Krško, il Patto per l’Autonomia incalza la Regione: «Dica se ha cambiato posizione»
Massolino e Moretuzzo riportano il tema in Consiglio regionale e chiedono chiarezza sulla linea del Friuli Venezia Giulia rispetto all’ampliamento della centrale slovena.
La linea del Friuli Venezia Giulia su Krško torna sotto osservazione politica. A sollevare il tema sono i consiglieri regionali Giulia Massolino e Massimo Moretuzzo, che chiedono alla maggioranza di chiarire pubblicamente se intenda confermare la contrarietà già espressa in passato rispetto al raddoppio della centrale nucleare slovena.
Per il Patto per l’Autonomia-Civica FVG il punto non è soltanto energetico, ma anche istituzionale. Secondo i due esponenti dell’opposizione, se l’orientamento della coalizione che guida la Regione è mutato rispetto a quanto votato nella scorsa legislatura, questo passaggio va esplicitato senza ambiguità davanti al Consiglio e ai cittadini.
Una mozione approvata all’unanimità torna al centro
Il riferimento politico è alla mozione approvata all’unanimità nella precedente legislatura, con cui il Consiglio regionale impegnava la Giunta Fedriga a esprimere contrarietà all’espansione dell’impianto e a chiedere l’attivazione di una procedura di valutazione ambientale transfrontaliera.
È proprio da quell’atto che Massolino e Moretuzzo ripartono per domandare se la posizione ufficiale del Friuli Venezia Giulia sia ancora la stessa oppure no. Nella loro lettura, non può esserci spazio per formule vaghe su una questione che coinvolge sicurezza, pianificazione energetica e rapporti con il territorio confinante.
Il confronto sul nucleare e il nodo della partecipazione
I due consiglieri contestano anche il tono di alcune recenti uscite nel dibattito pubblico sul nucleare. In particolare giudicano grave l’idea che i cittadini non debbano poter incidere su un tema di questa portata e respingono le affermazioni che liquidano i referendum sul nucleare come un errore.
Per il Patto per l’Autonomia, il confronto dovrebbe invece poggiare su due basi precise: il rispetto delle scelte democratiche e la correttezza delle informazioni diffuse, soprattutto quando si affrontano aspetti sensibili come la sicurezza dell’area in cui sorge la centrale di Krško.
Costi, tempi e fattibilità: le obiezioni dell’opposizione
Nel merito, Massolino e Moretuzzo mettono in discussione la rappresentazione del nucleare come opzione veloce e conveniente. A sostegno di questa critica citano alcuni dei principali cantieri europei: il terzo reattore di Flamanville, in Francia, avviato nel 2007 e concluso nel 2024, con costi saliti oltre 23 miliardi rispetto ai 3,3 inizialmente previsti, e Hinkley Point nel Regno Unito, che non sarebbe operativo prima del 2030 a fronte di una spesa superiore ai 35 miliardi.
Nella loro analisi rientra anche il tema dell’acqua necessaria al funzionamento degli impianti. I consiglieri richiamano il caso di una centrale francese fermata per almeno una settimana a causa delle temperature troppo elevate del fiume, elemento che secondo loro mostra una criticità destinata a pesare di più con l’aumento delle ondate di calore.
Il punto più sensibile: la sismicità dell’area
Tra gli aspetti più contestati dal gruppo consiliare c’è quello legato al rischio sismico. Massolino e Moretuzzo definiscono inaccettabile, sul piano scientifico, sostenere che nell’area di Krško questo problema non esista, ricordando che si tratta di una zona classificata come sismicamente attiva.
Secondo la loro posizione, la tecnologia può contenere il rischio ma non eliminare il dato naturale. Per questo ritengono sbagliato minimizzare il profilo geologico del sito, anche perché su quel punto si sono concentrate per anni valutazioni tecniche e discussioni pubbliche.
Le strade alternative indicate per il Friuli Venezia Giulia
Il Patto per l’Autonomia sposta poi l’attenzione sulle soluzioni che considera immediatamente praticabili. Tra queste vengono indicate efficienza energetica, sistemi di accumulo, reti intelligenti, comunità energetiche e sviluppo delle fonti rinnovabili, strumenti che secondo i consiglieri potrebbero incidere prima sui costi in bolletta e sull’autonomia del territorio.
Nel ragionamento entrano anche gli SMR, i piccoli reattori modulari spesso evocati nel dibattito sul nuovo nucleare. Per Massolino e Moretuzzo, allo stato attuale si tratta ancora di prototipi e non di risposte pronte, mentre restano aperte questioni come la gestione delle scorie, i tempi di realizzazione e l’impatto finale della spesa su famiglie e imprese.
La richiesta conclusiva rivolta alla Regione è quindi netta: dire con chiarezza se l’indirizzo votato dal Consiglio regionale nella passata legislatura è ancora valido oppure se la maggioranza intende cambiare strada sul dossier Krško. Un passaggio che, per l’opposizione, non può restare sullo sfondo del dibattito politico friulano.