IA negli uffici pubblici, dal Friuli Venezia Giulia la richiesta di linee pratiche condivise
A Trieste l’assessore Sebastiano Callari rilancia la necessità di strumenti comuni per enti locali, cittadini e piccole imprese.
Per i Comuni e gli uffici pubblici del Friuli Venezia Giulia la partita dell’intelligenza artificiale non riguarda soltanto le norme, ma il modo concreto in cui queste tecnologie possono essere usate ogni giorno senza creare disparità tra territori. È il messaggio portato dalla Regione al 70. Congresso nazionale degli ingegneri, in corso a Trieste.
Nel confronto dedicato alle nuove frontiere dell’IA, l’assessore regionale ai Sistemi informativi Sebastiano Callari ha richiamato la necessità di dotare la pubblica amministrazione di criteri operativi condivisi. L’obiettivo, ha spiegato, è mettere enti, cittadini e sistema economico nelle condizioni di usare strumenti avanzati con garanzie chiare su diritti, sicurezza e trasparenza.
Il punto: evitare un’Italia a velocità diverse
Secondo l’assessore, il rischio da scongiurare è quello di una diffusione disordinata delle soluzioni di intelligenza artificiale, con modelli differenti da regione a regione e livelli di tutela non omogenei. Per questo la Regione ritiene che al quadro europeo e nazionale debbano affiancarsi indicazioni pratiche comuni, capaci di accompagnare l’applicazione reale nei territori.
Il tema, per il Friuli Venezia Giulia, tocca direttamente la qualità dei servizi pubblici. Quando l’IA entra nelle procedure amministrative, ha sottolineato Callari, il riferimento principale deve restare la persona, così da tenere insieme innovazione, efficienza degli uffici e salvaguardia dei diritti fondamentali.
Le difficoltà dei piccoli enti del territorio
Uno dei passaggi più concreti dell’intervento ha riguardato le amministrazioni locali di dimensioni ridotte, spesso alle prese con organici limitati e con poche risorse tecniche interne. In questo quadro, l’arrivo di strumenti tecnologici complessi può accentuare i divari invece di ridurli, se non viene accompagnato da procedure semplici e supporti comuni.
Proprio per questo la richiesta di regole applicative condivise assume un peso particolare anche in una regione fatta di realtà molto diverse tra loro. Per i piccoli enti, ha evidenziato l’assessore, non basta sapere che esiste una cornice normativa: servono modalità operative chiare, replicabili e sostenibili.
Il lavoro nella Conferenza delle Regioni
La linea illustrata a Trieste si inserisce nel lavoro che il Friuli Venezia Giulia sta portando avanti nella Conferenza delle Regioni. L’idea è individuare casi d’uso utili e trasferibili, così da offrire strumenti concreti non solo alla pubblica amministrazione ma anche ai cittadini e alle piccole imprese.
Il ragionamento riguarda da vicino anche il tessuto produttivo regionale, dove il rapporto tra innovazione digitale e attività economiche è già al centro del dibattito. Callari ha ribadito che l’intelligenza artificiale va considerata una tecnologia sviluppata dall’uomo e quindi da comprendere, presidiare e governare, perché i benefici possano essere effettivi e non soltanto teorici.
L’ipotesi di un organismo di supporto
Tra le proposte emerse nel confronto tra Regioni c’è anche quella di un osservatorio a livello regionale. Nelle intenzioni illustrate dall’assessore, potrebbe avere una funzione di accompagnamento e orientamento nell’uso delle nuove tecnologie, con una particolare attenzione ai profili etici e alla chiarezza verso gli utenti.
Per il Friuli Venezia Giulia il tema resta quindi aperto su un doppio binario: innovare i servizi pubblici e, allo stesso tempo, costruire strumenti comuni che evitino frammentazioni. Il passaggio da Trieste rilancia proprio questa impostazione, con la richiesta di una governance più concreta dell’IA a beneficio di istituzioni, cittadini e imprese.