Friulano, il confronto si riapre: in un decennio persi 160 mila parlanti
A Trieste il bilancio sulla legge regionale del 1996: dal dibattito emerge la richiesta di strumenti più forti e di una nuova iniziativa della Regione.
Il tema della lingua friulana torna al centro del confronto politico regionale con un dato che pesa più di ogni altra considerazione: nell’arco di dieci anni i parlanti sarebbero diminuiti di 160 mila unità. Un arretramento che, a trent’anni dalla legge regionale considerata il pilastro della tutela, riapre la discussione sull’efficacia delle misure adottate finora.
La riflessione è emersa a Trieste durante l’incontro dedicato a un bilancio della normativa approvata nel 1996, promosso dal gruppo consiliare Patto per l’Autonomia-Civica Fvg e moderato da Elia Mioni, direttore editoriale de Il Passo Giusto. Al centro non solo il ricordo di una stagione politica importante, ma soprattutto la domanda su come evitare un ulteriore indebolimento dell’uso del friulano.
Un patrimonio linguistico che perde terreno
Secondo quanto richiamato nel corso del dibattito dal capogruppo Massimo Moretuzzo, le rilevazioni scientifiche indicano una contrazione marcata dell’utilizzo della lingua. Il punto, per chi ha partecipato al confronto, è che il quadro attuale non può essere letto come una semplice oscillazione statistica, ma come il segnale di una difficoltà più profonda nella trasmissione e nella presenza pubblica del friulano.
Moretuzzo ha sottolineato che la legge regionale 15 del 1996 resta un passaggio istituzionale di grande rilievo, nato da un lavoro condiviso e ampio. Proprio per questo, il ragionamento sviluppato a Trieste non si è limitato alla celebrazione di quella stagione, ma ha posto l’accento sulla necessità di aggiornare strumenti e scelte politiche per contrastare il calo dei parlanti.
La leva dell'autonomia regionale
Nel corso dell’incontro è stata rilanciata anche una richiesta precisa rivolta alla Regione: portare avanti una nuova norma di attuazione dello Statuto speciale che allarghi le competenze in materia di lingue minoritarie. Si tratta di un passaggio considerato strategico da chi chiede un rafforzamento delle politiche linguistiche.
Moretuzzo ha ricordato che un’indicazione in questa direzione era stata votata dal Consiglio regionale, quasi all’unanimità, più di due anni fa. Finora però, è stato osservato, la Giunta non avrebbe ancora trasformato quell’indirizzo in una proposta da presentare alla Commissione paritetica Stato-Regione.
Il ragionamento politico emerso a Trieste lega in modo stretto la tutela delle lingue minorizzate alla capacità della Regione di usare fino in fondo i propri spazi di autonomia. Da qui la richiesta di un salto di qualità normativo che consenta al Friuli Venezia Giulia di intervenire con strumenti più incisivi sul fronte della promozione e della protezione del friulano.
Dal 1996 a oggi, il bilancio degli interventi
Tra i contributi della giornata, Sergio Cecotti, già presidente della Giunta regionale ed ex sindaco di Udine, ha ricostruito il percorso che portò all’approvazione della legge, soffermandosi sul consenso trasversale che accompagnò quella scelta. Un richiamo utile a spiegare perché quella norma venga ancora oggi considerata un riferimento centrale nelle politiche linguistiche del Friuli Venezia Giulia.
Stefania Garlatti-Costa, consigliera comunale di Udine con delega all’identità friulana e al plurilinguismo, ha riportato l’attenzione sul clima che seguì l’approvazione della legge, mentre Lorenzo Fabbro, già presidente dell’Agenzia regionale per la lingua friulana, ha offerto una fotografia aggiornata della situazione, insistendo sull’esigenza di una politica linguistica solida e riconoscibile.
La chiusura del confronto ha riportato il discorso sul presente: a tre decenni da quella legge, il nodo non è soltanto difendere quanto costruito, ma capire come rendere il friulano più vivo negli spazi pubblici, istituzionali e quotidiani della regione. Per questo, dal dibattito è uscita con forza la richiesta di una nuova fase, fondata su scelte regionali più nette e su strumenti adeguati alla sfida attuale.