Fondi Ue, il Friuli Venezia Giulia rilancia su borghi, città e confine
Da Trieste l’assessore Barbara Zilli ha fatto il punto sulle risorse per centri urbani e aree interne, con uno sguardo già rivolto alla prossima programmazione europea.
Non soltanto grandi città, ma anche vallate, paesi montani e aree di confine: è su questo equilibrio territoriale che il Friuli Venezia Giulia ha impostato il proprio messaggio alla Commissione Coter del Comitato europeo delle Regioni, riunita a Trieste. Nel confronto dedicato alle politiche di coesione, l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli ha richiamato il lavoro portato avanti dalla Regione per distribuire risorse e progetti tra poli urbani e comunità più periferiche.
Il quadro illustrato punta a rafforzare servizi, attrattività e qualità della vita, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni e alla possibilità di vivere e restare nei territori meno centrali. Un’impostazione che, nelle intenzioni della Regione, dovrà continuare anche nella prossima stagione dei fondi europei.
Il nodo delle aree interne
Uno dei capitoli più rilevanti riguarda le aree interne, considerate strategiche anche in vista della futura programmazione europea legata al cosiddetto diritto di restare. L’obiettivo indicato è sostenere l’insediamento delle persone, soprattutto dei giovani, evitando l’indebolimento dei servizi essenziali e accompagnando le comunità locali con interventi su mobilità, ambiente e animazione territoriale.
Nel perimetro delle strategie regionali rientrano l’Alta Carnia, il Canal del Ferro-Val Canale, le Dolomiti Friulane e, più di recente, anche le Valli del Torre e del Natisone. Per queste quattro direttrici territoriali le risorse complessive messe in campo dai diversi strumenti finanziari arrivano a circa 60 milioni di euro, con una quota prevalente assicurata dal Programma regionale Fesr 2021-2027, pari a circa 45 milioni.
Gli interventi previsti nei centri urbani
Accanto ai territori più fragili, la Regione ha richiamato anche gli investimenti destinati alle autorità urbane. La dotazione supera i 20 milioni di euro, a cui si aggiungono altri 40 milioni amministrati direttamente dalla Regione per progetti legati a mobilità sostenibile, risparmio energetico e salvaguardia ambientale.
Le linee di intervento toccano digitalizzazione, cultura, innovazione sociale e riqualificazione. Trieste, ad esempio, concentra 5,2 milioni su Servola e sulla Casa ex Cappellano. Gorizia muove la stessa cifra in raccordo con Go!2025, intervenendo in luoghi simbolici dell’area di confine come Piazza Transalpina e Piazzale della Casa Rossa. A Udine sono destinati 8,5 milioni per la digitalizzazione dei musei e il recupero di Villa Toppani, mentre Pordenone indirizza 5,2 milioni verso il progetto di campus city e il polo universitario, anche con l’intento di trattenere competenze e giovani.
La richiesta a Bruxelles e il ruolo del Friuli Venezia Giulia
Nel suo intervento, Zilli ha sostenuto che i risultati fin qui ottenuti giustificano una prosecuzione degli investimenti europei con una forte attenzione ai territori. La richiesta rivolta alla Commissione europea è quella di mantenere centrale il principio di sussidiarietà, considerato decisivo per valorizzare il ruolo delle Regioni nelle scelte di coesione.
Tra i passaggi sottolineati dall’assessore c’è anche la conferma dell’Autorità di gestione del programma Interreg Italia-Slovenia in Friuli Venezia Giulia. Per la Regione si tratta di un segnale di continuità importante, che rafforza il peso del territorio nella cooperazione transfrontaliera e nella gestione di fondi destinati alle comunità locali.
Lo sguardo, infine, è già rivolto al ciclo 2028-2034. La linea politica indicata da Trieste resta quella di una coesione territoriale capace di tenere insieme partecipazione, resilienza e inclusione, con l’idea che sviluppo urbano e tenuta delle aree interne non siano due binari separati, ma parti della stessa strategia per il Friuli Venezia Giulia.