Dal ricordo del sisma alla prova sul campo: maxi esercitazione di Protezione civile tra Venzone, Gemona e l’area collinare
Nel Friuli del terremoto 1976 una due giorni coinvolge 400 volontari, con squadre da altre regioni, Austria e Slovenia.
Il Friuli che conserva la memoria del terremoto del 1976 torna a misurarsi con uno scenario di emergenza, questa volta simulato, ma costruito per testare davvero uomini, mezzi e coordinamento. Tra Portis di Venzone, Gemona del Friuli e altri centri dell’area pedemontana sono impegnati circa 400 volontari nel raduno interregionale della Protezione civile del Nord Italia.
L’iniziativa ha un peso particolare per questo territorio, perché si inserisce nelle commemorazioni per i cinquant’anni dal sisma e richiama proprio i luoghi che più di altri hanno segnato la storia della ricostruzione friulana. Accanto ai gruppi regionali partecipano anche delegazioni straniere provenienti da Slovenia e Austria.
Una rete di interventi distribuita su più comuni
Il programma non si concentra in un solo punto, ma si sviluppa tra Venzone, Gemona del Friuli, Osoppo, Artegna, Buja e Majano. La scelta dei diversi teatri operativi serve a mettere alla prova la risposta in un contesto articolato, simile a quello che un evento sismico potrebbe creare su un’area vasta.
Uno dei dati più significativi riguarda la provenienza dei partecipanti: circa la metà dei volontari arriva da fuori Friuli Venezia Giulia. Un elemento che conferma la dimensione interregionale dell’appuntamento e il valore attribuito a questa esercitazione anche oltre i confini regionali.
Dalla ricerca delle persone all’assistenza sanitaria
A Osoppo l’attenzione è rivolta alle operazioni di ricerca e soccorso, con il supporto delle unità cinofile. A Gemona, invece, il lavoro è centrato sull’assistenza sanitaria e sulla gestione della popolazione, due aspetti decisivi quando si affronta un’emergenza complessa.
Un altro segmento della manovra riguarda la protezione del patrimonio culturale, con attività distribuite tra Artegna, Buja e Majano. L’obiettivo è verificare come le diverse componenti del sistema riescano a operare insieme, condividendo procedure, tempi e priorità.
Non solo emergenza: spazio anche a tecnologie e fragilità
La due giorni non è pensata soltanto per testare la risposta più tradizionale a un terremoto. Nel programma trovano posto anche strumenti nuovi e scenari che allargano il campo d’azione della Protezione civile, come la gestione delle disabilità e il recupero dei beni culturali in situazioni critiche.
Si tratta di ambiti sempre più presenti nelle esercitazioni moderne, perché un’emergenza reale richiede capacità operative che vadano oltre il soccorso immediato. Per questo il raduno diventa anche un momento di formazione e confronto tecnico tra volontari, strutture specialistiche e istituzioni.
Nella giornata del 3 ottobre a Portis era presente anche l’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi. Il riferimento, nelle sue parole, è stato al legame diretto tra il sisma del 1976 e la nascita di un modello organizzato di Protezione civile, cresciuto proprio dall’esperienza friulana.
Un appuntamento che guarda al futuro partendo dalla memoria
Al raduno partecipano tutte le organizzazioni della Protezione civile, dal Dipartimento nazionale a numerose Regioni, in un contesto che mette a confronto competenze ed esperienze differenti. La presenza di squadre ospiti da Austria e Slovenia aggiunge inoltre una dimensione internazionale a un’iniziativa fortemente radicata nel territorio friulano.
Per i comuni coinvolti non è soltanto un’esercitazione tecnica. È anche un passaggio simbolico: nei luoghi che hanno conosciuto la ferita del terremoto, il volontariato torna a fare squadra per affinare una risposta che oggi si fonda su organizzazione, specializzazione e collaborazione tra realtà diverse.