Da Trieste a Matera, l’Università Popolare nel progetto Thalassa con le comunità italiane dell’Adriatico
Dal 2 al 5 settembre 2026 una delegazione legata a Trieste parteciperà a eventi culturali e a un convegno internazionale dedicato al Mediterraneo e agli Argonauti.
Nel percorso che a settembre unirà Matera alle comunità italiane dell’altra sponda adriatica, il Friuli Venezia Giulia avrà un punto di riferimento preciso: l’Università Popolare di Trieste. L’ente sarà infatti tra i protagonisti della tappa 2026 di Thalassa – Ponte Sociale Culturale, iniziativa che riunirà in Basilicata 45 rappresentanti delle Comunità Autoctone Italiane di Croazia, Serbia e Montenegro.
Per il territorio regionale si tratta di una presenza significativa, perché il progetto rafforza il legame storico e culturale tra Trieste e l’Adriatico orientale, mettendo al centro una rete di relazioni che coinvolge istituzioni, associazioni e realtà accademiche.
Accanto alle delegazioni delle comunità italiane sarà presente anche una rappresentanza del Comune di Ancona, città candidata a Capitale italiana della Cultura 2028. L’appuntamento è fissato dal 2 al 5 settembre 2026 e si svilupperà tra momenti espositivi, incontri pubblici e approfondimenti di carattere scientifico.
Il ruolo del Friuli Venezia Giulia nel collegamento con l’altra sponda
La partecipazione triestina si inserisce in un impianto più ampio costruito con Università degli Studi della Basilicata, Lega Navale di Matera e Unione Italiana-Fiume. L’iniziativa rientra nelle attività previste dalla Legge 73/2001 del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Nel gruppo che seguirà l’iniziativa ci saranno anche il ministro plenipotenziario Daniele Rampazzo, coordinatore del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per le minoranze e gli esuli e componente del consiglio di amministrazione dell’Università Popolare di Trieste, il presidente dell’ente Edvino Jerian e il segretario generale Fabrizio Somma.
Il significato della presenza triestina sta soprattutto nella funzione di raccordo con le comunità italiane storicamente presenti oltreconfine. In questa cornice, il mare viene letto non come separazione ma come spazio comune, capace di tenere insieme memorie, percorsi culturali e nuove forme di cooperazione.
Quattro giorni tra mostre, incontri e itinerari culturali
Il programma prenderà avvio mercoledì 2 settembre con l’arrivo delle delegazioni. In serata è previsto il finissage della mostra “Solchi Acquei – Sulle tracce degli Argonauti” del maestro Gianni Maran, primo passaggio del calendario culturale.
La giornata di giovedì 3 settembre sarà dedicata alla scoperta di Matera, con visite ai Sassi e alle chiese rupestri. Nel pomeriggio, alle 17.30, nella sede della Lega Navale Italiana – Sezione Matera Magna Grecia, in via Fiorentini 107, verrà aperta la mostra fotografica “Italia Amore Mio” di Gianfranco Jannuzzo.
Alle 19, all’Hotel San Domenico al Piano, è in agenda anche un incontro con l’artista sul rapporto tra arte, Mediterraneo e identità italiana, occasione nella quale sarà presentato pure il suo libro.
Il convegno sugli Argonauti come asse del progetto
Il momento più rilevante sotto il profilo culturale e istituzionale è previsto per venerdì 4 settembre. All’Università degli Studi della Basilicata si terrà infatti il convegno internazionale dal titolo “Gli Argonauti: mito, rotte e memoria del Mediterraneo. Dal Vello d’Oro alle isole Absirtidi: viaggio, fonti antiche e attualità di un mito fondativo”.
Il richiamo agli Argonauti non è un elemento ornamentale, ma il filo che tiene insieme l’intero progetto Thalassa. L’idea è usare il mito come chiave per rileggere i rapporti tra le due sponde dell’Adriatico, i luoghi della memoria e la presenza delle comunità italiane fuori dai confini nazionali.
Per Prima Friuli, la notizia assume rilievo proprio per questa centralità di Trieste in una rete che guarda al Mediterraneo partendo dal Nordest. La partecipazione dell’Università Popolare conferma il ruolo del capoluogo giuliano come snodo culturale nei rapporti con l’Adriatico orientale e nelle iniziative che intrecciano memoria, minoranze e cooperazione internazionale.