Ex caserme e strutture dismesse, la Regione mette in fila 480 siti: ai Comuni del Friuli una mappa per il riuso
Presentato a Udine il Masterplan sulle aree militari non più operative: 107 Comuni coinvolti, 178 spazi inutilizzati e quasi 200 ipotesi di intervento.
Non solo un censimento, ma una base operativa per decidere che cosa fare di ex caserme, depositi e infrastrutture militari oggi senza funzione. La Regione Friuli Venezia Giulia ha presentato a Udine un Masterplan che raccoglie dati, mappe e possibili indirizzi di recupero su un patrimonio vastissimo distribuito in tutto il territorio regionale.
Per i Comuni friulani il documento può diventare un riferimento concreto: mette insieme informazioni georeferenziate, analisi territoriali e ipotesi di trasformazione per aree che, dopo i cambiamenti legati alla fine della Guerra Fredda e alla riorganizzazione dell’Esercito, in molti casi sono rimaste in sospeso.
La presentazione è avvenuta mercoledì 15 luglio nell’auditorium del palazzo della Regione, durante il convegno “Esercizi di futuro aperto. Una strategia per le aree militari dismesse del Friuli Venezia Giulia”.
Una rete di siti che attraversa tutto il Friuli Venezia Giulia
Il dato da cui parte il lavoro regionale è significativo: il Friuli Venezia Giulia è stato per decenni tra le aree con la più forte presenza militare, in Italia e anche nel contesto europeo. Da qui la necessità di leggere queste strutture in modo unitario, e non come singoli casi isolati.
Nel Masterplan compaiono circa 480 siti collocati in 107 Comuni. Tra questi, 178 risultano oggi non utilizzati. Per questa parte del patrimonio dismesso, la Regione ha individuato 52 scenari di rigenerazione e quasi 200 possibili progettualità, da valutare in base alle caratteristiche dei luoghi e alle esigenze dei territori.
L’obiettivo dichiarato è evitare che ogni amministrazione locale debba affrontare da sola il tema del recupero, ripartendo ogni volta da zero. Il piano si propone quindi come uno strumento di supporto per le scelte urbanistiche e territoriali future.
Dai parchi all’energia, le ipotesi di trasformazione
Le soluzioni previste non sono uniformi. In alcuni contesti il riuso più adatto viene indicato nella rinaturalizzazione o nel ritorno a funzioni agricole; in altri casi si guarda a impianti per energie rinnovabili, servizi pubblici, parcheggi, edilizia convenzionata, spazi verdi urbani o funzioni a servizio delle zone produttive.
Il documento richiama approcci di rigenerazione differenziati e collega ciascuna area alle politiche regionali già in campo: abitare, mobilità ciclabile, sviluppo economico, comunità energetiche, infrastrutture e recupero urbano. Un passaggio importante riguarda anche la possibilità di agganciare questi interventi a future linee di finanziamento regionali, nazionali o europee.
Nel quadro generale, il tema si intreccia anche con quello dei centri storici e delle altre aree dismesse, già al centro del confronto sul nuovo assetto del territorio regionale.
La linea della Regione: visione ampia e meno consumo di suolo
Nel corso dell’incontro udinese, al quale hanno partecipato amministratori, Università, professionisti ed esperti, è stata ribadita la necessità di affrontare queste trasformazioni con una logica sovracomunale. La Regione punta infatti a una pianificazione capace di tenere insieme sistemi territoriali diversi, senza concentrare tutto nei poli urbani maggiori.
L’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio Cristina Amirante ha indicato il Masterplan come uno degli elementi portanti della Variante al Piano di Governo del Territorio, sottolineando la necessità di accompagnare i cambiamenti del Friuli Venezia Giulia con un equilibrio tra sviluppo, qualità della vita e coesione tra territori.
Tra i punti messi in evidenza c’è anche il principio del consumo di suolo zero: recuperare spazi già esistenti viene considerato una strada prioritaria rispetto a nuove espansioni. Amirante ha inoltre richiamato l’esigenza di arrivare a una nuova legge urbanistica regionale, ritenuta utile per rendere più efficace la rigenerazione urbana e territoriale.
Nella parte finale del convegno sono stati illustrati i risultati della ricerca e gli strumenti messi a disposizione degli enti locali, prima di un confronto dedicato alle prospettive di recupero delle ex aree militari. Tra i temi emersi anche il ruolo dell’innovazione, dalle nuove tecniche costruttive all’intelligenza artificiale, come supporto alla progettazione di territori più sostenibili e competitivi.
Per il Friuli, dove la presenza di strutture militari ha segnato a lungo il paesaggio e l’organizzazione degli spazi, il Masterplan rappresenta ora un passaggio utile per trasformare aree ferme da anni in occasioni di riuso, servizi e nuova funzione pubblica.