Da Udine a Rimini, l’esperienza ALA entra nel confronto nazionale su disabilità e autonomia
L’Università di Udine porta a ExpoAid 2026 una delegazione di 23 persone per raccontare il percorso avviato in Friuli tra formazione post-diploma e lavoro.
Il progetto nato a Udine per accompagnare i giovani con disabilità oltre il diploma arriva a ExpoAid 2026, la manifestazione nazionale dedicata a inclusione, Terzo settore e politiche per la disabilità in corso a Rimini fino al 27 giugno. A rappresentarlo c’è una delegazione di 23 persone legate all’Università di Udine.
Nel gruppo ci sono studentesse e studenti dell’Accademia delle Libere Abilità, educatori, docenti e familiari. L’obiettivo è portare all’attenzione del confronto nazionale un’esperienza costruita in Friuli e centrata sull’accesso alla formazione universitaria e sulle prospettive di inserimento professionale.
Un modello friulano presentato a ExpoAid
La partecipazione dell’ateneo udinese nasce da un invito della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, arrivato il 21 gennaio durante la presentazione nazionale del progetto ALA. A Rimini la delegazione prende parte a panel e tavoli di lavoro con istituzioni, associazioni e operatori del settore.
Per l’università friulana non si tratta soltanto di una presenza simbolica. Il percorso viene infatti proposto come esperienza già avviata e strutturata, maturata dentro il territorio e sviluppata nel rapporto tra ateneo, famiglie, figure educative e realtà locali.
Perché il tema pesa anche in vista del 2027
L’appuntamento romagnolo si colloca in un momento importante per il sistema italiano. Dal 1 gennaio 2027 entrerà infatti in vigore la riforma sulla disabilità prevista dal Decreto Legislativo 62/2024, con un’impostazione che punta a superare una lettura esclusivamente sanitaria o assistenziale.
Il riferimento diventa il modello bio-psico-sociale dell’Organizzazione mondiale della sanità. In questa prospettiva conta il rapporto tra persona e contesto di vita, comprese le barriere presenti o gli strumenti che possono favorire partecipazione, autonomia e diritti.
È dentro questo quadro che l’esperienza avviata a Udine assume un rilievo particolare, perché mette al centro il progetto di vita individuale e il passaggio concreto dalla scuola a percorsi formativi più avanzati.
Che cosa propone l’Accademia delle Libere Abilità
ALA, acronimo di Accademia delle Libere Abilità, è stata pensata per i giovani adulti con disabilità che terminano il percorso scolastico e cercano nuove opportunità di crescita. L’idea di fondo è che anche dopo il diploma debba esistere un accesso reale a esperienze universitarie e di alta formazione.
Il modello sviluppato dall’Università di Udine punta a costruire una rete attorno agli studenti, con strumenti didattici accessibili, ambienti flessibili e una collaborazione costante con il territorio. Tra gli sbocchi indicati c’è anche l’inserimento lavorativo, con attenzione alle industrie culturali e creative.
Secondo quanto riferito dall’ateneo, il percorso messo a punto in Friuli può offrire spunti utili anche oltre i confini regionali, sia per l’organizzazione delle attività sia per il legame tra formazione e futuro professionale.
Le valutazioni dell’ateneo udinese
Il rettore Angelo Montanari ha definito ALA un progetto su cui l’università ha investito fin dall’inizio, collegandolo alla responsabilità sociale e civile dell’ateneo verso la comunità. Per Montanari, l’invito ricevuto rappresenta un riconoscimento del lavoro sviluppato e della sua qualità, anche in vista del nuovo assetto normativo che entrerà in vigore nel 2027.
Antonina Dattolo, delegata del rettore al Public Engagement e referente del progetto, ha sottolineato che l’esperienza udinese mette insieme accessibilità dei linguaggi, flessibilità dei contesti formativi, rapporto con le famiglie e collaborazione con il territorio. Ha inoltre ricordato la sinergia con Fondazione Radio Magica ETS come parte del percorso costruito.
Fino alla chiusura di ExpoAid, la delegazione friulana continuerà a partecipare agli incontri in programma a Rimini, portando nel dibattito nazionale un’esperienza nata a Udine e costruita attorno a inclusione, formazione e prospettive di autonomia.