Da Trieste la linea delle Regioni sull’Europa: più voce diretta nella gestione dei fondi
Al Comitato europeo delle Regioni il Friuli Venezia Giulia rilancia la richiesta condivisa con altri 64 territori: no a una regia troppo centralizzata.
Il Friuli Venezia Giulia prova a far pesare il proprio punto di vista nel confronto sul futuro dei fondi europei. Da Trieste, sede della riunione della Commissione Coter del Comitato europeo delle Regioni, è arrivata una richiesta netta: le Regioni devono partecipare in prima persona alla costruzione e all’attuazione delle politiche di coesione dell’Unione.
Il tema è stato al centro dell’incontro ospitato nel palazzo della Regione in piazza Unità d’Italia, dove si sono riuniti oltre 30 componenti provenienti da diversi Paesi europei. Sul tavolo, soprattutto, il passaggio dalla programmazione 2021-2027 a quella successiva, già oggetto di confronto politico tra territori e istituzioni comunitarie.
Massimiliano Fedriga, intervenendo in apertura dei lavori, ha ribadito che la coesione non può essere letta soltanto come una partita contabile, ma come uno degli strumenti con cui l’Europa incide in modo concreto sulla vita delle comunità locali, delle imprese e delle amministrazioni.
La posizione del Friuli Venezia Giulia nel dibattito europeo
Nel suo intervento, il presidente della Regione ha insistito su un punto politico preciso: concentrare troppo le decisioni a livello centrale rischierebbe di indebolire l’efficacia degli investimenti. Per Fedriga, il contributo dei territori resta decisivo sia nella fase di programmazione sia in quella di spesa, perché proprio le amministrazioni regionali conoscono priorità, criticità e obiettivi concreti delle aree in cui operano.
La linea espressa a Trieste è anche quella sostenuta dal Comitato delle Regioni in vista della prossima stagione di fondi europei. Secondo il governatore, il controllo sui risultati è necessario, ma non deve tradursi in una riduzione del ruolo delle Regioni, che negli anni hanno maturato competenze utili a rendere più efficace l’utilizzo delle risorse.
Il riferimento alle aree di confine
Nel ragionamento portato a Trieste, Fedriga ha richiamato l’esperienza delle zone di frontiera, a partire dall’area tra Italia e Slovenia. In questi contesti, ha osservato, le politiche di coesione hanno favorito collaborazioni su servizi, infrastrutture e percorsi di sviluppo condivisi, trasformando territori un tempo divisi in spazi di cooperazione quotidiana.
È anche da qui che nasce la richiesta di considerare le Regioni non come semplici destinatarie di finanziamenti, ma come interlocutori strategici dell’Unione europea. Un’impostazione che, per il Friuli Venezia Giulia, assume un significato particolare proprio per la sua collocazione geografica e per il rapporto con le aree confinanti.
La dichiarazione firmata con altre 64 Regioni
Durante i lavori è stata richiamata anche la dichiarazione sottoscritta a Bruxelles dal Friuli Venezia Giulia insieme ad altre 64 Regioni europee. Il documento mette in guardia dai possibili effetti di un Fondo unico privo di tutele sufficienti per il coinvolgimento dei territori e indica alcuni punti ritenuti essenziali nella prossima architettura finanziaria dell’Unione.
Tra le richieste avanzate c’è innanzitutto la previsione di risorse certe e dedicate a tutte le tipologie di Regioni, comprese quelle in transizione e quelle più sviluppate. Un altro passaggio riguarda il riconoscimento formale del ruolo regionale nella preparazione, nella negoziazione e nell’attuazione dei piani, con un rapporto diretto nei confronti della Commissione europea.
Le Regioni chiedono inoltre che la valutazione dei risultati tenga conto del consenso dei territori e non venga agganciata esclusivamente a riforme nazionali sulle quali le amministrazioni regionali non hanno pieno controllo. Infine, è stata sollecitata una tempistica chiara per l’approvazione delle norme, così da rendere disponibili le risorse già dall’inizio del 2028. Da Trieste, dunque, il messaggio del Friuli Venezia Giulia è quello di una partecipazione più forte alle scelte europee che incidono direttamente sul territorio.