Infermieri dall’Argentina, Udine apre un canale universitario con Rosario: 15 posti dal 2026
L’ateneo friulano avvierà un percorso di riconoscimento del titolo per laureati in Infermieristica. Previsti sostegni regionali e impegni verso la sanità del territorio.
Udine prova a costruire una risposta concreta alla carenza di personale sanitario partendo dall’università. Dall’anno accademico 2026-2027 saranno infatti 15 i laureati argentini in Infermieristica che potranno entrare all’Università di Udine per completare il percorso necessario al riconoscimento del titolo anche in Italia.
Il progetto nasce da un’intesa con l’Istituto universitario italiano di Rosario ed è sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia. L’iniziativa viene indicata dall’ateneo come una formula nuova nel panorama nazionale, pensata per collegare formazione, integrazione professionale e fabbisogni del servizio sanitario regionale.
Un percorso universitario già definito
Chi arriverà a Udine non partirà da zero. I candidati, già in possesso di una laurea in Infermieristica, saranno inseriti direttamente al secondo oppure al terzo anno del corso del Dipartimento di Medicina, a seconda delle attività formative da completare per l’equipollenza.
Durante il periodo di studio è previsto un supporto economico regionale per ciascuno studente. Il contributo servirà a coprire spese organizzative, assicurative e anche la frequenza di corsi di lingua italiana, considerati parte essenziale del percorso di inserimento.
Accanto agli aiuti, sono stati fissati paletti precisi. Gli iscritti dovranno seguire senza interruzioni gli anni richiesti dal piano di studio e raggiungere almeno il 60% dei crediti formativi previsti ogni anno. In caso contrario, il beneficio potrà essere revocato.
Il legame con la sanità friulana
L’aspetto più rilevante per il territorio riguarda però il dopo laurea. Nei tre anni successivi al conseguimento del titolo, i beneficiari dovranno partecipare alle selezioni del Servizio sanitario regionale. Se assunti, sarà richiesto loro di rimanere nelle strutture del sistema sanitario del Friuli Venezia Giulia per almeno cinque anni.
La misura lega quindi il sostegno pubblico a un ritorno diretto per il territorio, in un settore che da tempo cerca nuove soluzioni per rafforzare gli organici. L’accordo guarda a professionisti formati all’estero, ma con un passaggio universitario strutturato a Udine prima dell’ingresso nel mondo del lavoro italiano.
Gli incontri a Udine e la visita in ateneo
L’intesa è stata accompagnata dalla presenza in Friuli della vice rettrice Karina Elmir, protagonista di una visita di tre giorni. A Palazzo Antonini-Maseri ha incontrato il prorettore Giorgio Alberti, il delegato all’internazionalizzazione Enrico Salvati e i referenti del progetto Alvisa Palese e Silvio Brusaferro. Presente anche il vicepresidente della Fondazione Friuli, Guido Nassimbeni.
Nel programma anche una tappa al Dipartimento di Medicina con il direttore Gianluca Tell, la vicecoordinatrice del corso di laurea in Medicina e chirurgia Miriam Isola, i professori Palese e Brusaferro e la responsabile dei servizi dipartimentali Sonia De Marchi.
La delegazione ha visitato inoltre il Centro di alta simulazione e formazione, l’“ospedale simulato” dell’università, insieme al direttore Vittorio Bresadola e a Paolo Lanzetta, delegato dipartimentale per i rapporti con il Servizio sanitario regionale e con l’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale.
Regione, ambasciata e rete istituzionale
Il progetto è stato al centro anche di un incontro ospitato sempre a Palazzo Antonini Maseri. Tra i partecipanti figuravano l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, l’addetto scientifico dell’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires Salvatore Barba, collegato da remoto, oltre ai rappresentanti dell’ateneo Giorgio Alberti, Silvio Brusaferro, Alvisa Palese e al direttore generale Gabriele Rizzetto.
Secondo quanto spiegato da Brusaferro, l’obiettivo è costruire una collaborazione stabile tra Friuli e Argentina attraverso rapporti istituzionali concreti. Nella fase iniziale, ha ricordato il docente, un contributo importante è arrivato anche dall’Ente Friuli nel Mondo, che ha favorito il primo contatto da cui è nato il progetto.
Il partner di Rosario
L’ateneo argentino coinvolto è lo Iunir, l’Istituto universitario italiano di Rosario, fondato nel 2001 e specializzato nelle professioni sanitarie. Circa metà degli iscritti ha origini italiane e tra i corsi attivi c’è anche Infermieristica, con circa mille studenti.
Nel tempo l’istituto ha affiancato ai corsi universitari anche percorsi post laurea, aggiornamento professionale, didattica a distanza, insegnamento linguistico e dottorati. È da questa realtà che prenderà forma il primo gruppo destinato ad arrivare a Udine, in un progetto che punta ad avere ricadute dirette anche sulla sanità friulana.