Lavoro in Friuli Venezia Giulia, la Regione stima 45mila nuovi ingressi per reggere occupazione e crescita
A Udine il confronto tra istituzioni, ateneo e manifattura: al centro competenze, ricerca applicata e capacità del territorio di trattenere profili qualificati.
Per il Friuli Venezia Giulia la partita dei prossimi anni si giocherà soprattutto sulle persone. La stima illustrata a Udine dall’assessore regionale Alessia Rosolen indica una soglia molto impegnativa: serviranno 45mila nuovi lavoratori nell’arco di 6-8 anni per non perdere l’attuale equilibrio occupazionale.
Il dato è stato richiamato durante il workshop dedicato a tecnologie innovative e sostenibilità nei sistemi manifatturieri avanzati, appuntamento che ha riportato nel capoluogo friulano uno dei temi più delicati per il tessuto produttivo regionale: trovare competenze adeguate mentre imprese e filiere affrontano la trasformazione tecnologica.
L’incontro del 7 settembre 2026 si è svolto a palazzo Garzolini di Toppo Wassermann, nell’ambito dell’assemblea annuale dei soci di Aitem, l’Associazione italiana delle tecnologie manifatturiere, con l’organizzazione condivisa con il dipartimento Politecnico di ingegneria ed architettura dell’Università degli Studi di Udine.
Udine al centro del confronto tra industria, università e istituzioni
Nel dibattito emerso a Udine, il punto non è stato soltanto quantificare il fabbisogno di addetti. La questione più ampia riguarda infatti la capacità del sistema regionale di accompagnare le aziende, in particolare quelle di minori dimensioni, verso strumenti che rendano possibile innovare davvero: trasferimento tecnologico, consulenze specialistiche, percorsi di prova prima degli investimenti e collegamenti più stretti con la formazione.
Rosolen ha insistito su un concetto preciso: l’innovazione non si esaurisce nell’introduzione di nuove tecnologie, ma modifica organizzazione del lavoro, profili professionali richiesti e opportunità che un territorio è in grado di offrire a chi cerca occupazione qualificata.
Per una regione come il Friuli Venezia Giulia, dove convivono realtà industriali strutturate e una rete molto ampia di piccole e micro imprese, la sfida è rendere accessibili competenze e infrastrutture anche a chi non dispone internamente di grandi risorse per ricerca e sviluppo.
Formazione, dottorati e riqualificazione nella strategia regionale
Una parte importante della linea regionale passa dal rafforzamento del capitale umano. Nel corso dell’incontro è stato ricordato il sostegno ai dottorati di ricerca, con quasi 400 percorsi finanziati negli ultimi anni e un ulteriore stanziamento di 6 milioni di euro previsto per il prossimo biennio.
L’obiettivo, però, non è finanziare percorsi accademici in modo isolato. La Regione punta a creare un legame più diretto tra università, ITS Academy e mondo produttivo, così da trasformare le competenze in innovazione concreta, maggiore produttività e crescita per le imprese del territorio.
Nello stesso quadro rientrano la formazione continua e i percorsi di riqualificazione professionale, considerati decisivi per intercettare giovani, donne e persone oggi ai margini del mercato del lavoro. La tenuta del sistema produttivo, nella lettura regionale, dipenderà anche dall’aumento della partecipazione complessiva al lavoro.
Una rete territoriale che superi i confini tradizionali
Dal workshop udinese è emersa anche l’idea di una collaborazione più fitta tra atenei, parchi scientifici e tecnologici, cluster, istituzioni e filiere industriali. La direzione indicata è quella di mettere in comune competenze, strutture e occasioni di sviluppo, evitando compartimenti troppo rigidi tra settori.
Tra gli strumenti richiamati figurano il sistema universitario, la rete Inest, i parchi scientifici e i cluster già sostenuti dalla Regione. L’orientamento è superare una lettura tradizionale delle specializzazioni produttive e favorire connessioni tra ambiti differenti, dal mare all’aerospazio, fino all’energia e ad altri comparti ritenuti strategici.
In questa visione, Rosolen ha parlato anche della necessità di costruire vere “valli dell’innovazione”, capaci di unire ricercatori, studenti, docenti, imprese e infrastrutture oltre i confini amministrativi, con una logica di rete più ampia.
Attrarre talenti per non perdere competitività
Accanto alla formazione, la Regione collega lo sviluppo del Friuli Venezia Giulia alla capacità di trattenere professionalità qualificate e di richiamarne di nuove. In questo filone si inserisce la norma Talenti, citata come misura pensata per sostenere le imprese nelle assunzioni di profili ad alta qualificazione e, insieme, per rendere il territorio più competitivo.
Il messaggio emerso da Udine è che la concorrenza non riguarda soltanto le aziende, ma anche i territori. Chi saprà offrire lavoro di qualità, connessioni con la ricerca e condizioni favorevoli alla crescita professionale avrà maggiori possibilità di reggere l’urto del cambiamento produttivo.
All’appuntamento udinese erano presenti anche il rettore dell’Università degli Studi di Udine Angelo Montanari, il direttore del dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura Alessandro Gasparetto, il presidente di Aitem Antonino Squillace, il sindaco di Udine Alberto Felice De Toni e il presidente di Confindustria Udine Luigino Pozzo. Un confronto che, partendo dal capoluogo friulano, ha rimesso al centro una domanda concreta per tutta la regione: come trovare le competenze necessarie per sostenere industria, innovazione e occupazione nei prossimi anni.