Da Pordenone a Roma, Itaca firma la voce “neurodivergente” nel lessico dell’inclusione

Il contributo della cooperativa friulana al confronto nazionale promosso da Legacoopsociali: al centro parole, deontologia e racconto del sociale.

13 luglio 2026 12:56
Da Pordenone a Roma, Itaca firma la voce “neurodivergente” nel lessico dell’inclusione -
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Nel dibattito su come raccontare il sociale senza etichette improprie o semplificazioni, da Pordenone è arrivato un contributo concreto. La cooperativa sociale Itaca ha portato a Roma una nuova voce del Glossario Fragile, scegliendo di intervenire su un termine oggi sempre più presente nel confronto pubblico: “neurodivergente”.

L’appuntamento si è svolto il 9 luglio 2026 nella sede di Legacoop, durante “Comunicare Controvento”, iniziativa del Gruppo nazionale Comunicazione di Legacoopsociali. La giornata, rivolta ai giornalisti, ha messo a tema il rapporto tra informazione, linguaggio e rappresentazione delle differenze.

Il contributo friulano al confronto nazionale

A curare la nuova voce del Glossario Fragile è stato Fabio Della Pietra, giornalista dell’ufficio stampa di Itaca. La proposta è stata presentata all’interno del panel dedicato al racconto dell’inclusione, come occasione per riflettere su come i media descrivono persone, contesti e modalità diverse di vivere e partecipare alla vita sociale.

Per il Friuli si tratta di una presenza significativa in un confronto nazionale che ha riunito cooperative, mondo dell’informazione e studiosi, con l’obiettivo di dare maggiore precisione e responsabilità alle parole usate quando si parla di vulnerabilità, cura e diritti.

Un corso per giornalisti su linguaggio e responsabilità

L’iniziativa è stata organizzata dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio nel quadro del percorso promosso da Legacoopsociali sulla comunicazione sociale. Al tavolo si sono ritrovati professionisti dell’informazione, comunicatori, docenti universitari e rappresentanti della cooperazione.

Dal confronto è emersa una linea chiara: la questione non riguarda soltanto la correttezza terminologica, ma il punto di vista con cui vengono costruiti articoli, servizi e approfondimenti. In altre parole, il linguaggio incide sul modo in cui una comunità percepisce le persone e i loro percorsi.

I lavori si sono articolati in tre momenti tematici, dedicati ai linguaggi di genere, al racconto dell’inclusione e alla presenza dell’economia sociale nel discorso pubblico.

Le voci emerse nei panel

La mattinata è stata coordinata da Giuseppe Manzo di Legacoopsociali. Nel confronto finale il direttore dell’Ansa Luigi Contu ha richiamato il tema dell’affidabilità dell’informazione, inserendolo nel più ampio passaggio che il sistema dei media sta vivendo anche sul piano digitale.

Andrea Volterrani, docente universitario, ha proposto invece uno spostamento di sguardo: parlare di vulnerabilità più che di fragilità, invitando il terzo settore a non rinchiudersi in spazi comunicativi separati dal resto del dibattito pubblico.

Tra gli interventi anche quello di Sabrina Carreras di RaiNews, che ha richiamato alcuni criteri utili nel racconto del femminicidio, e quello di Gaia Peruzzi, docente associata alla Sapienza Università di Roma, che ha insistito sul peso delle parole nella costruzione di rappresentazioni più corrette e inclusive.

Nel panel in cui è stata presentata la voce “neurodivergente” sono intervenuti, oltre a Della Pietra, anche Ivano Maiorella del Consiglio di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio e Fabrizio Minnella, responsabile comunicazione della Fondazione Con il Sud.

Il Glossario Fragile si allarga anche al carcere

Nel corso dell’incontro è stata illustrata anche un’altra tappa del progetto, con una sperimentazione avviata nel carcere di Milano-Opera. L’esperienza è stata presentata come il primo passaggio del laboratorio in ambito penitenziario e come possibile modello da riproporre altrove.

A raccontarla è stata Giusy Palumbo dell’ufficio stampa di Legacoop Lombardia, spiegando il percorso che dovrebbe portare alla realizzazione di un “glossario dal carcere”, pensato per affiancare quello nazionale e restituire anche il punto di vista di chi vive la detenzione.

Parole e impresa sociale, il nodo resta la visibilità

L’ultima parte della giornata ha spostato l’attenzione sul modo in cui l’economia sociale viene raccontata nei media. Mirko Loche, dell’ufficio stampa di Legacoop Umbria, ha indicato nella parola “collaborazione” una chiave utile per leggere la cooperazione sociale, non solo come metodo operativo ma come forma concreta di relazione e responsabilità condivisa.

In chiusura, il presidente nazionale di Legacoopsociali Massimo Ascari ha inserito la due giorni nel percorso sviluppato dopo la campagna Controvento e gli Stati Generali del 2025, con l’obiettivo di rafforzare il rapporto con i media e dare spazio anche alle esperienze meno visibili. In questo quadro, il contributo arrivato da Pordenone conferma come anche dal Friuli possa partire una riflessione capace di incidere sul lessico pubblico nazionale.

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