A Feletto Umberto una serata su Mario Toros: al Maurensig il film che riporta al cuore del dopo sisma
Sabato 3 ottobre ingresso gratuito al Teatro Paolo Maurensig di Tavagnacco per il docufilm di Massimo Garlatti-Costa dedicato a una figura chiave del Friuli del Novecento.
La memoria del terremoto del 1976 passa anche attraverso le biografie di chi, in quelle ore e negli anni successivi, ebbe un ruolo pubblico decisivo. A Feletto Umberto, sabato 3 ottobre 2026, il Teatro Paolo Maurensig ospiterà la proiezione di “Toros, ministro operaio”, lavoro firmato da Massimo Garlatti-Costa e dedicato a Mario Toros.
L'appuntamento è fissato per le 20.45 in via Mazzini 1/A e sarà a ingresso libero. Per Tavagnacco rappresenta l'ultimo capitolo di un percorso culturale costruito attorno al ricordo del sisma friulano e alle sue conseguenze sociali, civili e istituzionali.
Una chiusura dedicata a un protagonista del Friuli contemporaneo
La serata conclude la rassegna “1976. La forza di resistere – Il terremoto del Friuli nei documentari di Massimo Garlatti-Costa”, organizzata da Belka Media con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Nel corso delle settimane il ciclo ha affrontato il terremoto da angolazioni differenti, dal sostegno arrivato dalle comunità friulane all'estero fino alle immagini dei giorni della distruzione e della prima ripartenza.
La scelta finale cade su una figura che lega insieme dimensione locale e storia nazionale. Toros, infatti, non è ricordato solo come esponente politico e sindacale, ma anche come uno degli uomini che contribuirono a tradurre l'emergenza del 1976 in un percorso di ricostruzione e rilancio.
Il profilo di Mario Toros raccontato nel docufilm
Il film ripercorre una vicenda personale e pubblica nata in ambiente contadino e passata presto attraverso il lavoro in fabbrica, iniziato in giovanissima età. Da lì il cammino di Toros lo portò alla Resistenza, all'impegno nella CISL e poi alle istituzioni, fino agli incarichi parlamentari e di governo.
Nel racconto trovano spazio anche alcuni snodi centrali dell'Italia del dopoguerra. Toros fu presente nella stagione delle grandi vertenze operaie e nel confronto che accompagnò l'approvazione dello Statuto dei Lavoratori, entrando così in una fase cruciale dei rapporti tra mondo del lavoro, sindacati e politica.
Il rapporto con il terremoto del 1976
Uno dei nuclei più forti del documentario riguarda il legame diretto con il Friuli ferito dal sisma. La notte del 6 maggio 1976 Toros era ministro del Lavoro, e nel film viene ricostruito il suo punto di vista su quelle ore e sul lavoro istituzionale che seguì, tra gestione dell'emergenza e avvio della ricostruzione.
Il docufilm mette così a fuoco non solo una figura politica, ma anche un metodo: la ricerca della mediazione, la tenacia nelle trattative, l'attenzione per il rapporto tra istituzioni e territori. Un tratto che la stampa dell'epoca sintetizzò anche con il soprannome “Toros Sedutos”.
Le voci che compongono il racconto
Accanto a un'intervista inedita allo stesso Mario Toros, il film raccoglie contributi di Giorgio Benvenuto, Pier Ferdinando Casini, Claudio Donat-Cattin, Carla Toros, Gianfranco Morgando, Giorgio Aimetti e Giorgio Merlo. Ne esce un percorso che attraversa Udine, Torino e Roma e accompagna quasi mezzo secolo di storia italiana.
Dopo la stagione politica, Toros tornò a investire energie nel legame con la sua terra assumendo la guida dell'Ente Friuli nel Mondo, incarico mantenuto per vent'anni. Un passaggio che rafforza ulteriormente il senso della proiezione proposta a Feletto Umberto, dove la memoria del terremoto viene riletta attraverso il contributo di uno dei suoi protagonisti istituzionali più significativi.
L'assessore alla Cultura della giunta Cucci, Ornella Comuzzo, ha spiegato che la scelta di chiudere la rassegna con questo titolo nasce dalla volontà di riconoscere il peso avuto dal concittadino Mario Toros nel trasformare una tragedia collettiva in una prospettiva di rinascita e sviluppo per il Friuli.