore di un luogo capace di restituire dignità e riconoscimento a migliaia di persone che hanno lasciato l’Italia senza interrompere il filo con le proprie origini. Per il presidente, rendere omaggio a questa vicenda significa ricordare il sacrificio e il senso di comunità di tanti corregionali che hanno contribuito allo sviluppo del Lussemburgo.

Il presidente del Consiglio regionale ha anche rimarcato come l’emigrazione non possa essere letta soltanto come risposta a un bisogno economico, ma anche come esperienza che ha messo in relazione culture e popoli diversi nel contesto europeo.

Un passaggio che, guardato dal Friuli, assume un peso particolare: la rete delle comunità all’estero continua infatti a rappresentare un patrimonio umano, sociale e culturale di grande rilievo per la regione. Dudelange, con la sua Petite Italie, resta uno dei luoghi in cui questa eredità è ancora visibile e racconta qualcosa anche alle nuove generazioni.

Secondo Bordin, proprio la vicenda della comunità italiana insediata in questa parte del Lussemburgo continua a offrire un esempio concreto di lavoro, solidarietà e integrazione riuscita. Da qui il richiamo al compito delle istituzioni: custodire questa memoria e mantenere vivo il rapporto con i friulani che vivono fuori dai confini regionali.

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