Electrolux, dal Friuli la linea di Rizzetto: aiuti pubblici solo con garanzie su occupazione e fabbriche
Verso il confronto di ottobre, il presidente della commissione Lavoro della Camera chiede un progetto industriale per l’Italia che difenda siti produttivi e addetti.
Il nodo Electrolux resta uno dei dossier industriali più delicati per il Friuli occidentale. In vista del prossimo passaggio previsto in autunno, dal territorio arriva una presa di posizione netta: per Walter Rizzetto serve un programma industriale solido, capace di dare prospettiva agli stabilimenti italiani e di mettere al riparo l’occupazione.
Il presidente della commissione Lavoro della Camera è intervenuto dopo l’audizione del ministro Adolfo Urso davanti alle Commissioni riunite Lavoro e Attività produttive. Nel suo ragionamento, il punto centrale è che la vertenza non può chiudersi con un ridimensionamento della presenza produttiva nel Paese.
Il passaggio decisivo atteso in autunno
Il confronto fissato per ottobre viene considerato un momento chiave. Rizzetto chiede che l’azienda arrivi a quell’appuntamento con una proposta concreta per il rilancio della produzione in Italia, senza scaricare la crisi sui lavoratori e senza scelte che possano indebolire il ruolo industriale del gruppo.
Per il deputato di Fratelli d’Italia, la tutela dei posti di lavoro deve restare la priorità. Da qui la richiesta di escludere esuberi e di puntare invece su una strategia industriale verificabile, che tenga insieme continuità produttiva, investimenti e prospettive per i siti coinvolti.
Le risorse pubbliche e il vincolo sul lavoro
Uno dei passaggi più rilevanti riguarda l’utilizzo dei fondi pubblici. Rizzetto richiama anche le risorse già ottenute, comprese quelle legate a InvestEU, sostenendo che debbano servire a rafforzare la produzione e non ad accompagnare operazioni che riducano il peso dell’azienda in Italia.
Se dovessero essere messi in campo altri incentivi, la condizione indicata è precisa: aiuti subordinati a impegni stringenti sul mantenimento dei livelli occupazionali, sull’aumento del lavoro e sul consolidamento della filiera del bianco. Un tema che in Friuli ha un valore particolare, perché tocca non solo l’impresa principale ma anche l’indotto.
Una crisi che va oltre il costo dell’energia
Nell’analisi di Rizzetto, le difficoltà del comparto non si spiegano soprattutto con la bolletta energetica. Il quadro, osserva, è più ampio e riguarda una fase di sofferenza europea che negli ultimi anni ha già visto fermarsi diverse realtà produttive.
Proprio per questo, secondo il presidente della commissione Lavoro, non basta limitarsi a registrare il contesto negativo. La risposta deve essere industriale e politica insieme, con una linea che non consideri accettabile il taglio dell’occupazione come sbocco ordinario della crisi.
Il fronte europeo tra concorrenza e automazione
Accanto alla partita italiana, Rizzetto richiama anche la dimensione comunitaria. La manifattura europea, nel suo intervento, ha bisogno di strumenti che tengano insieme competitività e difesa del lavoro, soprattutto in una fase in cui l’automazione e le trasformazioni tecnologiche stanno cambiando l’organizzazione della produzione.
Il tema, aggiunge, è governare questi processi evitando che l’innovazione si traduca semplicemente nella sostituzione dei lavoratori, in particolare nei segmenti produttivi di fascia media e bassa. Sul piano commerciale, la richiesta è anche quella di rivedere il protocollo CBAM per riequilibrare la concorrenza con i produttori asiatici.
Per il Friuli, dove il tema industriale resta centrale, la posizione espressa da Rizzetto fissa dunque una linea politica chiara in vista del prossimo tavolo: un progetto credibile per Electrolux in Italia e sostegno pubblico legato a obblighi precisi su fabbriche, addetti e tenuta della filiera.