Infermieri dall’Argentina, a Udine prende forma il piano per rafforzare gli organici della sanità friulana
All’Università di Udine partirà il percorso per 15 laureati argentini: sostegno regionale per studio e permanenza, con impegni precisi verso il servizio sanitario del Friuli Venezia Giulia.
La carenza di infermieri in Friuli Venezia Giulia spinge la Regione a cercare risposte anche fuori dai confini nazionali. A Udine è stato presentato un percorso che coinvolgerà 15 laureati argentini in Infermieristica, chiamati a completare nell’ateneo friulano l’iter necessario per vedere riconosciuto il proprio titolo e poter poi lavorare in Italia.
Il progetto ruota attorno all’Università di Udine e viene considerato, nelle intenzioni dei promotori, un primo banco di prova per rafforzare nel tempo gli organici del servizio sanitario regionale. L’iniziativa è stata discussa a Palazzo Antonini-Maseri durante un incontro tra l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi e Karina Elmir, vicerettrice dell’Istituto universitario italiano di Rosario.
Un percorso universitario legato al fabbisogno del territorio
L’obiettivo non è soltanto formativo. Il punto centrale, per il Friuli Venezia Giulia, è creare un canale regolato che consenta a professionisti già laureati di completare il percorso richiesto dal sistema italiano e, in prospettiva, di entrare negli ospedali e nei servizi del territorio.
Questa prima fase riguarda Udine, ma il modello potrà essere allargato anche ad altri contesti universitari regionali, a cominciare da Trieste. La logica è quella di costruire uno schema replicabile, utile ad affrontare una difficoltà che da tempo pesa sulla sanità locale come su quella nazionale.
Cosa copre la Regione e quali impegni sono richiesti
Il sostegno pubblico comprenderà spese importanti per chi arriverà dall’Argentina: vitto, alloggio, copertura assicurativa sanitaria e corsi intensivi di lingua italiana. Una scelta che punta a rendere concretamente possibile il trasferimento e l’inserimento nel contesto friulano.
Accanto agli aiuti, sono stati fissati obblighi precisi. I partecipanti dovranno ottenere almeno il 60% dei crediti previsti ogni anno e, entro tre anni dal conseguimento della laurea, candidarsi ai concorsi del Servizio sanitario regionale. In caso di assunzione, è previsto un vincolo di permanenza di almeno cinque anni nelle strutture del Friuli Venezia Giulia.
Riccardi ha inquadrato l’operazione come parte di una strategia più ampia, pensata per affrontare in modo strutturato la scarsità di personale infermieristico, definendo fin dall’inizio regole chiare per chi studia e poi sceglie di lavorare sul territorio.
I numeri delle iscrizioni a Udine e l’interesse registrato in Argentina
Nel confronto sono emersi anche segnali considerati incoraggianti sul fronte universitario. La professoressa Alvisa Palese ha riferito che, alla chiusura delle immatricolazioni del canale ordinario, le domande presentate come prima scelta per Infermieristica a Udine sono salite da 212 a 290 rispetto all’anno precedente.
Un dato letto con interesse, anche se con prudenza, perché resta da capire quanto l’aumento sia legato alle misure messe in campo in regione e quanto dipenda invece da una tendenza più generale. Parallelamente, Karina Elmir ha segnalato che il bando aperto in Argentina ha raccolto molte candidature in tempi molto rapidi, con un forte riscontro già nelle prime 48 ore.
Il nodo dell’accoglienza e il possibile valore del progetto
Durante l’incontro si è parlato anche di tutto ciò che accompagna il percorso di studio oltre le aule universitarie. Per chi arriva dall’estero contano infatti la sistemazione abitativa, la gestione della vita quotidiana, l’eventuale ricongiungimento familiare e una rete di supporto che renda sostenibile la permanenza in Friuli.
Su questo versante la Regione ha destinato risorse dedicate, ritenendolo un passaggio decisivo per trasformare il progetto in qualcosa di stabile e non episodico. All’incontro hanno preso parte anche Silvio Brusaferro, il prorettore Giorgio Alberti, il direttore generale dell’ateneo Gabriele Rizzetto e, in collegamento da Buenos Aires, l’addetto scientifico dell’Ambasciata d’Italia Salvatore Barba. Proprio Barba ha indicato l’iniziativa come una possibile esperienza pilota utile anche nel dialogo tra Italia e Argentina sul riconoscimento dei titoli universitari. Per Udine, intanto, il progetto rappresenta un tassello concreto in una partita che riguarda da vicino il futuro della sanità friulana.