Mercosur, il Friuli Venezia Giulia guarda al mercato sudamericano: imprese tra nuove chance e timori sul Made in Italy
A Trieste il confronto sull’intesa con l’Ue: per una regione trainata dalle vendite all’estero pesano taglio dei dazi, tutela dei marchi e sostegno alle Pmi.
Per una regione che vive di commercio oltreconfine, l’intesa tra Unione europea e Mercosur viene osservata con un interesse molto concreto. In Friuli Venezia Giulia, dove quasi metà della ricchezza prodotta è legata alle esportazioni, l’eventuale alleggerimento delle tariffe può incidere direttamente sulla capacità delle imprese di entrare o consolidarsi nei mercati del Sud America.
Il tema è stato approfondito a Trieste durante un incontro promosso dalla Camera di commercio Venezia Giulia con Ansa, dedicato agli effetti dell’accordo e alle garanzie necessarie per evitare che l’apertura commerciale si traduca in un danno per le produzioni italiane di qualità.
Secondo quanto emerso nel confronto, uno dei punti più rilevanti riguarda la riduzione dei dazi doganali, che per alcuni prodotti arrivano oggi fino al 35 per cento. Un taglio progressivo delle barriere potrebbe rendere più competitivo il sistema produttivo regionale davanti a un bacino di oltre 280 milioni di consumatori.
Le filiere friulane che possono guadagnare terreno
Tra i comparti indicati come più esposti a un possibile beneficio ci sono automotive, farmaceutica e meccanica strumentale, settori che in Friuli Venezia Giulia hanno un peso consolidato e una presenza già riconoscibile sui mercati esteri. Per queste aziende, l’accesso a condizioni commerciali meno onerose rappresenterebbe un vantaggio immediato.
L’assessore regionale alle Attività produttive e Turismo Sergio Emidio Bini ha richiamato il dato del 48,5 per cento del Pil regionale collegato all’export, sottolineando come il dossier Mercosur abbia quindi una ricaduta diretta sul territorio. La Regione, in questa fase, considera l’apertura come un’opportunità da accompagnare con strumenti utili soprattutto per le realtà di dimensioni più piccole.
Non solo export: il fronte aperto su Dop, Igp e imitazioni
Accanto alle prospettive economiche resta però una linea di cautela, in particolare per l’agroalimentare. Nel dibattito triestino è tornato con forza il tema dell’Italian sounding, cioè l’uso di nomi, richiami o confezioni che evocano l’Italia senza avere alcun legame reale con le produzioni originali.
La questione tocca da vicino le denominazioni protette e, più in generale, il valore del Made in Italy. L’obiettivo indicato durante l’incontro è trovare un equilibrio tra maggiore accesso ai mercati e protezione efficace contro frodi commerciali, concorrenza sleale e contraffazioni che possono colpire i prodotti più riconoscibili.
Il presidente della Camera di commercio Venezia Giulia Antonio Paoletti ha osservato che accordi di questa portata diventano davvero utili soltanto se le imprese ne comprendono con precisione effetti, margini e criticità. Per questo, oltre alle opportunità, è stata messa al centro anche la necessità di rafforzare i sistemi di tutela.
Trieste al centro del confronto su regole e controlli
Nel capoluogo giuliano il dibattito ha riunito istituzioni, operatori economici e autorità impegnate nei controlli, con un’attenzione particolare agli strumenti da mettere a disposizione delle aziende del territorio. L’idea emersa è che l’apertura verso i Paesi del Mercosur possa avere effetti positivi, ma richieda accompagnamento e conoscenza delle regole per evitare passi falsi.
Bini ha richiamato anche il valore simbolico e produttivo del caffè per Trieste, inserendo il ragionamento dentro un quadro internazionale più complesso, segnato sia dai dazi statunitensi sia dalla pressione competitiva della Cina. In questo scenario, per il Friuli Venezia Giulia il tema non riguarda soltanto l’export, ma anche la difesa delle produzioni identitarie e della loro riconoscibilità.
Al focus hanno preso parte, tra gli altri, Michele Esposito, responsabile Ansa Bruxelles, Roberto Corciulo, presidente IC&Partners, Paolo Garzotti della Dg Trade della Commissione europea, Riccardo Illy, presidente del Polo del Gusto, Agostino Giannino dell’Icqrf Fvg, Omar Zidarich, presidente del Gruppo italiano torrefattori caffè, Giovanni De Nuzzo del Reparto Carabinieri Tutela agroalimentare di Parma, Michele Vidoni del Nucleo Pef di Trieste della Guardia di Finanza e Franco Letrari, direttore regionale Fvg dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Per il tessuto economico friulano la partita resta quindi aperta su due binari: cogliere i vantaggi di un mercato più accessibile e, nello stesso tempo, impedire che la maggiore circolazione delle merci indebolisca marchi, qualità e reputazione delle produzioni locali.