Electrolux, il Friuli segue la vertenza: il piano da 1.719 tagli viene respinto al tavolo ministeriale
Alla riunione al Mimit opposizione compatta di sindacati e istituzioni. Il confronto ripartirà il 15 giugno, mentre cresce l’allarme per industria e indotto.
La crisi Electrolux esce dai confini dei singoli stabilimenti e diventa un dossier che riguarda da vicino anche il Friuli Venezia Giulia, coinvolto nel confronto nazionale aperto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Al centro c’è il piano presentato dal gruppo, che prevede 1.719 esuberi complessivi in Italia e una forte riduzione della capacità produttiva.
Dal vertice romano è arrivata una bocciatura netta da parte delle organizzazioni sindacali e delle istituzioni presenti. La proposta dell’azienda è stata considerata non sostenibile per il sistema manifatturiero italiano, in un settore, quello dell’elettrodomestico, già esposto a pressioni internazionali e a una competizione sempre più dura.
Una vertenza che tocca anche il Nordest industriale
Al tavolo hanno partecipato rappresentanti del Ministero, delle Regioni interessate, dei Comuni sede dei siti produttivi, oltre a sindacati e Confindustria. Tra i territori coinvolti figura anche il Friuli Venezia Giulia, dentro una partita che interessa più aree strategiche del Paese: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Marche.
La dimensione della vertenza va oltre i numeri comunicati dall’azienda. In gioco c’è infatti l’equilibrio di una filiera ampia, costruita negli anni attorno agli stabilimenti italiani, con effetti che possono ricadere non solo sui dipendenti diretti ma anche sulle imprese collegate.
I numeri presentati da Electrolux
Il progetto illustrato dalla multinazionale parla di 1.719 posizioni in uscita, un dato persino più alto rispetto alle indicazioni circolate in precedenza. Secondo quanto emerso nel confronto, la riduzione inciderebbe in misura pesante sia tra gli operai sia tra gli impiegati.
Nel piano compare anche la cessazione completa dell’attività a Cerreto d’Esi, nelle Marche, insieme a un taglio dei volumi produttivi stimato attorno al 30 per cento. È questo uno degli elementi che ha irrigidito ulteriormente il clima del confronto al Mimit.
Sciopero e presidio nel giorno del confronto
In coincidenza con l’incontro ministeriale è stata organizzata una giornata di mobilitazione in tutti gli impianti del gruppo, con otto ore di sciopero e un presidio davanti al Ministero. Un segnale che ha accompagnato il negoziato e che mostra quanto la tensione sia salita nelle ultime settimane.
Per i sindacati, la discussione non può limitarsi a una gestione degli esuberi. La richiesta è quella di aprire un confronto su investimenti, organizzazione industriale e prospettive produttive, evitando una soluzione basata solo sui tagli.
Il caso Susegana resta uno dei più pesanti
Tra i siti più colpiti c’è quello di Susegana, dove l’azienda ha confermato 310 esuberi tra gli operai. Per il personale di staff, invece, sarebbero stati forniti soltanto dati aggregati, senza il dettaglio stabilimento per stabilimento.
Proprio questa mancanza di una ripartizione precisa, secondo la Fim Cisl Belluno Treviso, rende più difficile misurare fino in fondo l’impatto del piano sui territori e sulle famiglie coinvolte. La preoccupazione, in ogni caso, resta molto alta in tutto il quadrante del Nordest.
Le critiche dei sindacati al piano industriale
Alessio Lovisotto, segretario generale della Fim Cisl Belluno Treviso, ha definito il progetto presentato da Electrolux irricevibile, sostenendo che non offra una prospettiva credibile per gli stabilimenti italiani. Nelle sue parole, senza investimenti e senza volumi adeguati, il rischio è quello di aprire la strada a scenari ancora più gravi.
Sulla stessa linea anche il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, che ha letto l’operazione non come un rilancio ma come uno smantellamento industriale. Il punto contestato è l’assenza di una strategia capace di difendere produzione, ricerca e competenze maturate nel tempo nei siti italiani.
Dal fronte Cisl è intervenuto anche il segretario confederale Giorgio Graziani, che ha richiamato la necessità di politiche industriali italiane ed europee per fronteggiare la concorrenza dei mercati asiatici e proteggere un comparto considerato strategico.
Il prossimo passaggio fissato a metà giugno
Il confronto è stato aggiornato al 15 giugno. L’indicazione emersa dal tavolo è chiara: Electrolux dovrà tornare con una proposta diversa, capace di misurarsi con le obiezioni avanzate da Ministero, Regioni, sindaci e organizzazioni dei lavoratori.
Per il Friuli, che osserva da vicino gli sviluppi della vertenza come parte del sistema produttivo del Nordest, la partita non riguarda soltanto una singola azienda. Riguarda la tenuta dell’industria manifatturiera, dell’indotto e di un equilibrio economico che, in un’area fortemente industrializzata, resta decisivo.