ITS in Friuli Venezia Giulia, diploma e lavoro viaggiano insieme: oltre 9 studenti su 10 trovano occupazione
Il monitoraggio nazionale conferma il peso del sistema regionale. In arrivo 32 percorsi e nuove aperture previste tra Gorizia, Monfalcone e Amaro.
Per molti diplomati del Friuli Venezia Giulia la scelta degli ITS continua a tradursi in un ingresso rapido nel mondo del lavoro. È il dato che emerge con più forza dal monitoraggio Indire, che colloca il sistema regionale tra quelli più solidi del Paese per efficacia formativa e risultati occupazionali.
La quota di occupati dopo il percorso raggiunge il 92,4 per cento, mentre chi conclude con successo i corsi arriva all’83,7 per cento, un valore superiore alla media italiana, ferma al 75,7. Nel tempo la crescita è stata netta: gli inserimenti lavorativi rilevati sono passati da 58 nel 2013 a 314 nel 2024.
Nel quadro nazionale il Friuli Venezia Giulia occupa il sesto posto complessivo. Se però il confronto viene letto in rapporto alla popolazione residente e al numero degli iscritti, la regione sale fino alla seconda posizione. Sul piano qualitativo ottiene inoltre un punteggio di 8,1, sopra la media nazionale di 7,6.
Una rete regionale che punta ad allargarsi
I numeri sono stati illustrati dall’assessore regionale alla Formazione, Istruzione e Lavoro Alessia Rosolen nella sede dell’Accademia Nautica dell’Adriatico a Trieste. La Regione ha indicato anche la direzione dei prossimi anni, con una programmazione che prevede 15 milioni di euro attraverso il FSE per rafforzare i quattro ITS presenti in Friuli Venezia Giulia.
L’obiettivo è ampliare l’offerta e consolidare una rete che già coinvolge università, cluster e mondo produttivo. Le imprese collegate al sistema sono 130, elemento che aiuta a spiegare il legame stretto tra formazione tecnica e sbocchi professionali.
Tra le novità annunciate per il 2026-2027 ci sono due attivazioni previste, compatibilmente con le iscrizioni, a Gorizia e Monfalcone, oltre al rafforzamento della sede di Amaro, considerata strategica dalla Regione anche nel prossimo assestamento di bilancio.
Borse, voucher e apertura verso l'estero
Nel pacchetto di misure segnalate dalla Regione c’è anche il tema del diritto allo studio. Agli studenti degli ITS sono stati riconosciuti gli stessi strumenti già previsti per chi frequenta l’università, con particolare riferimento a borse di studio e voucher.
Un altro fronte riguarda l’internazionalizzazione. L’attività di attrazione di studenti dall’estero si è concentrata soprattutto su Egitto e Somalia, in una strategia che punta a rendere il sistema regionale più visibile anche fuori dai confini italiani.
Dove si concentrano i 32 corsi in partenza
Per l’anno formativo 2026-2027 le selezioni risultano già aperte oppure in avvio. Nel complesso l’offerta dei quattro ITS del Friuli Venezia Giulia arriva a 32 corsi, distribuiti sul territorio regionale in ambiti molto diversi tra loro.
L’ITS Academy Alto Adriatico propone otto percorsi tra Pordenone e Amaro, nelle aree dell’informatica e dei dati, dell’agroalimentare e dell’energia. L’Accademia Nautica dell’Adriatico ne presenta sette tra Trieste e Gorizia, tutti legati a mobilità sostenibile e logistica.
L’ITS Academy Udine mette in calendario dodici corsi tra Udine e Monfalcone, con indirizzi che spaziano dal sistema casa alla meccatronica, fino ai beni culturali e al turismo. ITS Academy Lifetech, infine, organizza cinque percorsi a Trieste dedicati alla chimica e alle nuove tecnologie della vita.
Il peso degli ITS nel sistema formativo friulano
La rete regionale degli Istituti tecnologici superiori conta complessivamente 58 laboratori. Il monitoraggio nazionale evidenzia una capacità significativa di attrarre iscritti sia dal territorio sia da fuori regione, con risultati che poi si riflettono sul conseguimento del titolo e sull’accesso al lavoro.
Per il Friuli Venezia Giulia il dato assume anche un valore strategico: gli ITS si confermano uno dei canali più concreti per collegare scuola, specializzazione tecnica e fabbisogni delle imprese. Un indicatore che, alla luce dei risultati diffusi, rafforza il ruolo di questo segmento formativo nell’economia regionale.