Dall’Università di Udine ai palcoscenici nazionali: l’“Alcesti” di Elena Fabbro continua il suo viaggio
La docente dell’Università di Udine firma il testo selezionato dall’Inda dopo Siracusa, Pompei e Ostia. In autunno quattro date in Veneto.ur 2026 dopo Siracusa, Pompei e Ostia.
C’è anche la firma di una docente dell’Università di Udine in uno dei percorsi teatrali che porteranno un classico greco in diversi teatri italiani nel 2026. La traduzione dell’Alcesti realizzata da Elena Fabbro è infatti entrata nel progetto dell’Istituto nazionale del dramma antico, già avviato nei grandi spazi archeologici di Siracusa, Pompei e Ostia antica.
Per il Friuli si tratta di un riconoscimento significativo sul piano culturale: al centro di una produzione di rilievo nazionale c’è il lavoro di una studiosa che insegna letteratura greca nel Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’ateneo friulano.
La scelta dell’Inda premia, secondo la motivazione diffusa, una traduzione capace di tenere insieme resa scenica, tensione emotiva e limpidezza espressiva, restituendo al pubblico di oggi la complessità della scrittura euripidea.
Un risultato che parte da Udine
Elena Fabbro è una studiosa del teatro greco, con particolare attenzione alla produzione attica tragica e comica. Accanto all’attività accademica, ha firmato saggi e traduzioni destinate anche alla scena, tra cui quella delle Vespe di Aristofane pubblicata da Rizzoli.
Il valore della notizia, per il territorio friulano, sta proprio nella presenza dell’Università di Udine dentro un circuito culturale ampio, dove la ricerca e la filologia escono dall’ambito specialistico e arrivano al pubblico teatrale.
Le prossime tappe del tour 2026
Dopo l’avvio al Teatro Greco di Siracusa e i successivi appuntamenti a Pompei e al Teatro romano di Ostia antica, lo spettacolo riprenderà il cammino in autunno con nuove date nel Nord Italia.
Il calendario prevede il 17 e 18 settembre 2026 al Teatro Romano di Verona, poi il 26 e 27 settembre al Teatro Olimpico di Vicenza. Le ultime soste sono programmate a novembre, dal 18 al 22 a Treviso e dal 24 al 29 a Padova.
Si tratta di una prosecuzione che conferma la solidità del progetto artistico nato attorno al testo euripideo e alla sua nuova resa in italiano.
Lo spettacolo e il percorso di approfondimento
Nell’allestimento presentato a Siracusa, la regia è stata affidata a Filippo Dini, mentre le musiche portano la firma di Paolo Fresu. La produzione ha aperto la stagione registrando il tutto esaurito anche nelle repliche successive.
Accanto alle rappresentazioni sono previsti anche incontri pubblici e momenti seminariali dedicati alla tragedia, al lavoro di traduzione e al rapporto tra classico e messinscena contemporanea. Un percorso che affianca lo spettacolo e ne amplia la lettura.
Perché l’“Alcesti” continua a parlare al presente
L’opera è considerata la più antica tra le tragedie di Euripide giunte complete fino a noi. Nel suo nucleo più profondo mette in scena il confronto tra vita e morte attraverso la figura di Alcesti, che sceglie di morire al posto del marito.
In questa vicenda, già richiamata da Platone come esempio straordinario di dedizione amorosa, emerge una forza affettiva che sfida il limite estremo dell’esistenza. Nella lettura proposta da Fabbro, questo elemento passa attraverso un linguaggio controllato, accessibile e vicino alla sensibilità contemporanea.
Ma il dramma non si esaurisce nel gesto eroico della protagonista. Alla sua scelta si lega anche il peso morale lasciato ad Admeto, chiamato a convivere con una sopravvivenza segnata dal debito, dalla colpa e dalla responsabilità. È anche per questa ambivalenza che il testo continua a trovare spazio sulla scena di oggi.