Enti locali in Fvg, il Pd spinge sulle aree metropolitane: "Le Province non bastano"
Nel confronto sul ddl 86, Francesco Russo propone un assetto basato su servizi, mobilità e bacini territoriali invece del ritorno all'impianto provinciale.
Il confronto sulla nuova architettura istituzionale del Friuli Venezia Giulia si concentra di nuovo su un punto politico preciso: che cosa debba sostituire, o affiancare, il ritorno delle Province. Nel dibattito aperto dal ddl 86, il consigliere regionale del Pd Francesco Russo rimette al centro il tema delle aree metropolitane e contesta una riforma che, a suo giudizio, guarda a confini amministrativi ormai datati.
La sua posizione si inserisce in una discussione che in regione resta molto sensibile, perché riguarda non solo gli equilibri tra territori, ma anche il modo in cui vengono organizzati servizi, trasporti, funzioni strategiche e programmazione dello sviluppo. Per Russo, il punto non è riproporre enti intermedi con un disegno tradizionale, ma partire da come città e aree urbane già si muovono, lavorano e si connettono tra loro.
Un modello alternativo al ddl 86
Secondo l'esponente dem, la riforma in discussione dovrebbe misurarsi con le funzioni reali dei territori: mobilità, logistica, industria, rete dei servizi e flussi quotidiani di pendolarismo. In questa chiave, l'idea di una città metropolitana non coinciderebbe soltanto con i grandi centri, ma con aree funzionali costruite attorno a poli urbani di dimensioni medie e al loro bacino economico.
Russo richiama infatti un'impostazione che guarda a centri compresi tra 50 e 100 mila abitanti, ritenendo che un simile schema possa adattarsi anche al Friuli Venezia Giulia. La sua tesi è che un'organizzazione fondata su queste connessioni sarebbe più efficace rispetto al semplice ripristino di Province con perimetri storici.
Il riferimento al quadro europeo
Nella lettura proposta dal consigliere regionale, l'Europa offre già un'indicazione chiara. Le aree metropolitane, osserva, concentrano quote decisive di produzione economica, innovazione e capacità di attrarre investimenti. Russo cita oltre 120 realtà metropolitane che, nel loro insieme, rappresentano una parte molto rilevante del Pil europeo.
Da qui la critica politica alla linea della Giunta Fedriga: mentre in altri contesti si punta su sistemi territoriali costruiti attorno a funzioni strategiche e sviluppo, in Friuli Venezia Giulia si starebbe tornando a un impianto amministrativo considerato superato. Nello stesso filone si colloca anche l'emendamento 8 bis 1 presentato da Massimo Moretuzzo e Giulia Massolino di Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, dedicato proprio alla nascita delle città metropolitane in regione.
Statuto regionale e scontro politico aperto
Russo ha inoltre richiamato un precedente passaggio legislativo legato agli anni della soppressione delle Province, ricordando un suo emendamento presentato in Senato. Quel riferimento, sottolinea, compare oggi anche nello Statuto speciale del Friuli Venezia Giulia e riguarda aree e città metropolitane, senza limitare il ragionamento al solo capoluogo giuliano.
Il tema si innesta così in una discussione più ampia sul futuro degli enti locali regionali. Attorno al ddl 86 restano infatti aperte anche altre questioni sollevate dalle opposizioni, dai costi dell'operazione agli aspetti legati al personale, mentre continua il confronto politico sui confini delle attuali Province, con Gorizia confermata nella sua interezza nel testo oggi all'esame.
Per il consigliere del Pd, liquidare il tema delle città metropolitane senza un approfondimento significherebbe rinunciare a una possibile risposta più moderna per diversi territori del Friuli Venezia Giulia. Ed è proprio su questo terreno, tra modello provinciale e aree funzionali, che una parte importante della partita sulla riforma continua a giocarsi.