Da Udine alle librerie italiane, il nuovo reportage di Daniel Schulz parte dal Friuli
Bottega Errante Edizioni pubblica il 16 settembre “Io non sento più le sirene”, libro sull’Ucraina vissuta lontano dalla narrazione del fronte.
Una casa editrice friulana porta in libreria un nuovo sguardo sull’Ucraina attraversata dalla guerra. Il 16 settembre 2026 Bottega Errante Edizioni, realtà con sede a Udine, pubblicherà “Io non sento più le sirene. Ucraina: vita quotidiana e stato di emergenza”, firmato dal giornalista tedesco Daniel Schulz e tradotto in italiano da Federico Scarpin.
Per il pubblico del Friuli il volume ha anche un rilievo territoriale preciso: l’uscita nasce infatti nel catalogo di un editore udinese e sarà accompagnata da una presentazione in anteprima a Pordenonelegge 2026, intrecciando così due riferimenti culturali fortemente riconoscibili per la regione.
Il libro segna inoltre il rientro di Schulz nel percorso editoriale italiano di Bottega Errante dopo “Eravamo come fratelli”, uscito nel 2024.
Un racconto dell’Ucraina che guarda alla vita civile
Nel nuovo lavoro l’autore non concentra il racconto sulle operazioni militari. La scelta è un’altra: osservare che cosa accade nei centri abitati, nelle reti di volontariato, nelle associazioni, tra cittadini e comunità che continuano a vivere mentre il conflitto modifica abitudini, legami e priorità.
Schulz mette insieme reportage costruiti attorno alla dimensione quotidiana dell’emergenza. Ne emerge un’Ucraina fatta di decisioni difficili, perdite, spostamenti forzati, ma anche di resistenza civile e relazioni umane che cercano di restare in piedi dentro un quadro instabile.
Da un episodio del 2015 nasce l’impianto del libro
L’origine di questo progetto risale a un viaggio compiuto nel 2015 a Mykolajiwka, nell’est del Paese. Lì il giornalista era arrivato per raccontare un gruppo di studenti impegnato in uno spettacolo teatrale dedicato ai giorni in cui la loro città era finita al centro degli scontri.
Da quell’osservazione concreta, circoscritta, Schulz ha maturato l’idea che gli effetti più profondi della guerra si colgano soprattutto nelle esistenze ordinarie: nei vuoti lasciati dalle partenze, nel peso della morte, nelle scelte civili che diventano improvvisamente estreme e nella necessità di non perdere il contatto con gli altri.
Il punto di vista del reporter
Alla base del volume c’è anche una riflessione sul modo in cui la guerra viene raccontata nello spazio pubblico. Secondo l’autore, è proprio lontano dalla linea del combattimento che si possono fermare i fatti, porre domande con più tempo e capire come la violenza entri nella normalità fino a deformarla.
In questa impostazione il reportage diventa uno strumento per contrastare l’assuefazione al linguaggio bellico. Schulz rivendica infatti un’attenzione ostinata per le persone e per i dettagli delle loro giornate, considerati il luogo più sincero da cui leggere il conflitto.
I dati dell’uscita e il profilo dell’autore
Daniel Schulz, nato a Potsdam nel 1979 e cresciuto nel Brandeburgo della ex DDR, guida oggi l’area reportage e giornalismo investigativo del quotidiano tedesco “Die Tageszeitung”. Nel suo lavoro segue soprattutto l’Europa orientale, l’estremismo di destra e le questioni legate alla Germania dell’Est. Nel corso della carriera ha ottenuto premi come il Deutscher Reporterpreis e il Theodor-Wolff-Preis.
L’edizione italiana uscirà nella collana Radar / 15. Il volume conta 320 pagine, ha formato 14x21 e ISBN 9791255671466. La traduzione è firmata da Federico Scarpin, mentre l’editore, Bottega Errante Edizioni, opera da Udine in via Pradamano 72.
L’appuntamento a Pordenonelegge farà da lancio a un libro che, partendo da una prospettiva europea, trova in Friuli anche una sua precisa cornice editoriale. Per il territorio è un’uscita che unisce l’iniziativa di una casa editrice udinese e la vetrina di uno dei festival letterari più seguiti della regione.