A Trieste il congresso degli ingegneri guarda al futuro del Friuli Venezia Giulia
Nel centenario dell’Ordine triestino, il confronto nazionale mette insieme urbanistica, collegamenti regionali, logistica e memoria del sisma del Friuli.
Non è soltanto un appuntamento di categoria: il 70° Congresso nazionale degli ingegneri, aperto a Trieste, diventa anche una vetrina per i temi che attraversano tutto il Friuli Venezia Giulia. Dalle reti di trasporto alla pianificazione urbana, fino al richiamo al terremoto del Friuli a cinquant’anni di distanza, il confronto avviato nel capoluogo regionale tocca questioni centrali per l’intero territorio.
L’iniziativa si svolge al Generali Convention Center ed è stata scelta dall’Ordine degli ingegneri di Trieste come momento simbolico per celebrare i cento anni dalla propria fondazione. La cornice nazionale dell’evento si intreccia così con una ricorrenza locale di rilievo e con una fase di cambiamento che riguarda la regione.
Ad aprire i lavori è stata l’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio Cristina Amirante, che ha evidenziato il valore del congresso in una città come Trieste, oggi al centro di una discussione che riguarda collegamenti, sviluppo e assetto del territorio. Nel suo intervento ha richiamato anche il via libera arrivato alla nuova legge urbanistica regionale, indicandolo come un passaggio importante nella nuova stagione della pianificazione.
Un confronto che coinvolge tutta la regione
Il nodo, nelle parole dell’assessore, è il rapporto tra grandi opere, regole urbanistiche e visione complessiva del Friuli Venezia Giulia. Il congresso offre quindi l’occasione per ragionare su come far dialogare infrastrutture materiali e strumenti di governo del territorio, in una fase in cui la regione è chiamata a ridefinire priorità e prospettive.
Nel dibattito trova spazio anche il profilo di Trieste come città della scienza, della tecnologia e della formazione, con un tessuto che continua a esprimere opportunità sul piano professionale e produttivo. Un aspetto che, secondo Amirante, resta significativo anche dentro uno scenario internazionale segnato da tensioni e incertezze.
Porti, interporti e corridoi di collegamento
Uno dei passaggi centrali dell’intervento ha riguardato il ruolo del Friuli Venezia Giulia nel sistema dei traffici e delle connessioni europee. Trieste, insieme al resto della regione, è stata indicata non più come periferia geografica, ma come punto di raccordo dentro una rete più ampia che guarda al Nord e all’Est del continente.
In questo schema rientrano i porti di Trieste, Monfalcone e San Giorgio di Nogaro, affiancati dagli interporti e dalla piattaforma logistica regionale. L’idea richiamata è quella di un sistema coordinato, capace di servire mercati esterni e allo stesso tempo sostenere le attività manifatturiere presenti in Friuli Venezia Giulia.
Dalla mobilità al turismo, i temi sul tavolo
Tra i punti toccati c’è anche la crescita del comparto turistico, legata alla qualità e all’efficienza dei collegamenti. In questo quadro l’aeroporto regionale è stato presentato come un’infrastruttura strategica per la sua integrazione con ferrovia, rete autostradale e percorsi ciclabili diretti verso Austria, Slovenia e area balcanica.
Il congresso triestino si muove dunque dentro una riflessione più larga, che riguarda mobilità, sviluppo economico e capacità del territorio di presentarsi come sistema. Per il Friuli Venezia Giulia il tema non è solo tecnico: riguarda il modo in cui la regione immagina il proprio posizionamento nei prossimi anni.
In chiusura, Amirante ha ricordato il lavoro avviato dalla Regione insieme all’Ordine degli ingegneri per costruire una rappresentazione nuova del Friuli Venezia Giulia, partendo dalla sua storia e dalle sue specificità. Un percorso che, nelle intenzioni, lega memoria, competenze e progettazione del futuro.