Memoria e scuola a Gorizia: cinque Medaglie d’Onore per gli internati del territorio
Al liceo Dante Alighieri una cerimonia con studenti, famiglie e amministratori per ricordare cinque cittadini della provincia deportati nei lager nazisti.
La memoria del Novecento è tornata nelle aule di Gorizia attraverso i nomi di cinque uomini legati al territorio, ricordati con la consegna delle Medaglie d’Onore concesse dal Presidente della Repubblica. L’appuntamento si è svolto il 23 settembre 2026 nell’aula magna del liceo Dante Alighieri, davanti a studenti, familiari e rappresentanti delle istituzioni locali.
Il riconoscimento ha riguardato Dionisio Lorenzon di Gorizia, Giovanni Marega di Gradisca d'Isonzo, Giovanni Turus di Mossa, Antonino Piraino di San Pier d'Isonzo e Angelo Ponton di Villesse. Le onorificenze sono state ritirate da un amico, da tre nipoti e dalla figlia, in un passaggio dal forte valore civile oltre che familiare.
Accanto ai parenti erano presenti anche i sindaci dei Comuni di provenienza degli internati ricordati, in particolare San Pier d'Isonzo, Gradisca d'Isonzo, Mossa e Villesse. In sala anche la dirigente del Polo liceale Giovanna Petitti, il vicesindaco di Gorizia Chiara Gatta e il prefetto di Gorizia Ester Ferullo.
Un ricordo che parla alle comunità del Friuli orientale
La cerimonia non si è limitata al momento ufficiale. Il coinvolgimento del mondo scolastico ha dato alla mattinata un taglio rivolto anche alla formazione, con gli studenti del Polo liceale impegnati in un approfondimento sulla storia degli internati legati all’area goriziana.
Per città e paesi della provincia, il ricordo di queste vicende non resta dunque confinato alla dimensione nazionale. I nomi letti durante l’incontro riportano la riflessione dentro le comunità locali, tra famiglie, archivi e memorie che ancora oggi aiutano a comprendere il peso delle scelte compiute durante la guerra.
Il richiamo alla storia dopo l’8 settembre
Nel corso dell’iniziativa, l’assessore regionale al Patrimonio Sebastiano Callari ha sottolineato il significato della ricorrenza davanti ai ragazzi, soffermandosi sul valore della libertà e della democrazia come beni da custodire ogni giorno. Il suo intervento ha collegato la consegna delle medaglie alla necessità di non rendere astratta la memoria.
Callari ha ricordato che dopo l’8 settembre 1943 circa 650mila militari italiani finirono nei campi tedeschi dopo aver rifiutato l’adesione alla Repubblica sociale italiana e al nazifascismo. La prigionia durò in media 19 mesi e tra 40mila e 50mila persone non fecero ritorno.
Nel suo intervento è stato richiamato anche il valore simbolico della Risiera di San Sabba, indicata come luogo essenziale per comprendere da vicino la violenza subita da chi venne privato della libertà. Un riferimento che inserisce la cerimonia di Gorizia dentro una memoria più ampia, che riguarda tutto il Friuli Venezia Giulia.
Le medaglie come passaggio di testimone
Davanti agli studenti del Dante Alighieri, il messaggio centrale è stato quello della trasmissione della memoria alle nuove generazioni. La scuola, insieme alle istituzioni, viene chiamata a tenere vivo il racconto di uomini che pagarono con la deportazione la scelta di non piegarsi.
La mattinata goriziana ha così unito il momento del riconoscimento pubblico al lavoro educativo. Le Medaglie d’Onore hanno riguardato cittadini italiani, militari e civili, della provincia di Gorizia, deportati o internati nei lager nazisti e impiegati nel lavoro coatto al servizio dell’economia di guerra.
Per il territorio, iniziative come questa non rappresentano soltanto una commemorazione formale: sono un modo concreto per restituire un volto e una storia a vicende che hanno attraversato anche le comunità locali, da Gorizia ai centri dell'Isontino, e che continuano a interrogare il presente.